mercoledì 27 agosto 2025

Nietzsche argomenti vari 39 Omero, Sofocle e Nietzsche. Sulla Russia e il resto dell’Europa.


Autori che possono aiutarci a diventare quello che siamo.

Omero, poeta epico, viene presentato come tipicamente apollineo. Ma non è invece l’Iliade il più tragico dei poemi? Non chiama Platone , nel Teeteto e nella Repubblica , tragedia l’Iliade e “duce della tragedia” Omero? E non dice il filosofo Polemone “Omero un Sofocle epico e Sofocle un Omero tragico?”[1].

 

 Giametta ha ragione: una Vita  anonima di Sofocle conservata da alcuni manoscritti[2] e risalente al tardo ellenismo, ci dà notizie interessanti sul poeta :"Gevgone de; kai; qeofilh;" oJ Sofoklh'" wJ" oujk a[llo" (12), Sofocle fu in rapporti amichevoli con gli dei quant'altri mai, il che corrisponde alla nostra interpretazione di poeta religioso, come del resto a quella di autore arcaicizzante un'altra notizia secondo la quale:"To; pa'n me;n ou\n oJmhrikw'" wjnovmaze (20), chiamava ogni cosa alla maniera omerica. 

 

Bernard Knox afferma che il poeta di Colono "dimentica l'adattamento eschileo dello spirito eroico alle condizioni della polis, e fa ritorno ad Achille che, irriconciliabile, siede corrucciato nella sua tenda. Nei suoi eroi che affermano la forza della loro natura individuale contro i loro simili, la loro polis, e perfino i loro dei, egli ricrea ...la solitudine, il terrore e la bellezza del mondo arcaico"[3].

I personaggi di Sofocle non cedono mai alla pressione della norma.

 “Le cose grandi devono rimanere prerogativa degli uomini grandi, gli abissi prerogativa dei profondi, le delicatezze e i brividi, prerogativa dei raffinati; in una parola: tutto ciò che è raro compete agli esseri rari[4].

I profondi. Gli uomini che pensano profondamente appaiono a se stessi commedianti nei rapporti con gli altri, perché allora, per essere capiti, devono sempre simulare una superficie”[5].

 

Una sintesi sull’arte ellenica. Nietzsche semplifica in maniera geniale

Lo sviluppo dell'arte ellenica è legato alla duplicità di due istinti artistici, l’apollineo e il dionisiaco, alla loro tensione dialettica e alla loro sintesi nella tragedia. Nietzsche divide la civiltà greca antica in cinque grandi periodi determinati dalla lotta di questi due principi avversi:"dall'età del bronzo, con le sue titanomachie e la sua aspra filosofia popolare[6] si sviluppò, sotto il dominio dell'istinto di bellezza apollineo, il mondo omerico", poi "questa magnificenza "ingenua" venne di nuovo inghiottita dal fiume irrompente del dionisiaco", quindi "di fronte a questa nuova potenza l'apollineo si elevò alla rigida maestà dell'arte dorica e della visione dorica del mondo". Infine abbiamo la tragedia attica "come la meta comune dei due istinti, il cui misterioso connubio si è glorificato, dopo una lunga lotta precedente, in una tale creatura che è insieme Antigone e Cassandra"[7].

 

 Altri argomenti.

Gioire è bene e fa bene.

 “Da quando vi sono uomini, l’uomo ha gioito troppo poco: solo questo, fratelli, è il nostro peccato originale! Imparare a meglio gioire è per noi il modo migliore di disimparare a far male agli altri e ad escogitare cose che fanno male”[8].

“Quale fu fino ad oggi sulla terra la colpa più grande? Non furono le parole di colui che disse: “Guai a coloro che ridono?” Forse non trovò sulla terra motivi per ridere? Allora aveva cercato male. Un bambino riuscirebbe a trovare questi motivi. Costui non amava abbastanza: altrimenti avrebbe amato anche noi che ridiamo! Ma egli ci odiò e ci insultò, ci promise pianto e stridore di denti…Evitate tutti questi fanatici! E’ una specie di persone malata, plebea: essi guardano alla vita di malanimo, hanno uno sguardo cattivo per questa terra. Evitate questi fanatici! Essi hanno piedi pesanti e cuori afosi!:- non sanno danzare. Come potrebbe la terra esser lieve per costoro!”[9].

Alla fine del mondo verranno gli angeli e separeranno i malvagi dai giusti. E li getteranno nella fornace ardente- ibi erit fletus et stridor dentium- (Matteo, 13, 50)- klauqmo;~  kai; oJ brugmo;~ tw`n ojdovntwn

Gioia per la gioia altrui: “ Il serpente che ci morsica vuol farci male , quindi se ne rallegra; anche l’animale più basso può raffigurarsi il dolore altrui. Ma raffigurarsi la gioia altrui e rallegrarsi di essa , è il più alto privilegio degli animali superiori, e, anche fra questi, è accessibile solo agli esemplari più eletti-cioè un raro humanum: sicché ci sono stati filosofi che hanno negato la possibilità di provar gioia per la gioia altrui”[10].

Strabone[11] nella sua Geografia[12] afferma che gli uomini imitano benissimo gli dèi quando fanno del bene, ma, si potrebbe dire anche meglio, quando sono felici (" a[meinon d j a[n levgoi ti", o{tan eujdaimonw'si", Geografia, X, 3, 9).

Anche l’arte dovrebbe nascere dalla gioia: i Greci “sentirono nella loro arte il traboccare e lo straripare del loro benessere e della loro salute (…) essi furono condotti all’arte dal godimento di sé; questi nostri contemporanei vi sono condotti dal disgusto di sé[13].  Montale potrebbe costituire un esempio dell’arte che manifesta disgusto della vita.

 

Soggiacere all’opinione altrui procura infelicità.

Seneca:"nulla res nos maioribus malis implicat quam quod ad rumorem componimur " (De vita beata , 1, 3), nessuna cosa ci avviluppa in mali maggiori del fatto di regolarci secondo il "si dice".

E Nietzsche: “Faccenda spinosa. Accettare una credenza semplicemente perché essa è costume, significa: essere disonesti, essere vili, essere pigri”[14].

L’egoismo viene in genere criminalizzato, mentre viene santificato l’istinto del gregge. “La filosofia dell’antichità, invece, additava una diversa fonte principale dell’infelicità: a partire da Socrate i pensatori non si stancarono di predicare: “La vostra incapacità di pensare e la vostra stoltezza, il vostro vegetare secondo la norma, il vostro soggiacere all’opinione del vicino è la ragione per la quale giungete così di rado alla felicità[15].

“L’istinto del gregge, contro il quale si batté per tutta la vita, è solo la degenerazione di un istinto sano e fondamentale, quello della solidarietà. In Nietzsche, purtroppo, non si incontra mai questa parola in questo senso, mentre la solidarietà pur s’incontra nella Grecia pagana a cui sempre Nietzsche si rifà”[16].

“Il bruto è il più tenace servo dell’assuefazione”[17].

 

Nietzsche e la Russia.

Nietzsche nel 1886 auspicava l’Europa unita e prevedeva rivolgimenti da parte dei Russi. In Di là dal bene e dal male (1886) egli lamenta la “Paralisi della volontà: dove mai non si annida oggigiorno questo demone rachitico Talvolta addirittura abbigliato con civetteria, al fine di sedurre! (…) La malattia della volontà è diffusa in Europa in misura diseguale (…) nella Francia odierna la volontà ha raggiunto il più grave stadio di infermità”. La Francia insegna “tutte le arti seduttrici dello scetticismo (…) La forza di volere, e di volere a lungo, è già più consistente in Germania, Inghilterra, Spagna e Corsica”, mentre l’Italia “è ancora troppo giovane perché possa già sapere ciò che vuole (…)  Ma la forza di volontà si rivela in misura massima e stupefacente in quell’enorme area intermedia dove, per così dire, l’Europa rifluisce in Asia: e cioè in Russia. Qui la volontà è in attesa-ancora incerta tra l’essere una volontà di affermazione o una volontà di negazione –nell’attesa minacciosa di potersi scatenare (…) A me starebbe piuttosto a cuore che la Russia diventasse minacciosa a tal punto da obbligare l’Europa a decidere di diventare altrettanto minacciosa, vale a dire di acquistare una volontà unica, per mezzo di una nuova casta dominante in Europa, acquisendo una volontà durevole, terribile, sua particolare, che fosse in grado di prefiggersi degli scopi al di là dei millenni-affinché venisse a cessare una buona volta la commedia, che dura ormai da troppo tempo, della sua polverizzazione in staterelli e del pluralismo delle sue velleità dinastiche e democratiche. Il tempo della piccola politica è ormai trascorso; il secolo che viene ha già in serbo la lotta per il dominio del mondo-la costrizione della grande politica” (Di là dal bene e dal male, Noi dotti 208-1886).

Con questo post voglio dire a quanti dei nostri parlamentari sta tanto a cuore mandare armi nel mattatoio ucraino, di andarci loro a combattere con quelle armi invece di ergersi a cavalieri della libertà senza macchia e senza paura mentre quegli ordigni abominosi fanno stragi di militari e civili già da un anno in un paese gremito di armati e ridondante di armi.


Note

[1] S. Giametta, Introduzione a Nietzsche, p  114.

[2]P. e. nel Venetus Marcianus  (V) con il titolo Sofoklevou" gevno", e nel Vaticanus  (R) con il titolo Gevno" Sofoklevou".

[3] L'eroe sofocleo in La tragedia greca, guida storica e critica, a cura di C. R. Beye, pag.85

[4] Nietzsche  Di là dal bene e dal male, lo spirito libero, 43-1886-

[5] Nietzsche Umano, troppo umano II, prima parte, Opinioni e senenze diverse, 232

[6] Intendo la sapienza silenica ndr.

[7] F. Nietzsche, La nascita della tragedia, capitolo 4

[8] F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra II, Dei compassionevoli.-1883

[9] F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, IV, Dell’uomo superiore, 16.- 1885

[10] Umano, troppo umano II, Opinioni e sentenze diverse, 62

[11] 63 a. C.-23 d. C. 

[12] Redatta nei primi anni del regno di Tiberio

[13] Umano, troppo umano II, Opinioni e sentenze diverse, 169.-1878-

[14] Aurora, libro secondo, 101-1881-

[15] La gaia scienza, libro IV, 328-1882-

[16] S. Giametta, Nietzsche, Il pensiero come dinamite, p.71.

[17] G. Leopardi, Zibaldone, 1762.


Villa Fastiggi 27  agosto 2025 ore 18, 40 giovanni ghiselli

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