“Voglio dire qualche parola sulla mia arte dello stile in generale. Comunicare uno stato, una tensione interna di pathos, per mezzo di segni, compreso il ritmo di questi segni-questo è il senso di ogni stile”.
Insomma: chi ha stile, significa, dà segni come “il signore di cui c’è l’oracolo a Delfi: “ou[te levgei ou[te kruvptei ajlla, shmavnei” (Eraclito, 120 Diano), non dice né nasconde, ma significa. Si può essere significativi anche senza parlare con lo stile del proprio aspetto appunto stilizzato.
Ci innamoriamo di persone siffatte, mentre ci disgustano i chiacchieroni insignificanti.
Ancora Nietzsche “Buono è qualunque stile che comunica realmente uno stato interno, che non si sbaglia sui segni, sul ritmo dei segni, sui gesti”
Viceversa: “Odiamo una persona quando questa sbaglia tono” (Pavese, Il mestiere di vivere, 11 agosto1946)
Faccio un esempio di tono sbagliato: ho letto, non ricordo dove, che “Antonella Viola si è definita una astemia che si concede un calice solo nei ristoranti stellati”. Ebbene una frase del genere non è nemmeno odiosa: è solo plebea, se si pensa che milioni di italiani devono mettersi in fila alla caritas per avere del cibo.
Costei dovrebbe vergognarsi.
Ancora Cesare Pavese sullo stile: “Perché la gente prende delle pose, e fa il dandy, o lo scettico, o lo stoico, o il sans-souci, ecc.? Perché sente che c’è una superiorità nell’affrontare la vita secondo una forza, una disciplina. E’ infatti questo il segreto della felicità: assumere un atteggiamento, uno stile, uno stampo in cui devono cadere e modellarsi tutte le nostre impressioni ed espressioni.
Ogni vita vissuta secondo uno stampo coerente e comprensivo e vitale, è classica” (Il mestiere di vivere 1 giugno 1940.),
La "Classicità non è chiarezza sin dall'inizio, bensì contesa giunta ad unità, discordia conciliata, angoscia risanata". (B. Snell, Eschilo e l'azione drammatica , p. 141.)
Nietzsche 110 Ecce homo. Perché scrivo libri così buoni. 5 Sulle donne
A proposito, posso insinuare che io conosco le femmine? Fa parte della mia dote dionisiaca. E chissa? Forse sono io il primo psicologo dell’eterno femminino. Mi amano tutte-una vecchia storia: lasciando da parte le femmine minorate, le “emancipate” quelle cui manca la stoffa per fare bambini”.
Siamo nell’autunno 1888 a poche settimane dal crollo psichico del gennaio seguente. Quel “Mi amano tutte” è un sintomo.
Un donnaiolo che ci prova con tutte senza pagare nessuna è assimilabile al predatore che fa centro sì e no un paio volte su dieci. Personalmente una su quindici quando ero ancora un lepido brunetto. Oramai una su “novantuna”, da Giovanni invecchiato non male ma pur sempre invecchiato. Langue oramai il catalogo delle donne che amai.
Ma torniamo a Nietzsche sull’orlo della follia: “Per fortuna non ho nessuna voglia di farmi sbranare: la donna perfetta sbrana quando ama. Conosco queste amabili Menadi. Ah che razza di piccolo predatore pericoloso, strisciante, sotterraneo! E in più così piacevole! Una piccola donna che insegue la sua vendetta sarebbe capace di scavalcare anche il destino. La donna è indicibilmente più cattiva dell’uomo, anche più accorta; nella donna la bontà è già una forma di degenerazione (…) Come si può curare una donna-come la si può “redimere”? Facendole un figlio. La donna ha bisogno dei figli, l’uomo è sempre soltanto un mezzo: così parlò Zarathustra”.
Questo può essere per un certo tipo di donna. Ma ora prevale l’altro tipo che vede nell’uomo un mezzo per il piacere o per il benessere materiale o per la carriera. Per il piacere va bene siccome è condiviso. La strumentalizzazione da una parte o dall’altra invece fa schifo.
“Emancipazione della donna”-questo è l’odio istintivo della donna malriuscita, cioè di quella che non può procreare”
Quindi Nietzsche attacca Henrik Ibsen assimilandolo al “più maligno idealismo delle donne emancipate e definendolo “la tipica vecchia zitella”
Conclusione: “Sotto il nome di vizio io combatto ogni specie di contronatura o, se si amano le belle parole, di idealismo. Tale principio dice: “la predicazione della castità istiga pubblicamente alla contronatura. Il disprezzo per la vita sessuale, l’insudiciamento della medesima col concetto di impurità sono, in ogni loro forma, il delitto stesso contro la vita-il vero peccato contro lo spirito santo della vita”.
Villa Fastiggi, 31 agosto 2025 ore 15, 51giovanni ghiselli-
Il catalogo che non langue è questo dei lettori
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