giovedì 20 novembre 2025

Tolstoj Sonata a Kreutzer del 1889.


 

L’amore è la preferenza di una persona in confronto a tutte le altre. Spesso esageriamo le differenze facendo il confronto.

Quanto può durare? E’ difficile che duri sempre, come una candela non può dare luce in eterno.

Chi mi legge sa che i tre più belli tra i miei sono durati un mese ciascuno. Altri sono stati anche meno lunghi e non hanno fatto in tempo a diventare belli. Quelli che hanno superato un mese sono finiti nel dolore e nella noia.

 Alcune persone ne parlano durante un viaggio in treno. Una signora ribatte al pessimismo amoroso dicendo che non c’è solo l’amore fatto di contatti epidermici ma c’è pure la comunione di due anime gemelle. Secondo un altro viaggiatore succede che se c’è solo l’unione carnale dopo un paio di mesi la vita diventa un inferno: sbornie, botte, colpi di rivoltella.

Quindi prende la parola Pozdnyšev che ha ammazzato la moglie ed è stato assolto. Vuole raccontare la sua vicenda perché tacere sarebbe più penoso. 

Cfr. Eschilo,  Prometeo incatenato: "doloroso è per me raccontare queste cose-algeina, me;n moi kai; levgein ejsti;n tavde  ,/ma doloroso è anche tacere a[lgo~ de; siga`n, e dappertutto sono le sventure "(vv. 197-198). Due versi questi, usati come epigrafe da Giuseppe Berto per il suo Il male oscuro (1964) che racconta la terapia di una nevrosi: “Il racconto è dolore, ma anche il silenzio è dolore”. Il racconto infatti è doloroso e pure terapeutico.

 

Così Enea racconta a Didone la distruzione di Troia: “Infandum, regina, iubes renovare dolorem…Sed si tantus amor casus cognoscere nostros/et breviter Troiae supremum audire laborem,/quamquam animus meminisse horret luctuque refugit,/incipiam” (Virgilio, Eneide, II, 3, 10-13), regina, mi ordini, di rinnovare un dolore indicibile (…) ma se tanto grande è il desiderio di conoscere la nostra caduta e di udire in breve l’estrema agonia di Troia, sebbene l’animo rabbrividisca a ricordare e rifugga dal pianto, comincerò.

 

Nella Tebaide di Stazio (45-96 d. C.) Ipsipile inizia la sua storia dolorosa affermando che raccontare le proprie pene è una consolazione per gli infelici:"dulce loqui miseris veteresque reducere questus" (V, 48), è dolce parlare per gli infelici e rievocare le pene antiche.

 

Torniamo all’uxoricida di Tolstoj.

La depravazione avviene quando si eliminano i rapporti morali nei confronti di una donna dalla quale abbiamo tratto piacere.

Soltanto dopo avere sofferto tanto quanto ho sofferto io si può comprendere.

 

Di nuovo Eschilo: tw`/ pavqei mavqo~ ( Agamennone, 177)

In fondo tanto Eschilo quanto Tolstoj sono pii e profeti della Giustizia.

 

Da giovani si sbaglia per mancanza di esperienza.

Bellezza e bontà non sono sempre congiunte insieme come nella parola greca kalokajgaqiva.  Ma noi ci illudiamo credendolo.

 

Sentiamo altre parole dell’uxoricida sulla potenza, spesso fuorviante, della bellezza:

“E' cosa davvero sorprendente con quanta facilità siamo indotti a illuderci che bellezza e bontà siano insieme congiunte. Quando una bella donna dice delle sciocchezze, stai a sentirla volentieri, e per quante papere ella dica, ti sembra intelligente. Se si comporta e parla come una villana, ti appare avvenente e gentile. Quando poi ella non dice né sciocchezze né cose disdicevoli, ed è anche graziosa, allora credi sul serio ch'ella sia un miracolo d'intelligenza e moralità"[1].

 E più avanti:"l'amore più eletto e più poetico, come noi diciamo, non dipende per nulla dalle doti dello spirito, ma dalla fisica attrazione, da una pettinatura invece di un'altra, dal colore, dal taglio d'un abito (…) soltanto il corpo noi desideriamo, siamo pronti a perdonare ogni bruttura[2], ma non già la scelta d'un abito senza garbo né grazia, ma non già un tono di colore che strida. La civetta ha di tutto ciò perfetta conoscenza, ma anche l'innocente fanciulla lo sa per istinto, come gli animali. Ed ecco il motivo di quei maledetti jersey, di quegli abiti attillati, scollacciati, di quelle braccia nude, di quei seni mostrati. Le donne, specie quelle donne che hanno già esperienza di uomini, sanno bene che conversare su alti argomenti approda a ben poco, all'uomo non preme altro che il corpo, quanto può farlo risaltare, sia pure con mezzi artificiosi, e a ciò si adoperano le donne." (p. 325).

 

Sentiamo anche la Màslova di resurrezione:

La donna attraente ha per dote una potenza che non la abbandona del tutto nemmeno nelle situazioni più miserevoli, almeno finchè le rimane la bellezza:"Anche la Màslova si era formata questa opinione nella sua vita e sul suo posto nel mondo. Era una prostituta, condannata alla galera, e ciò nonostante si era creata una concezione della vita per cui poteva approvare se stessa  e perfino vantarsi della sua condizione davanti alla gente. Ecco in che consisteva questa concezione: l'interesse principale di tutti gli uomini, di tutti senza eccezione, -vecchi, giovani, ginnasiali, generali, colti, ignoranti,-sta nei rapporti sessuali con le donne attraenti, e perciò tutti gli uomini, pur fingendo di occuparsi di altre cose, in fondo desiderano questa sola. Essa, che era una donna attraente, poteva soddisfare o non soddisfare codesto loro desiderio, ed era quindi una persona importante e necessaria. Tutta la sua vita precedente e attuale le confermava la giustezza di tale opinione"[3].

 

Sono parole di realismo erotico real eroticism

Torniamo a Pozdnyšev

“Le prostitute e le signore del gran mondo sono simili: le une e le altre mostrano le spalle nude e mettono in rilievo il seno e pure il fondoschiena se sono callipigie. Le une e le altre vanno pazze per i gioielli.

Tutta l’agghindatura di lei mi trasse nella rete.

Ricordo

 

 l’ Agamennone di Eschilo: una rete (a[rku~) è la compagna di letto, la complice dell'assassinio"  (1116-1117)

I giovani innamorati fanno presto a diventare teneri, come i cetrioli nel vapore.

Contribuisce anche l’inattività

Cfr. Ovidio:

“otia si tollas, periere Cupidinis arcus,

contemptaeque iacent et sine  luce faces" (Remedia smoris, 139-140), se togli di mezzo il tempo libero, si rompono gli archi di Cupido, e le sue fiaccole rimangono a terra disprezzate e senza luce.

Invece dell'otium dunque viene consigliato un qualsiasi negotium[4] che tolga a Eros il terreno fertile della  desidia  lo stare seduto senza fare niente

Anche il cibo abbondante e pruriginoso contribuisce all’infiammazione erotica

 

Nell'Ars amatoria  che condivide l'impianto didascalico dei Remedia amoris, ma vuole insegnare il contrario, Ovidio consiglia alcuni afrodisiaci a chi non deve risparmiare i lombi:"bulbus et, ex horto quae venit herba salax/ovaque sumantur, sumantur Hymettia mella/quasque tulit folio pinus acuta nuces" ( II, 422-424), si prenda la cipolla, e la rucola eccitante che viene dall'orto, le uova e si prenda il miele dell'Imetto e i pinoli che produce il pino dalle foglie aghiformi.

 

Dunque il presunto amore dell’uxoricida era stato provocato dalla sarta, dalla vita oziosa che menava, dal cibo e dall’astuzia della madre della fidanzata. Tutte le madri  spingono le figlie alla caccia del fidanzato.

Come gli Ebrei, costretti a fare i mercanti dominano con il denaro, le donne, ridotte a strumento del nostro piacere, ci sottomettono con la sensualità. Intanto sono loro che scelgono anche se formalmente e apparentemente lo fanno gli uomini. Le donne ce la mettono tutta per eccitare i nostri sensi. La passione carnale è male. Finito lo slancio dei sensi venne fuori la realtà dei nostri rapporti che sono spesso fatti di egoismo. Arrivammo all’odio reciproco. L’inimicizia di fondo provocava la discordia continua. Poi intervenne la gelosia nei confronti di un musicista con il quale suonava la moglie il violino la Sonata a Kreutzer di Bethoven appunto (per violino 1803)

La musica provoca la gran parte degli adultèri nella nostra società

Cfr. I Buddenbrook di T. Mann.

Segue un poscritto.

Bologna 20 novembre 2025 ore 13, 20 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] La sonata a Kreutzer in Tolstoj Romanzi brevi, p. 323.

[2] Immagino di tipo morale

[3] L. Tolstoj, Resurrezione, p. 149. Del 1899.

[4] Composto dalla negazione nec + otium .


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