giovedì 8 gennaio 2026

Tempo ciclico e tempo lineare.


Cosa buona è tornare più volte nei medesimi luoghi, rifare le stesse esperienze cogliendone ogni volta significati nuovi. Vivere in un tempo circolare piuttosto che lineare. Per quale ragione? Perché la ciclicità sacralizza, ritualizza e riattualizza i fatti ripetuti ogni volta a livello più consapevole e più alto. Si fanno dei confronti tra il prima e il poi. Si capiscono gli errori e non si ripetono. Senza tirare via come succede nel tempo lineare. Tirare via significa al contrario ripetere sempre i medesimi errori cambiando ogni volta l’esperienza in maniera consumistica. Non possiamo funzionare bene dappertutto

Bologna 8 gennaio 2026 ore 14, 20 giovanni ghiselli

p. s.

Statistiche del blog

All time1900759

Today523

Yesterday936

This month4875

Last month19699


Ifigenia CXC. “in sul paese ch’Adige e Po riga…


 

Mia sorella mi domandò subito come andasse la nostra commedia ambientata nella scuola.

“L’abbiamo finita e la rappresenteremo presto”, rispose.

“Ci sarebbe una piccola parte anche per me?”, domandò Margherita probabilmente scherzando.

Ma la sgarbata che avevo portato con me  non era in fase ludica e mosse l’indice della mano destra per segnalare un “NO!” evidentissimo.

“In sul paese ch’Adige e Po riga

Solea valore e cortesia trovarsi” dissi, poi mormorai

“prima che costei mi desse briga”.

Ero schifato.

Quindi mi rivolsi a mia sorella: “mi sentirei onorato vedendoti interpretare un lavoro mio”.

Finalmente ci mettemmo a tavola. Ifigenia si comportò da nemica giurata e triviale per tutto il tempo: non faceva domande, e a chi gliene poneva rispondeva a monosillabi o addirittura con degli sgarbi. Questo non le bastava: ogni tanto accostava la sua bocca al mio orecchio che la aborriva e diceva: “Andiamo via, non ce la faccio più”. Mi impediva di ascoltare quanto dicevano gli altri e di prendere parte alla conversazione. A un certo punto mi chiese di accompagnarla fuori perché in mezzo a tale masnada non poteva resistere. La assecondai, sebbene fossi pieno di odio e  rigurgitassi ribrezzo. Non rispettava nessuno, me per primo.

Quando fummo sulla strada ghiacciata mi aggredì con la pretesa che la portassi via da quel posto infernale, immediatamente, senza salutare nessuno. Metteva alla prova il proprio potere su di me disgraziato.

“Dove vorresti che ti portassi?”

“A Milano, in una discoteca, comunque in luogo pubblico lontano da  questi quattro gatti senza razza”.

Alzai gli occhi al cielo stellato chiedendo a Dio, chiunque egli fosse, di darmi la forza di non fare una scenata, quindi le risposi con calma che poteva andarsene via da sola se voleva: nessuno avrebbe sentito la sua mancanza. Un locale aperto  l’avrebbe trovato anche lì a Bratto, magari pure una compagnia confacente ai suoi gusti da vera aristocrate quale era. Io sarei tornato da mia sorella e i suoi amici.

“Da quei borghesi insopportabili?” Osò ribattere.

“A me non hanno fatto del male. Tu, onestissima signora, vai pure a cercare dove vuoi i gentiluomini e gli artisti della tua levatura”, conclusi.

Poi le girai le spalle e mi avviai verso la casa illuminata.

“Spero che se ne vada davvero-pensavo- e che si innamori di una canaglia della sua risma, magari un giapponese in cerca di una moglie italiana, in modo che finisca dall’altra parte del mondo e da non vederla mai più”.

Ma quella, in seguito alla mia reazione aveva capito che doveva recitare tutt’altra commedia, perciò mi rivolse uno sguardo ammansito e disse: “io ti amo tanto, sai?”. Poi si diede a seguirmi  docile e pedissequa mentre rientravo nella casa che aveva tanto villanamente deprecato.

 

p. s.

 

Imprese davvero olimpiche

 

Nel gioco del tennis ero pessimo ma ultimamente sto guardando qualche partita, soprattutto se gioca Jasmine Paolini.

Come tale ragazza di razza, anche io mi sento in dovere di dare spettacolo a chi mi ascolta e mi legge. Un ottimo spettacolo di impegno, di scelta delle parole, di conoscenza della vita e della letteratura.

Da ragazzo, fin da bambino, era molto bravo in bicicletta. Battevo i coetanei e i ventenni in salita e a cronometro. Da adulto vincevo anche nella corsa.

 Nel campo sportivo dell’Università di Debrecen, nel 1980 a 36 anni, vinsi una gara di 1500 metri contro degli studenti ventenni.

L’ho già raccontato (capitolo CXXII)

A 42 anni raggiunsi il mio record nei 5000 metri: 18, 25 secondi.

La ragazza medaglia d’oro della gara olimpica dei 5000, ci ha messo 14, 57; l’ultima arrivata 16, 19.

Giovanissime donne che non fanno altro nella vita.

Fino a 78 anni pedalavo ancora ancora egregiamente la bicicletta e correvo discretamente, ma il massimo dell’impegno e del talento da alcuni anni lo metto nello studiare, nel pensare, nel parlare e  nello scrivere. Siete tanti voi che mi leggete in tante parti del mondo e voglio e devo dare spettacolo per interessarvi. Saluti e baci. Vostro gianni.

p. s.

Statistiche del blog di oggi

All time1900705

Today469

Yesterday936

This month4821

Last month19699

 

Statistiche dall’inizio (gennaio 2013) a oggi in tutto il mondo. K significa moltiplicato per mille.

Italy

832k

United States

568k

Hong Kong

105k

Singapore

68k

Germany

57.1k

Russia

26.8k

France

18.7k

Ireland

12.3k

United Kingdom

9.13k

Austria

7.51k

Unknown Region

7.25k

Ukraine

6.1k

Vietnam

5.96k

Mexico

5.88k

China

4.65k

Spain

4.5k

Portugal

3.95k

Netherlands

3.42k

Finland

3.31k

Other

152k