L’amore è la preferenza di
una persona in confronto a tutte le altre. Spesso esageriamo le differenze
facendo il confronto.
Quanto può durare? E’
difficile che duri sempre, come una candela non può dare luce in eterno.
Chi mi legge sa che i tre
più belli tra i miei sono durati un mese ciascuno. Altri sono stati anche meno
lunghi e non hanno fatto in tempo a diventare belli. Quelli che hanno superato
un mese sono finiti nel dolore e nella noia.
Alcune persone ne parlano durante un viaggio
in treno. Una signora ribatte al pessimismo amoroso dicendo che non c’è solo
l’amore fatto di contatti epidermici ma c’è pure la comunione di due anime
gemelle. Secondo un altro viaggiatore succede che se c’è solo l’unione carnale
dopo un paio di mesi la vita diventa un inferno: sbornie, botte, colpi di
rivoltella.
Quindi prende la parola Pozdnyšev
che ha ammazzato la moglie ed è stato assolto. Vuole raccontare la sua vicenda
perché tacere sarebbe più penoso.
Cfr. Eschilo, Prometeo
incatenato: "doloroso è per
me raccontare queste cose-algeina, me;n moi kai; levgein
ejsti;n tavde ,/ma doloroso è anche tacere
a[lgo~ de; siga`n, e dappertutto sono le sventure "(vv.
197-198). Due versi questi, usati come epigrafe da Giuseppe Berto per il suo Il male oscuro (1964) che racconta la
terapia di una nevrosi: “Il racconto è dolore, ma anche il silenzio è dolore”.
Il racconto infatti è doloroso e pure terapeutico.
Così Enea racconta a Didone la distruzione di Troia: “Infandum, regina, iubes renovare dolorem…Sed
si tantus amor casus cognoscere nostros/et breviter Troiae supremum audire
laborem,/quamquam animus meminisse horret luctuque refugit,/incipiam” (Virgilio,
Eneide, II, 3, 10-13), regina, mi
ordini, di rinnovare un dolore indicibile (…) ma se tanto grande è il desiderio
di conoscere la nostra caduta e di udire in breve l’estrema agonia di Troia,
sebbene l’animo rabbrividisca a ricordare e rifugga dal pianto, comincerò.
Nella Tebaide di Stazio (45-96 d. C.) Ipsipile inizia la sua storia dolorosa
affermando che raccontare le proprie pene è una consolazione per gli infelici:"dulce
loqui miseris veteresque reducere questus" (V, 48), è dolce parlare
per gli infelici e rievocare le pene antiche.
Torniamo all’uxoricida di
Tolstoj.
La depravazione avviene
quando si eliminano i rapporti morali nei confronti di una donna dalla quale
abbiamo tratto piacere.
Soltanto dopo avere sofferto
tanto quanto ho sofferto io si può comprendere.
Di nuovo Eschilo: tw`/ pavqei mavqo~ ( Agamennone,
177)
In fondo tanto Eschilo quanto
Tolstoj sono pii e profeti della Giustizia.
Da giovani si sbaglia per
mancanza di esperienza.
Bellezza e bontà non sono
sempre congiunte insieme come nella parola greca kalokajgaqiva. Ma noi ci illudiamo credendolo.
Sentiamo
altre parole dell’uxoricida sulla
potenza, spesso fuorviante, della bellezza:
“E'
cosa davvero sorprendente con quanta facilità siamo indotti a illuderci che
bellezza e bontà siano insieme congiunte. Quando una bella donna dice delle
sciocchezze, stai a sentirla volentieri, e per quante papere ella dica, ti
sembra intelligente. Se si comporta e parla come una villana, ti appare
avvenente e gentile. Quando poi ella non dice né sciocchezze né cose
disdicevoli, ed è anche graziosa, allora credi sul serio ch'ella sia un
miracolo d'intelligenza e moralità"[1].
E più avanti:"l'amore più eletto e più
poetico, come noi diciamo, non dipende per nulla dalle doti dello spirito, ma
dalla fisica attrazione, da una pettinatura invece di un'altra, dal colore, dal
taglio d'un abito (…) soltanto il corpo noi desideriamo, siamo pronti a
perdonare ogni bruttura[2], ma non già la scelta d'un abito senza garbo né
grazia, ma non già un tono di colore che strida. La civetta ha di tutto ciò
perfetta conoscenza, ma anche l'innocente fanciulla lo sa per istinto, come gli
animali. Ed ecco il motivo di quei maledetti jersey, di quegli abiti attillati,
scollacciati, di quelle braccia nude, di quei seni mostrati. Le donne, specie
quelle donne che hanno già esperienza di uomini, sanno bene che conversare su
alti argomenti approda a ben poco, all'uomo non preme altro che il corpo,
quanto può farlo risaltare, sia pure con mezzi artificiosi, e a ciò si
adoperano le donne." (p. 325).
Sentiamo
anche
La
donna attraente ha per dote una potenza che non la abbandona del tutto nemmeno
nelle situazioni più miserevoli, almeno finchè le rimane la
bellezza:"Anche
Sono
parole di realismo erotico real eroticism
Torniamo
a Pozdnyšev
“Le
prostitute e le signore del gran mondo sono simili: le une e le altre mostrano
le spalle nude e mettono in rilievo il seno e pure il fondoschiena se sono
callipigie. Le une e le altre vanno pazze per i gioielli.
Tutta
l’agghindatura di lei mi trasse nella rete.
Ricordo
l’
Agamennone di Eschilo: una rete (a[rku~) è la compagna di letto, la complice dell'assassinio" (1116-1117)
I giovani innamorati fanno presto a diventare teneri, come
i cetrioli nel vapore.
Contribuisce anche l’inattività
Cfr.
Ovidio:
“otia si tollas, periere Cupidinis arcus,
contemptaeque iacent et sine luce faces" (Remedia
smoris, 139-140), se togli di mezzo il tempo libero, si rompono gli archi
di Cupido, e le sue fiaccole rimangono a terra disprezzate e senza luce.
Invece dell'otium dunque viene consigliato un
qualsiasi negotium[4] che tolga a Eros il terreno
fertile della desidia lo stare seduto
senza fare niente
Anche il cibo
abbondante e pruriginoso contribuisce all’infiammazione erotica
Nell'Ars amatoria che condivide l'impianto didascalico dei Remedia amoris, ma vuole insegnare il contrario, Ovidio consiglia alcuni
afrodisiaci a chi non deve risparmiare i lombi:"bulbus et, ex horto quae venit herba salax/ovaque sumantur, sumantur
Hymettia mella/quasque tulit folio pinus acuta nuces" ( II, 422-424),
si prenda la cipolla, e la rucola eccitante che viene dall'orto, le uova e si
prenda il miele dell'Imetto e i pinoli che produce il pino dalle foglie
aghiformi.
Dunque il
presunto amore dell’uxoricida era stato provocato dalla sarta, dalla vita
oziosa che menava, dal cibo e dall’astuzia della madre della fidanzata. Tutte le
madri spingono le figlie alla caccia del
fidanzato.
Come gli Ebrei,
costretti a fare i mercanti dominano con il denaro, le donne, ridotte a
strumento del nostro piacere, ci sottomettono con la sensualità. Intanto sono
loro che scelgono anche se formalmente e apparentemente lo fanno gli uomini. Le
donne ce la mettono tutta per eccitare i nostri sensi. La passione carnale è
male. Finito lo slancio dei sensi venne fuori la realtà dei nostri rapporti che
sono spesso fatti di egoismo. Arrivammo all’odio reciproco. L’inimicizia di
fondo provocava la discordia continua. Poi intervenne la gelosia nei confronti
di un musicista con il quale suonava la moglie il violino
La musica
provoca la gran parte degli adultèri nella nostra società
Cfr. I Buddenbrook
di T. Mann.
Segue un poscritto.
Bologna 20 novembre
2025 ore 13, 20 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] La sonata a Kreutzer in Tolstoj Romanzi brevi,
p. 323.
[2] Immagino di tipo morale
[3] L. Tolstoj, Resurrezione, p. 149. Del 1899.
[4] Composto dalla negazione nec + otium
.
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