Hoc est discendi tempus (4), questo è il tempo dell’apprendimento. Ma ogni tipo di studio ha il suo tempo. turpis et ridicula res est elementarius senex (4) è vergognosa e ridicola cosa per un vecchio studiare l’alfabeto.
In effetti nello studio bisogna scegliere e dosare bene i tempi, gli argomenti, ogni cosa. Non si può essere tuttologi e non è bene sapere molte cose e saperle tutte male.
Mors nullum habet incommodum (9), la morte non reca alcun danno.
Magari è il danno estremo, finale che pone termine a tutti gli altri.
Docebo omnia quae videntur perire, mutari (11), dimostrerò che tutte le cose che sembrano andare perdute, cambiano.
Già durante la vita in effetti abbiamo assistito a tanti mutamenti fuori e dentro di noi. Abbiamo cambiato compagnie, case, lavori, abitudini, amanti. Mutanda omnia.
Non è escluso che il perire sia un perdersi per ritrovarci da un’altra parte.
Tutto cambia, nulla sparisce: aestas abiit, sed alter illam annus addūcet, l’estate se n’è andata ma un altro anno la ricondurrà.
Così è per l’inverno del nostro scontento: sta già passando.
Solem nox obruit, la notte copre il sole, sed ipsam statim dies abĭget, ma tosto il giorno la porterà via.
Denique finem faciam, finirò la lettera-, si hoc unum adiecero, se avrò aggiunto questo solo pensiero: nec infantes, nec pueros, nec mente lapsos timere mortem né i bambini né i ragazzi né i mentecatti temono la morte, et esse turpissimum si eam securitatem nobis ratio non praestat ad quam stultitia perducit. Vale e allora è turpissimo se la ragione non ci procura quella mancanza di turbamento alla quale conduce la debolezza mentale (12).
Io credo che la morte arriva quando non ci interessa più niente e non abbiamo più niente da dare. Questa è una consolazione rispetto alla morte, solo una delle tante
Bologna 2 febbraio 2026 ore 19, 41 giovanni ghiselli
p. s.
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