venerdì 29 agosto 2025

Nietzsche argomenti vari 49. Crepuscolo degli idoli. Scorribande di un inattuale 33.


Valore naturale dell’egoismo.

 

“L’egoismo ha tanto valore quanto ne ha, fisiologicamente, colui che lo possiede: può valere moltissimo, può essere di nessun valore o spregevole”

 

Faccio un esempio di ricerca del successo non senza sventura, insomma di egoismo tutt’altro che spregevole: Tiresia dice a Edipo: “questo destino ti ha rovinato”. Sarebbe il successo contro la Sfinge. Al sacerdote il re di Tebe risponde : Ma se ho salvato questa città, non importa- “ajll j eij povlin thvnd  j ejxevsws j , ouj moi mevlei ” (Sofocle, Edipo re, 442-443)

Il verso 443 anticipa la trasfigurazione del dolore in bellezza e in vantaggio della comunità, compiuta attraverso l'accettazione del destino da parte del figlio di Laio.

 

Ma torniamo a Nietzsche: “In base a ciò si può giudicare, di ogni individuo, se egli rappresenta la linea ascendente o discendente della vita. Una volta stabilito questo, si ha anche il canone di quello che vale il suo egoismo. Se egli rappresenta l’ascendere della linea, il suo valore è realmente straordinario,-e per amore della vita nella sua totalità, che con lui compie un passo avanti, dovrà essere estrema la cura per mantenere o perfino creare il suo optimum di condizioni”.

 

Avanti è la parola chiave. Significa non tanto lo sviluppo in senso economico e di potere quanto il progresso in senso etico, estetico e di potenza per usare una terminologia che riprendo da Pasolini.

 

Torniamo a Nietzsche: “Il singolo, l’”individuo”, come sinora lo hanno inteso popoli e filosofi, è anzi un errore: di per sé non è nulla, non un atomo, non un “anello della catena”, nulla di semplicemente ereditato da prima, -egli è l’intera unica linea. Uomo sino a lui stesso”.

 

Il singolo è l’impolitico di cui parla il Pericle di Tucidide ( II 40, 2): un individuo inutile alla comunità. L’ inutile a parer mio è anche dannoso.

 

“Se rappresenta lo sviluppo discendente, la decadenza, la degenerazione cronica, la malattia (-le malattie sono, in complesso, già conseguenze e non cause della decadenza) non gli spetta molto valore, e la più ovvia equità vuole che porti via il meno possibile ai ben riusciti. E’ semplicemente il loro parassita”.

 

Si può e si deve aiutare chi ha bisogno secondo me. Purché non mi sottragga il tempo necessario al progresso. Nel progredire, nell’andare appunto avanti, metto la possibilità, anzi la vera potenza che è quella di aiutare gli altri. Così interpreto Nietzsche e me stesso.

 

Crepuscolo degli idoli Scorribande di un inattuale 35

Critica della morale della décadence

“Una morale “altruistica”, una morale in cui l’egoismo languisca-, resta in ogni caso un brutto segno”.

 

Devo distinguere l’egoismo meschino dell’arraffone dall’amor proprio, dalla filautiva.

Aristotele considera la filautiva "quale emanazione d'un amor di sé elettissimo". L'espressione si trova nell'Etica Nicomachea che  séguita con questo brano: "Invero vivere breve tempo in somma gioia sarà preferito, da chi sia animato da tale amor di sé, ad una lunga esistenza in pigra quiete. Egli vivrà piuttosto un anno solo per uno scopo elevato, che non condurre una lunga vita per nulla. Compirà piuttosto un'unica magnifica e grande azione, che non molte insignificanti"[1].

Jaeger, l'autore di Paideia  fa questo commento: "In queste parole è espressa la fondamentale concezione della vita dei Greci, nella quale ci sentiamo loro affini d'indole e di razza: l'eroismo"[2].

 

Torniamo a Nietzsche: “Ciò vale per il singolo, ciò vale soprattutto per i popoli. Viene a mancare il meglio, quando comincia a mancare l’egoismo. Scegliere istintivamente ciò che è dannoso per noi, essere allettati da motivi “disinteressati” fornisce quasi la formula della décadence. “Non cercare il proprio vantaggio” è semplicemente la foglia di fico per uno stato di fatto ben diverso, ossia fisiologico: “non so più trovare il mio vantaggio”.

 

Ribatto sempre a chi si pregia di essere disinteressato al proprio vantaggio, di avere  sempre cercato il vantaggio mio perché ridondasse sul mio prossimo e magari anche sul lontano. Se viceversa ricevo svantaggi dalla vita sono questi a ricadere su chi mi capita a tiro. Per amare gli altri, per essere benefico è necessario l’amor proprio.

 

Torno a Nietzsche: “Invece di dire ingenuamente “io non valgo più nulla”, la menzogna della morale sulla bocca del décadent dice: “Nulla ha valore-la vita non vale nulla”.

 

Correggo “la menzogna della morale” con il costume della menzogna, la difesa della menzogna. Moltissimi giovani e tanti adulti non possono reggere la verità. La follia è quasi sempre una fuga dalla realtà per incapacità di sopportarla

 

Nietzsche commenta il nichilismo menzognero che toglie ogni valore alla vita.

“Un tale giudizio resta infine un grave pericolo, ha un difetto contagioso, -su tutto il fradicio terreno della società esso non tarda a lussureggiare in una tropicale vegetazione di concetti, ora come religione (cristianesimo), ora come filosofia (schopenhauerismo). Talvolta questa vegetazione di tossicodendri, cresciuta dalla putrefazione, avvelena con i suoi miasmi la vita, lungamente per millenni”.

L’albero tossico più diffuso è il tossicodendro della pubblcità secondo me. Un altro è il cellulare

 

 

Nietzsche 98 Crepuscolo degli idoli. Scorribande di un inattuale 39 Critica della modernità.

 

“Le nostre istituzioni non servono più a nulla: su questo si è tutti d’accordo. Ma ciò non dipende da loro, dipende da noi (…) Perché funzionino le istituzioni deve esistere una specie di volontà, di istinto imperativo, antiliberale fino alla malvagità”.

 

Io correggerei in “antiliberista fino all’equità”.

 

Ma torno a Nietzsche: “la volontà di tradizione, di autorità, di responsabilità estesa sui secoli, di solidarietà nella catena di generazioni in avanti e all’indietro, in infinitum”.

 

In avanti non è più dato perché pochissimi, tra quanti già pochi conoscono ancora la tradizione, fanno figli.

 

Di nuovo Nietzsche: “Se questa volontà esiste, allora si fonda qualcosa come l’imperium Romanum”.

 

A proposito della volontà, ricordate il discorso che Ceriale,  il genero di Vespasiano, tenne nel 70 d. C. ai Trèviri e ai Lìngoni  riuniti ad ascoltarlo.

C’è la tesi politica della giusta dominazione dell’Urbe signora del mondo.

“Octingentorum annorum fortunā disciplināque compages haec coaluit: quae convelli sine exitio convellentium non potest” (Tacito, Hist. IV, 74). questa mole  consolidata con la fortuna e la disciplina di ottocento anni non può essere abbattuta senza rovina di chi la abbatte.

 

Torno a Nietzsche che vede nella Russial’unica potenza che oggi abbia durata nel suo corpo, che sia in grado di attendere, che ancora possa pomettere qualcosa-la Russia, il concetto opposto ai miseri staterelli e alla nervosità europea, entrati in una situazione critica con la fondazione del Reich tedesco. L’Occidente non possiede più quegli istinti dai quali crescono le istituzioni, dai quali cresce il futuro. Si vive per l’oggi, si vive assai velocemente-si vive assai irresponsabilmente: e a questo si dà il nome di libertà”.

 

 

A proposito della disciplina riferisco un pensiero di Hermann Hesse seguito da una terzina dantesca sulla volontà: “Ben presto si scoprì che erano bastate poche generazioni di una disciplina rilassata e senza scrupoli per danneggiare sensibilmente anche la vita pratica” Il gioco delle perle di vetro, p. 31.

 

“ per che le viste lor furo essaltate

con grazia illuminante e con lor merto

sì ch’hanno ferma e piena volontate” (Dante Paradiso, XXIX, 61-63

 

 

Villa Fastiggi 29 agosto 2025 ore 11, 41 giovanni ghiselli

 

p. s. Non ho censurato le parole con le quali Nietzsche elogia la Russia per vedere se c’è qualcuno talmente imbecille da accusare il Nostro di faziosità filoputiniana e quindi indegno di essere letto e studiato.

 

 

 

 

 



[1]IX, 8, 1169 a 18 sgg.

[2]Paideia , I vol.,  p. 47.


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