Il vaso dei guerrieri micenei, del 1200 a.C., presenta una schiera di uomini armati e barbuti, tutti pressocché uguali tra loro, senza alcuna espressione particolare che li distingua uno dall’altro. C’è l’identità gregaria sempre gradita a chi comanda.
Poi vedo la pregevole statua dello Zeus dell’Artemision del 470 a. C. circa. Fu ritrovata nei fondali marini antistanti capo Artemisio, la punta settentrionale dell’Eubea. Nel signore dell’Universo tutto è motivato dalla sua volontà di cosmizzare il caos, il guazzabuglio che suscita la sapienza silenica dell’ajpoqanei`n qevlw, morire voglio, detto dalla Sibilla del Satyricon.
Il volto di Zeus è proteso a mirare lontano, il collo è eretto nella tensione del lancio indirizzato ad annientare i malvagi fomentatori e attori della confusione, le gambe divaricate, vittoriose in tutte le gare, sono tornite e muscolose, le braccia forti, aperte e tese nell’atto di lanciare forse una folgore contro un malvagio, il petto espanso è capace di ingoiare ogni tempesta. Mi suscita il desiderio di invecchiare in quella maniera. “Devo impiegare la vita opponendomi al male” mi dico.
L’arte mi aiuta a indagare me stesso.
Quindi vedo il Diadumeno di Policleto del 430 circa. Il giovane atleta ha un atteggiamento muliebre mentre si aspetta un giudizio dalle persone che vuole sedurre con la sua bellezza. Le due statue rappresentano la gioventù narcisista questa, e l’età matura cosciente di sé quella.
Procedo verso l’uscita fino al gruppo di Afrodite con Pan ed Eros. E’ del 100 a.C. Il mito dei classici è diventato mitologia un poco stucchevole. Venere nuda, con la mano destra che impugna un sandalo scherzosamente, e la sinistra che copre il pube mentre guarda sorridendo il satiro dalle zampe caprine che la fissa voglioso da basso, sembra una escort dalla resistenza mal pertinace alla richiesta delle sue grazie da parte del vecchio bramoso che ha già allungato le mani. Penso a quanto ho dovuto parlare corteggiando la splendida Helena con delicatezza, buon gusto, eleganza, prima di poterle toccare i capelli. Mi ha donato una felicità durata un mese, eppure rimastami dentro più a lungo di ogni altra.
Con lei c’è stato l’amore nel suo significato più alto e pieno, non il sesso digrignante né quello fiacco e svogliato.
Esco perché la mia sensibilità a quanto vedo è calata. Mi manca la luce del sole
Villa Fastiggi di Pesaro 8 agosto 2025 ore 19, 31 giovanni ghiselli
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