domenica 1 novembre 2026

T. Mann I Buddenbrook Decadenza di una famiglia parte V, capitolo 1 (pagine 160-165, nella III edizione Oscar Mondadori 1975)


 

C’è una riunione di famiglia dopo la morte del patriarca console Johann. Siamo nel 1855. Tony ha 38 anni. Arriva il fratello della vedova, Justus Kröger console anche lui. Si parla soprattutto di interessi, di eredità, di denaro.

Antoine detta Tony è la figlia maggiore, una trentottenne divorziata che  vuole rappresentare la dignità e la forza della famiglia. E’ ancora attraente : “l’abito nero le donava una snellezza da fanciulla” (161).  Mantiene sempre la posa della gran signora bella seppure delusa da un matrimonio fallito impostole dal padre in seguito a calcoli sbagliati. Tony da ragazza aveva rinunciato all’amore con uno studente per bene di famiglia modesta per obbedire al padre che l’aveva indotta a maritarsi con un uomo dalle credenziali truccate che le aveva mangiato la dote e la maltrattava chiedendo per giunta altri soldi a console Buddenbrook che finalmente l’aveva portata via da tale sanguisuga riprendendola in casa. Una borghesia in decadenza che conta sul denaro come unico valore che  avvalora il resto della vita. Tony riuscirà a sopravvivere alla disfatta della famiglia mentre suo fratello Thomas succeduto al padre come capo della ditta commerciale morirà prima di diventare vecchio e suo figlio Hanno morrà addirittura quindicenne dilaniato dalla discrepanza tra sé stesso, il padre, marito e borghese infelice, e la madre moglie distante dallo sposo e dedita alla musica.

Il divario tra il padre e la madre si trova anche nella famiglia di T. Mann che cerca sempre di conciliare la vita artistica con quella borghese. Tony dunque soffriva più di tutti per la morte del capofamiglia ma la sua posizione esigeva che mostrasse tutta la propria dignità animando lo sguardo e dando ai gesti un tono tanto festoso quanto solenne. La madre Bethsy  invece appariva disfatta dal dolore, dallo spavento e dalle mille formalità del lutto e del funerale.

Forma e formalità sono sempre una preoccupazione per i signorotti borghesi . Il gran signore invece è piuttosto caratterizzato dalla sprezzatura come il vagabondo e il mendicante. La vedova dunque chiede al fratello Justus di assumere la tutela della figlia minore Clara che deve avere un tutore ancora per tre anni. Lo zio accetta poi domanda: “potrò vedere la pupilla?  E’ un po’ troppo seria quella cara figliola”.

Clara mandata a chiamare “ avanzò  pallida, movendosi con doloroso ritegno (…) sembrata irrigidita nel dolore e nel timor di Dio” (162).

E’ un ambiente questo dove ciascuno si sente impegnato ad assumere un atteggiamento. Se questo non si confà al carattere della persona nasci il cozzo che provoca un dolore crescente fino alla distruzione del personaggio.

Lo zio Justus  salutò la nipote  con galanteria, quasi inchinandosi mentre le stringeva la mano. Quindi domandò alla sorella notizie del figlio Christian. Era il più disadaddato della famiglia prodromico del nipote Hanno cui tuttavia sopravviverà. La madre risponde che sta tornando su un veliero che impiegherà due mesi ad attraversare l’Oceano. Anche il sentimento del tempo è cambiato da allora.  Christian sta tornando da Valparaiso dopo 8 anni di assenza.

Quindi la battuta che la vedova deve alla circostanza luttuosa: “Li voglio tutti intorno a me in questi momenti gravi. Per una mamma è naturale”.

Il fratello disse: “certo, certo!”. Non poteva dire niente di più  convenzionale e scontato. Mi viene in mente “lo zio di molto riguardo”  che dice “gesuitico e tardo” “Ma bene…ma bene…ma bene” (Gozzano. L’amica di nonna Speranza” (vv. 55-56).

La madre spera che l’imprevedibile Christian si impieghi nella ditta che verrà diretta dal fratello Thomas.

Questo entra nella sala con il collaboratore Marcus che sta diventando anche socio. Thomas che ora è il principale “dimostrava nel viso e nel portamento un pronunciato senso di dignità”. E’ la versione maschile della sorella Tony in questo. La dignità della donna è la bellezza oltre il portamento, quella dell’uomo il potere. Per entrambi la ricchezza. Ma anche in lui c’è qualcosa che non va: del dolore e del risentimento.

“Era pallido di un pallore gelido”. Le mani  in certi momenti di convulsa incoscienza assumevano “un’espressione indescrivibile di sensibilità ostile e di ritegno quasi morboso”. Si manterrà contegnoso finché potrà, poi subentrerà il cedimento e cadrà con un tonfo e morirà.

Succede a tutti quelli che vivono secondo regole ricevute dall’ambiente. Thomas temeva di diventare come Christian, lo dstravagante che  vedeva quale contromodello ma non stava meglio di lui.

 

Chi mantiene la parte e il tono fino alla conclusione del romanzo è la sorella Tony. “Nonostante la movimentata vita trascorsa e lo stomaco debole non le si davano i suoi cinquant’anni” (parte XI , capitolo 4 ). Le sue ultime parole saranno: “Dio mi perdoni, si comincia a dubitare della giustizia, della bontà…di tutto. La vita, voi sapete, frantuma tante cose nel nostro cuore, delude tante volte la nostra fede…Rivedersi?...Fosse vero!”

 Intende con i cari morti. Nonostante  le perdite questa donna non ha mai perduto la fede in sé stessa né la propria bellezza. Questo è importante.

 

Ma torniamo alla V parte dei Buddenbrook.

Thomas dunque salutò lo zio e come vide la sorella la guardava “con un certo stupore e con il sopracciglio alzato”. Probabilmente secondo lui la definizione degli affari della ditta non doveva riguardarla. Ma Tony non si lasciò smontare e fece un suo gesto abituale: “buttò indietro la testa e poi premette il mento sul petto in maniera che Tom represse ogni osservazione sulla presenza della sorella”.

La bella donna è già fallita nel primo matrimonio e seguirà un secondo insuccesso ma non si è mai lasciata avvilire.

Thomas ha rifiutato l’offerta di ricevere la carica di console al posto del padre per dedicarsi tutto alla ditta. Marcus accetta la parte di socio. Lo zio vuole sapere a quanto ammonterà la dote della nipote di cui sarà tutore, la sua pupilla Clara. E’ ora del “conteggio per sommi capi! (p. 163)

Thomas che è il principale spiega la situazione economica. C’erano state delle perdite: la dote di Tony sperperata dal farabutto Grünlich e le rivoluzioni del ’48, ma il patrimonio ammontava ancora a 750 mila marchi.

Tony guardava davanti a sé con dignità graziosa e ignara, dubbiosa se fosse molto e se loro fossero gente ricca e non poteva celare questo dubbio angoscioso ma non fece domande.

 Thomas fa notare una certa decadenza dai 900 mila marchi del nonno. Insomma “avremo molto da fare” disse al nuovo socio Marcus che da parte sua aveva accresciuto il capitale  di 120 mila marchi.

Nel capo della ditta Thomas si vedeva “il desiderio di vincere, di essere potente, la smania di afferrare la fortuna per i capelli. Si sentiva addosso gli occhi di tutto il mondo”.

Questo succede a molti giovani e non certo i peggiori. Ma il problema è individuare l’attività per la quale si è dotati, dove si primeggia anche senza troppa fatica fin da bambini. Per primeggiare da grandi, il talento scoperto va coltivato con una disciplina ferrea e un impegno assoluto senza lasciarsi distrarre da niente.

 Lo zio materno incoraggia il nipote mettendoci qualche battuta da uomo di mondo:  chiama Thomas: “Sua altezza il Principe oramai regnante”.

Poi vengono menzionate altre cifre che risparmio a voi che mi leggete e a me stesso. Mi limito agli 80 mila marchi attribuiti alla dote di Clara come somma tradizionale, mentre alla figlia maggiore Antoine-Tony che aveva già avuto quella cifra per il primo matrimonio la madre destinò 17 mila talleri se si fosse rimaritata.

A questo punto Tony spinse avanti le braccia in un gesto tanto grazioso quanto agitato, guardò il soffitto ed esclamò: “Ah Grünlich!”. Pareva un grido di guerra, quasi uno squillo di tromba” p. 165.

Quindi si rivolse a Marcus e disse: “Stavamo un pomeriggio tranquillamente nel giardino e chi compare? Un tale coi favoriti color oro…che Mariolo!”

 Nemmeno profondo come il segretario fiorentino aggiungo a mo’ di battuta ricordando don Ferrante del romanzo di Manzoni (capitolo XXVII).

Thomas data l’investitura ricevuta cerca di zittire la sorella troppo teatrale ma Tony non si lascia interrompere e conclude: “ammetterai che nella vita non sempre si incontrano l’onestà e la giustizia.

Fine del primo capitolo della quinta parte.

Thomas Mann è molto bravo nel mettere insieme le parole anche tenendo conto dell’età: aveva 25 anni quando scrisse questo romanzo. Certamente più avanti diventerà più profondo. Comunque resterà sempre un cultore della parola ornata e pure precisa. Tuttavia  ne usa sempre troppe. Avrebbe dovuto studiare Orazio per ridurre i segni accrescendo i significati.

Bologna primo novembre 2026 ore 18, 56 giovanni ghiselli

p. s.

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