Archiloco dunque ha introdotto il canto popolare che è il perpetuum vestigium dell’unione dell’apollineo con il dionisiaco. Per prima cosa il canto popolare è uno specchio musicale del mondo. La melodia è dunque l’elemento primario che genera la poesia sprizzando immagini che non hanno il tranquillo fluire di quelle epiche. Nella poesia del canto popolare il linguaggio è teso al massimo per imitare la musica. Il ritardare è epico, il precipitare è lirico. La parola prende un nuovo tono dalla musica. Tra Omero e Pindaro cambia del tutto il materiale lessicale: tra loro due “debbono essere risuonate le melodie orgiastiche del flauto di Olimpo”. Questa a dire il vero mi pare una trombonata del giovane Nietzsche anche se il libro nell’insieme è geniale.
Pindaro secondo Leopardi: “Chi non sa quali altissime verità sia capace di scoprire e manifestare il vero poeta lirico, vale a dire l’uomo infiammato del più pazzo fuoco, l’uomo la cui anima è in totale disordine, l’uomo posto in uno stato di vigor febbrile, e straordinario (principalmente, anzi quasi indispensabilm. corporale), e quasi di ubbriachezza? Pindaro ne può essere un esempio: ed anche alcuni lirici tedeschi ed inglesi abbandonati veram. che di rado avviene, all’impeto di una viva fantasia e sentimento” (Zibaldone, 1856).
La musica appare come volontà nello specchio delle immagini e dei concetti, volontà nell’accezione di Schopenhauer cioè in antitesi alla disposizione estetica e puramente contemplativa.
La musica dunque non è volontà che “è ciò che in sé non è estetico, ma appare come volontà. Il lirico interpreta la musica con immagini apollinee e quindi vede un mondo turbinoso attraverso il medium della musica ma egli riposa nella tranquilla bonaccia della contemplazione apollinea. Egli interpreta la musica attraverso l’immagine turbinosa della volontà, ma staccato dalla brama della volontà è un puro e imperturbato occhio solare (p. 49). La musica non ha bisogno dell’immagine e del concetto ma solo li tollera accanto a sé. Il linguaggio non può realizzare esaurientemente il simbolismo cosmico della musica che simboleggia una sfera al di sopra di ogni apparenza: la contraddizione e il dolore originari nel cuore dell’uno primordiale. Il linguaggio è organo e simbolo delle apparenze e non può tradurre all’esterno la più profonda interiorità della musica.
Insomma nel poeta lirico, come nei cori delle tragedie, la musica prevale sulla parola che è ancilla della musica
Mi riesce difficile crederlo tenendo conto di quanto la cultura greca è logocentrica.
Villa Fastiggi di Pesaro 15 agosto 2025 ore 8, 54.
p. s.
Il ferragosto invero è una festa triste, tra le più tristi. Si comincia a sentire nell’aria la fine dell’estate e l’approssimarsi delle brume, sudario delle vacanze e delle lunghe giornate luminose. E’ una “grande festa” inventata per consolare quanti stanno per tornare a una monotona vita lavorativa priva di creatività, di meraviglia delle novità che ci rinnovano. Ancora una settimana poi “tristezza e noia/recheran l’ore, ed al travaglio usato/ ciascun in suo pensier farà ritorno” (Leopardi, Il sabato del villaggio, vv. 40-42).
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