I tre fratelli del grande romanzo di Dostoevskij, in ordine di età Dimitri, Ivan e Alioscia, durante una delle mie elucubrazioni notturne mi hanno fatto venire in mente l’anima umana paragonata a una biga alata con l’auriga e due cavalli, uno bianco e uno nero.
Le funzioni dei tre fratelli è paragonabile, grosso modo, a quelle delle tre forze che muovono il cocchio. Le loro caratteristiche tuttavia non combaciano esattamente con quelle dei cavalli e dell’auriga. Tentiamo comunque un accostamento che può anche essere arbitrario. Tuttavia mi piace.
Dimitri dunque incarna la concupiscenza sregolata e può essere avvicinato al cavallo nero. Eppure nella terza parte del romanzo arriva a dire: “prima mi facevano languire soltanto le flessuosità del suo corpo infernale ma adesso ho trasfuso tutta la sua anima nella mia”. Sicché potrebbero spuntargli e ali.
Ivan è l’intellettuale che sa parlare e racconta storie intelligenti però non arriva a vedere l’idea del Bene senza la quale il sapere non è sapienza, quindi non può essere la guida della biga e nemmeno il cavallo bianco. Inoltre gli mancano la forza e il coraggio necessarie per contrastare il cavallo nero e favorire il ritorno dell’anima nella pianura della Verità.
Alioscia, illuminato dalla grazia divina può essere il correlativo dostoevskiano del cavallo bianco e pure dell’auriga, anche perché è stato educato dal maestro Zossima che morendo gli ha trasmesso il compito di benefattore e salvatore.
Questo è il mio pensiero o sogno o delirio della notte scorsa. Non sono certo che tale comparazione funzioni bene ma ho voluto scriverla perché mi piace e per invogliare qualcuno di voi a leggere i testi menzionati.
Che cosa ne dite?
Villa Fastiggi, 2 agosto 2025 ore 9, 44 giovanni ghiselli
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