Re Lear di Shakespeare, come Edipo di Sofocle , cade dagli spalti traballanti del potere nella necessità scoscesa, e divenuto pure lui un mendicante vagabondo, nel dolore comprende, scopre i poveri e diviene capace di carità: “Poor naked wretches (…) O, I have ta’en/ too little care of this! take physic, pomp;/ expose yourself to feel what wretches feel,/ that thou may’st shake the superflux to them”, poveri disgraziati nudi (…) O, io mi sono preso troppa poca cura di voi! pompa regale prendi la medicina, rimani allo scoperto e senti quello che sentono i poveri, perché tu possa scuoterti di dosso il superfluo e darlo loro ( King Lear, III, 4, 28-36).
Scrivo queste parole che ho riletto preparando la conferenza che terrò domani dalle 17 nella biblioteca Ginzburg di Bologna. Potete venire o collegarvi da lontano con questo link: https://meet.google.com/awi-rcsa-izo?
Dirò tra l’altro che queste parole dovrebbero venire dette e ripetute a chi oggi spreca mentre molti sventurati non possono nemmeno curarsi.
Bologna 8 novembre 2026 ore 10, 50 giovanni ghiselli
p. s.
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A lungo ho girato intorno al sole che vedevo incarnato nelle donne belle e fini. Sono stato per decenni un vagabondo, planhvth~ appunto.
Ora sono diventato piuttosto una stella fissa cui guardano centinaia di migliaia di lettori ogni mese anche se non sono ancora la stella polare.
Tale metamorfosi è costata tanto eremitaggio fatto di studio e riflessione. Prima un dovere poi una necessità, non scoscesa questa mia. Mi fa salire piuttosto che cadere. Non ripudio le donne che mi hanno donato benessere anzi sono molto grato a ciascuna di loro, ma ogni cosa a suo tempo dico di nuovo ricordando mia madre e ogni tempo ha la sua bellezza come mi hanno insegnato mio nonno materno e le sorelle di mia madre.
Anche io come Edipo e Lear sono stato accudito e formato dalle donne e ho vissuto con loro, per loro.
Oggi racconto quanto ho capito della letteratura e della vita informata dalla letteratura.
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