martedì 3 novembre 2026

Epistola 55 a Lucilio. Contro la sedentarietà e l’isolamento mentale.


 

Seneca ha fatto un giro portato su una lettiga senza usare i piedi. Un fatto contra naturam quae  pedes dedit ut per nos ambularemus (1) contro natura che ci ha dato i piedi perché camminassimo con le nostre forze.

 

Un mio amico diceva che le automobili sono strumenti per paralitici. Un’esagerazione ma efficace, anzi aggiungerei che tanti tra  quei paralitici alla guida rendono paralitici molti altri e ne ammazzano diversi

Eppure gran parte della pubblicità fa propaganda a questo strumento di morte e se un ragazzotto vince una gara automobilistica viene presentato come un eroe. Tuttavia oramai l’industria automobilistica non regge più. Allora si passa a fare propaganda all’industria delle armi che ammazzano molto di più. Ma il sistema ha bisogno di questo.

 

Torno a Seneca che come vedete incentiva il pensiero.

Il filosofo si trova presso capo Miseno e osserva una villa dove viveva l’ex pretore Vazia nell’ozio ed era stimato felice: “exclamabant homines: o Vatia, solus scis vivere” (3), tu solo sai vivere.

 L’ozio inteso come ignavia non fa bene: “at ille latere sciebat, non vivere” (4) , ma quello sapeva stare nascosto, non vivere.

“Multum autem interest utrum vita tua otiosa sit an ignava”. C’è un otium cum dignitate, il tempo libero dedicato allo studio che è molto diverso dalla pigrizia.

 Del resto, aggiungo, lo studio va intervallato con l’attività fisica movimentata.

 

Quando Vazia era ancora vivo, Seneca passando accanto alla villa diceva: “hic Vatia situs est”,  qui è sepolto Vazia.

Chi vive per il ventre, per il sonno e la lussuria sibi non vivit (non vive per sé); non continuo sibi vivit  qui nemini, non vive nemmeno per sé chi non vive per nessuno.

Anche da lontano si può fare del bene a chi vogliamo bene: amicus animo possidendus est; hic autem numquam abest; quemcumque vult  cotidie videt (11) l’amico va tenuto con l’animo; questo non è mai lontano; vede ogni girno chiunque vuole.

“In angusto vivebamus, si quicquam esset cogitationibus clausum”, vivremmo in una strettoia se qualche cosa fosse esclusa dai pensieri.

Ecco perché scrivo tanto ogni giorno ricordando chi non c’è più e rivolgendomi a quanti mi leggono anche molto lontani. Il mio orizzonte umano è molto più ampio ora di quando mi chiudevo in una camera angusta con un’amante che poteva darmi più noia che gioia. Quelle foriere di gioia le benedico ancora.

Bologna 3 novembre 2026 ore 11, 34 giovanni ghiselli

p. s.

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