martedì 12 agosto 2025

Le stesse cose ritornano.


Nel 1972 mi spezzai il  braccio destro precipitando dalla bicicletta. Correvo in un tratto in dicesa della panoramica di Pesro con Stefano Baldi, oggi un amico celeste. Era il maggio odoroso. Mi alzai dalla strada e vidi la mano destra caduta  con il polso giù fino al gomito. Un samaritano pietoso mi portò all’ospedale San Salvatore. Stefano, che aveva trovato il soccorritore ed era entrato nell’automobile, mi disse: non guardare l’osso fuoriuscito, se no vomiti”. Avevo paura di rimanere monco. Seguì un’operazione di ore a quanto mi fu detto, poi l’ingessatura. Uscito dall’ospedale, dopo un paio di giorni feci la salita della panoramica dal porto al faro. Una bravata giovanile. Ero ingessato fin sotto l’ascella e volevo sentirmi un eroe che non cede, come Achille.

In luglio mi ridussero il gesso fino al gomito e potei andare a Debrecen. Fu l’anno di Kaisa, la glottologa: non potevo perderla. Temevo invece di perdere il mio braccio destro. Quando andavo nella piscina  e vedevo persone senza un braccio o una gamba in una vasca di acqua rovente benefica per l’arto mutilato, rabbrividivo. Dicevamo che era “la piscina dei sifilitici”. Finalmente arrivò il giorno del redde rationem. Dies irae? Andai nell’ospedale per una radiografia di controllo dal quale sarebbe dipeso l’andamento del resto della mia vita.

L’ortopedico guardò la lastra e disse: “Nagyon Jo!”, molto bene!

Oggi è stato un altro giorno cruciale. La fisiatra dell’istituto San Pellegrino di Villa Fastiggi  tre giorni fa mi ha detto che sentivo ancora troppo dolore appoggiando il peso del corpo sulla gamba operata da un mese. Aveva già una lastra ma ne necessitava un’altra. Mi sono spaventato e oggi pensavo a un verdetto di vita o di morte.  Questa mi spaventava meno dell’invalidità. In fondo ho ottanta anni suonati e ho fatte tante cose, alcune anche molto piacevoli e belle.

Mia sorella cercava di scherzare e io le ho ricordato di essere il suo caro fratello che sanguina in croce. Quindi la lastra fatta dal tecnico nella sala gessi poi il dottore che la osservava pensoso. Temevo  una sentenza inappellabile con tanto di precipizio della mia vita.

Scrutavo la faccia  dell’ortopedico. Cercavo di coglierne i sehno

 Finalmente il  buon dottore, l’ottimo dottore disse: “molto bene!”. Si è dunque ripetuto il responso del 1972 a Debrecen: “Nagyon Jo!”

E si è ripetuta la contentezza di tanti anni fa. Questa volta non c’era l’amante per festeggiare ma ora non escludo niente di bello e di biono.

Ho scritto questo post per le amiche e gli amici che in questo mese si sono preoccupati per me e si sono occupati di me.

Del resto non sono parole del tutto soggettive. Dal punto di vista letterario il titolo è ripreso da un capitolo del romanzo di Musil L’uomo senza qualità;  da quello politico ho raccontato che la medicina funzionava bene nell’Ungheria comunista e funziona ancora abbastanza bene qui a Pesaro oggi. E non solo a Pesaro, credo.\

Questa sera sono ottimista e ho voluto comunicarlo a voi che mi leggete.

Villa Fastiggi di Pesaro 12 agosto 2025 ore 17, 34. giovanni ghiselli.

p. s. Statistiche del blog

All time1787965

Today157

Yesterday816

This month7120

Last month18318

   


Nessun commento:

Posta un commento