"Ciò che fa stupire nella religiosità degli antichi Greci è la copiosa abbondanza del senso di riconoscenza che emana da essa.:-un tipo di uomo veramente nobile è colui che sta innanzi alla natura ed alla vita in questo atteggiamento!- In seguito, quando in Grecia la plebe ebbe il sopravvento, anche nella religione incominciò a farsi strada il timore; stava preparandosi il cristianesimo"[1].
Per il “senso di riconoscenza” si pensi all’Ode di Saffo con la preghiera ad Afrodite
" Immortale Afrodite dal trono variopinto,
figlia di Zeus tessitrice di inganni, ti prego
non domarmi il cuore con affanni
né angosce, o signora,
ma vieni qua, se mai anche l'altra volta
udendo la mia voce da lontano
mi desti ascolto, e, lasciata la casa d'oro
del padre, giungesti
aggiogato il carro; passeri belli
ti portavano veloci sopra nera terra
fitte roteando le ali dal cielo
nel mezzo dell'aria.
Subito giunsero, e tu, o beata,
sorridendo nel volto immortale
chiedesti che cosa soffrissi di nuovo e perché
di nuovo chiamassi
e che cosa più di tutto volevo che mi toccasse
nel folle cuore:"chi debbo ancora persuadere per te,
in modo da condurlo di nuovo al tuo amore? chi ti fa
torto o Saffo?
E infatti se fugge, presto inseguirà,
se non accetta doni, anzi li farà,
e se non ama, presto amerà
anche se non vuole.
Vieni da me anche ora, liberami dai tormentosi
affanni, e quanto il mio cuore
desidera compiere, compilo, e tu stessa
sii alleata".
Gli eroi dei Greci assomigliano agli dèi. L’assimilazione a Dio
“Ciò che non è greco nel Cristianesimo. I Greci vedevano sopra di sé gli dèi omerici non come padroni, e se stessi sotto di loro non come servi, al modo degli Ebrei. Essi vedevano per così dire solo l’immagine riflessa degli esemplari più riusciti della loro stessa casta, cioè un ideale, non un opposto alla loro natura. Ci si sente reciprocamente imparentati, c’è un interesse scambievole, una specie di simmachia (…) mentre i popoli italici hanno invece una vera religione da contadini, con una costante paura di potenze malvagie e capricciose e di spiriti maligni. Dove gli dei olimpici arretravano, anche la vita era più fosca e piena di paura”[2].
A questo punto urge testimonianza.
“Reciprocamente imparentati” si può commentare con queste parole di Omero: Atena dice al suo protetto Odisseo: tu sei di gran lunga il migliore di tutti i mortali per consiglio e parola ("boulh'/ kai; muvqoisin", Odissea, XIII, 298), io fra tutti gli dèi sono famosa per senno e accortezza ("mhvti te klevomai kai; kevrdesin", 299).
Nel Teeteto (176b) Socrate afferma che su questa terra c’è il male che non può perire, sicché bisogna cercare di fuggire di qui al più presto per andare lassù: e la fuga è un’assimilazione a dio per quanto è possibile e l’assimilazione sta nel diventare giusto e pio con intelligenza
“diÕ kaˆ peir©sqai cr¾ ™nqšnde ™ke‹se feÚgein Óti t£cista.: fug¾ d Ðmo…wsij qeù kat¦ tÕ dunatÒn· Ðmo…wsij d d…kaion kaˆ Ósion met¦ fron»sewj genšsqai”
Platone suggerisce di ritrovare il divino che è in noi osservando il cielo e i suoi movimenti. Dobbiamo quindi correggere i cicli guasti della nostra testa- dei` ejn th`/ kefalh`/ diefqarmevna~ hjmw`n periovdou~ ejxorqou`nta- attraverso l’apprendimento dell’armonia dell’universo e delle sue circolazioni (Timeo, 90 D).
Torno a Nietzsche: “ Ma non dobbiamo avere troppa ragione, se vogliamo avere dalla nostra quelli che ridono: avere un granello di torto è perfino indizio di buon gusto”[3].
Villa Fastiggi, 23 agosto 2025 ore 18, 59
p. s il blog contiene due note e il greco non vi è traslitterato.
[1] Di là dal bene e dal male-1886-L’essenza religiosa, 49
[2] Umano troppo umano -1878-I, 3 (La vita religiosa), 114
[3] Di là dal bene e dal male, Le nostre virtù, 221.
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