Nel 1967 la borsa di studio dell’Università di Debrecen fu tolta all’Italia
per un incidente diplomatico tra i due paesi
Tornai a Debecen nel luglio del ’68, l’anno della
svolta dei costumi.
Nel frattempo
avevo dato tutti gli esami e mi ero liberato da diversi contagi contratti
prima: non disprezzavo più me stesso e non temevo le donne dopo che alcune
ragazze erano state carine con me. Stavo via via ritrovando le mete cui
indirizzare le forze mentali e corporee liberate dalla corda attorcigliata
attorno all’anima mia e tanto stretta che l’aveva quasi soffocata. Il nodo era
quello dei pregiudizi, delle superstizioni, dei luoghi comuni ripetuti come
dogmi da ogni ignorante.
Scioglierlo non era
possibile: dall’Alessandro Magno di Curzio Rufo, Plutarco e Arriano avevo
imparato che dovevo tagliarlo. “Nihil interest quomodo solvatur”
mi dissi 1, e mi diedi a reciderlo.
Dopo l’estate benefica
del
A mano a mano che i
vincoli che avevano stretto la mia persona si allentavano, ritrovavo le forze.
Prima di tutte
quella di evitare quanti non mi rispettavano compiutamente: avevo capito che se
qualcuno cercava di infliggermi ingiustizia o anche soltanto scortesia, non io
ero in difetto, ma quel tale individuo debole di mente e privo di cuore.
Un poco alla volta
rivalutavo le deficienze di cui mi avevano incolpato. Mi convincevo che non
fumare, per esempio, favoriva la vita quindi non era un difetto.
Dovevo evitare i malevoli. Tagliare ogni ramo
secco. Quindi non mi assoggettavo più ai giudizi sprezzanti, come negli anni
della putredine e del disperato disgusto di tutto, compreso me stesso. Avevo
cessato di considerare prossimo mio chi provava a offendermi: era feccia da
lasciare nei fondi bassi e melmosi dove si trovava .
Durante l’estate del ’67
amoreggiai con diverse ragazze nel corso di una vacanza sull’Adriatico, in
Jugoslavia, poi sul mar Nero. Facevo il viaggio con due studenti di ingegneria
miei vicini di tavola nel collegio Irnerio di Bologna dove eravamo alloggiati.
Due ragazzi marchigiani, Mario Brodolini di Recanati e Andrea Gentili di
Tolentino. Spero che siano vivi e stiano bene. Mi piacerebbe ritrovarli. Mario
era nipote di un ministro galantuomo che aveva varato un egregio statuto dei
lavoratori.
Ricordo le loro persone
e i loro nomi con affetto perché erano probi, onesti e autentici.
Una autenticità che
spesso anche nei meno artefatti di noi letterati viene incrostata, se non
addirittura contraffatta, da un qualche sapere che spesso non diventa sapienza,
non arriva a essere cultura umana, ad associarsi alla vita, a capirla, a
potenziarla, e non aiuta a vivere umanamente, ma si ferma allo stipendio, o
arriva solo all’esibizione, alla scena artificiosa, oppure perviene
malignamente all’ironia denigratrice del prossimo, dei sentimenti veri, della
infelicità umana. L’ironia non risolve difficoltà e angosce: tuttalpiù le
nasconde. Il principe santamente e genialmente idiota di Dostoevskij non ne era
capace.
Del viaggio di
quell’estate remota voglio ricordare un episodio che mi rese felice aprendomi
delle porte sulla vita.
Una mattina di sole mi
svegliai nella spiaggia di Varna dove eravamo attendati. Non era presto e gli
amici contubernali erano già usciti dalla tenda - dormitorio. Sicché andai da
solo in un bar per bere il primo caffè.
Non lontano da me
era seduta una ragazza bionda, giovane molto, dagli occhi azzurri, bellina. La
guardai direttamente e le rivolsi un sorriso che mi contraccambiò, apertamente.
“Il mare ospitale
- pensai - non è un eufemismo 2. Ecco l’eterno richiamo dei sessi”. Stavo imparando a
darlo e a riceverlo. Quella fanciulla non solo contribuì alla mia emancipazione
dal male infondendomi ulteriore ottimismo nel bar sul Ponto Eusino dove ero
stato, temevo, abbandonato dai due amici con i quali avevo questionato la sera
prima, ma seppe anche darmi un esempio
di comportamento chiaro e onesto: lì sul mar Nero, dopo un paio di baci, disse
apertamente che se desideravo una donna, dovevo cercarmi un’adulta, siccome lei
non si sentiva iam matura viro 3, disse proprio così. "Ho ancora 17 anni",
aggiunse. Bellina, figliola, monella!
Per giunta era già sulla
via del ritorno a Praga dove studiava al liceo .
Un fatto che accrebbe il
mio interesse per lei.
Del resto anche noi tre
stavamo per tornare in Italia, nelle nostre amate Marche, poi a Bologna nel
collegio Irnerio di piazza Puntoni. Eravamo giovani studenti anche noi: sui
ventidue anni
L'estate era quasi finita. Helena dunque mi
congedò senza umiliarmi né umiliare se stessa: mi diede una carezza dicendo che
comunque le ero piaciuto e mi aveva stimato per la mia sensibilità delicata,
disse.
“Anche io ho amato la
tua gentilezza generosa - risposi - e spero di rivederti più avanti da qualche
parte. I hope to see you later, somewhere”.
Parole che si
dicono quasi sempre dopo un approccio gradevole e possono sembrare formulari,
oppure l’espressione di un desiderio irrealizzabile; invece in dicembre mi
scrisse pauca sed bona dicta 4: stava preparando l'esame di maturità e si sentiva
maturare in tanti sensi. Mi invitò a Praga: aveva tante cose belle da
raccontarmi e voleva sentire le mie. Bellina, cresciuta!
Ci andai in aprile, per
le vacanze di Pasqua. Era
Note
1 Cfr. Curzio
Rufo Historia Alexandri Magni, III, 1, 18
2 Il Mar Nero veniva
chiamato il Mare Ospitale (per esempio da Erodoto in I, 6:" ej"
to;n Eu[xeinon kaleovmenon povnton"), con un
eufemismo, come ne fu constatata l'inospitalità a causa delle tribù selvagge
della costa. Seneca nella Fedra (vv. 715 - 716) menziona
la palude Meotide (ora si chiama Mar d'Azov) che incombe con onde
barbare sul Mar Nero (barbaris...undis Pontico incumbens mari)
3 Virgilio Eneide,
VII, 53.
4 Cfr. Catullo 11,
15 e 16
Bologna 6 ottobre 2025 ore 10, 43 giovanni ghiselli
p. s.
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