venerdì 7 novembre 2025

Capitolo XXXVII- Il 1969.- I primi passi sulla mia via di insegnante educatore.


 

Nel marzo del 1969  mi laureai con una tesi sulla Poesia ungherese del Novecento aggiungendo conoscenze nuove che sarebbero entrate nel metodo comparativo cui ero predisposto e, quindi, predestinato.

 

Tra aprile e maggio feci un paio di supplenze a Pesaro cominciando a turbare presidi e colleghi per la mia stranezza e diversità da loro. Agli scolari invece piacqui subito. Anche loro mi piacevano.

 

Stavo scoprendo meglio e volevo valorizzare una componente del mio carattere e del mio destino: quell’ essere  a[topo~, fuori luogo, strano appunto, insolito, una caratteristica che attribuisce a se stesso Socrate nel Fedro di Platone (230a) e non se ne vergogna, anzi.

Allora non conoscevo questo dialogo ma iniziai lo stesso a constatare la mia diversità dagli altri anche come insegnante e a compiacermene, pur se mi creava già allora qualche noia e presagivo che me ne avrebbe procurate tante altre e molto più serie.

 

Mi piaceva essere inusuale perché vedevo che la mia stranezza favoriva l’interesse degli scolari: bambine e bambini dagli 11 ai 14 anni. Nei decenni successivi sarebbero piaciute anche agli adolescenti del Liceo classico e ai giovani laureati della SISS. Mi resi subito conto che l’insegnamento era la mia vocazione.

 

Gli allievi capivano che mi impegnavo per loro, che studiavo per interessarli, che mi stavano a cuore, li ascoltavo, li trattavo con delicatezza e cortesia, li rispettavo, cioè li osservavo cercando di persuaderli ad amare gli autori che amavo io, siccome mi avevano aiutato, e pensavo che avrebbero rafforzato e migliorato anche loro.

Citavo belle frasi a memoria per significare che i testi da cui le traevo erano importanti, pieni di significati che  spiegavo, e degni di essere ricordati. Vedevano  che in me c’era della serietà e c’era dell’affetto perché mi adoperavo per loro. A  mia volta  sentivo  il bisogno di educare quei discepol. Fu un primo approccio, breve per giunta, siccome l’estate giunse presto con un’altra Debrecen e con altri contatti umani pronti nel mio destino, tuttavia questa iniziazione nella scuola cominciò a darmi coscienza di come avrei interpretato il mio ruolo di insegnante. Mi ero già impostato nel modo che avrei perfezionato senza cambiarlo e mi ero avviato sulla strada che avrei percorso metodicamente per tutta la vita fino a oggi. Se avrò davanti altri anni, proseguirò su questa ascesa e, se più avanti ancora, dopo altro tempo, tornerò sulla terra, la riprenderò. Felicemente.

 

Bologna 7 novembre  2025 ore 9, 34 giovanni ghiselli

 

p. s

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I tanti lettori che mi leggono a ogni ora di tutti i giorni e le notti in tutto il mondo costituiscono un grande stimolo e una bella risposta alla mia vocazione educativa

 

 


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