lunedì 2 novembre 2026

Epistola 54- Seneca soffre di asma e si sente vicino alla morte ma non se ne lamenta.


 

Seneca scrive a Lucilio dicendo che nessun male gli è ignoto ma uno in particolare lo tormenta: apte dici suspirium potest (1) si può chiamare propriamente asma.

Brevis autem et procellae similis est impetus, l’attacco del resto è breve e simile a una tempesta. hoc est  animam egerere. Itaque medici hanc meditationem mortis vocant (2) questo è un vomitare l’anima. Per questo i medici lo chiamano preparazione alla morte.

Tam saepe mors experitur me? tanto spesso la morte mi mette alla prova? Faciat: ego illam diu expertus sum, (4). Faccia pure: io l’ho provata da lungo tempo.

Quando? inquis, quando tu chiedi. Antequam nascerer, prima che nascessi. Mors est non esse (4), morte è non esistere.

Nos quoque et extinguimur et accendimur, anche noi come una lucerna ci spengiamo e accendiamo, medio illo tempore aliquid  patimur utrimque vero alta securitas est (5)   , nel frattempo siamo esposti a subire qualche cosa ma prima e dopo c’è una profonda quiete.

Cfr. Leopardi Operette morali. Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie.(1824)

Coro dei morti nello studio di Federico Ruysch

“Sola nel mondo eterna, a cui si volve

Ogni creata cosa,

in te, morte, si posa

nostra ignuda natura;

lieta no ma sicura

dall’antico dolor” (…)

Lieta no ma sicura;

però ch’essere beato

nega ai mortali e nega a’ morti il fato”

 

Il messo che nella Medea di Euripide ha narrato la morte atroce di Glauce e Creonte, ossia della sposa e del suocero di Giasone, dice (vv. 1228-1230): θνητw

ν γa;ρ οὐδείς ἐστιν εὐδαίμων ἀνήρ· / ὄλβου δ’ ἐπιρρυέντος εὐτυχέστερος / ἄλλου γένοιτ’ ἂν ἄλλος, εὐδαίμων δ’ ἂν οὔ, “nessuno infatti tra i mortali è un uomo felice: quando passa un’ondata di prosperità, uno può diventare più fortunato di un altro, ma felice nessuno.

 

 Non faccio assegnamento nemmeno su una giornata intera nihil cogito de die toto (7)

 Nihil invitus facit sapiens,  necessitatem effŭgit, quia vult quod coactura est, il saggio non fa nulla malvolentieri, evita la necessità poiché egli vuole quello cui  lo costringerà. Vale (7)

 

Cfr Ep. 74, 20) “Nihil indignetur sibi accidere sciatque illa ipsa quibus laedi videtur ad conservationem universi pertinere (…) placeat homini quidquid deo placuit”, non si sdegni e sappia che quelle stese cose dalle quali sembra danneggiato tendono alla conservazione dell’universo  (…) piaccia all’uomo quando è gradito a Dio

Bologna 2 novembre 2026 ore 17, 51 giovanni ghiselli

p. s.

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