Lisa sembrava assopita e l’uomo la riscosse. Ella
trasalì, si alzò si mise in fretta cappello e pelliccia come volesse salvarsi
da lui dovecchessìa.
Uscì dal paravento e posò sull’uomo uno sguardo
pesante.
“Io ghignai malvagiamene, ma mi forzai, per convenienza, a stornare gli occhi”.
“Addio” disse, dirigendosi alla porta.
“L’accompagnai alla porta e per mera malvagità le aprìi
la mano e vi misi…” I puntini stanno per la mancia da dare alla prostituta.
Vedremo che erano 5 rubli.
“Compìi quella crudeltà di proposito, ma non veniva
dal cuore bensì dalla testa guasta”.
Tale crudeltà “era
talmente d’accatto, talmente cerebrale, premeditata, libresca” che l’uomo si
riempì di vergogna e si precipitò dietro la ragazza tanto volgarmente
maltrattata e umiliata.
Quanto al “libresco” un affronto del genere a Katiusha
viene compiuto da Nechliùdov nel romanzo Resurrezione
di Tolstoj del 1899 quindi successivo a questo.
“Lisa! Lisa!
Gridai sulla scala. Ma se n’era andata.
Sul tavolo c’era il biglietto da cinque rubli buttato su tavolo. L’uomo
si vergognò, si vestì e corse dietro alla ragazza. C’era buio, silenzio e
nevicava.
Voleva caderle dinnanzi, singhiozzare di pentimento,
baciarle i piedi, implorare perdono.
Qui lo scrittore è autobiografico perché faceva anche
lui tali scene con la moglie stenografa Anna dopo ogni scenata.
Poi però il rintanato nella caverna ipogea ci ripensa:
“Forse che non la odierò domani stesso,
magari perché proprio oggi le ho baciato i piedi? Forse che non la tormenterò?”
Quindi torna a
casa e pensa che l’offesa è purificazione, è fonte di coscienza. Se fosse
rimasta qui le avrei insozzato l’anima , mentre l’offesa la eleverà.
Nel caso di Resurrezione
di Tostoj Katiusha Màslova la ragazza innamorata, prima amata poi offesa,
poi diventata una prostituta, si redime insieme con Dimitri Nechliùdov il
ragazzo ricco e viziato che dopo averla amata l’aveva spregiata poi si era
pentito. Presenterò questo romanzo il 15 dicembre nella biblioteca Ginzburg di Bolognai
Quindi un quesito: “ e veramente io pongo questa
oziiosa domanda: che cosa è meglio, una volgare felicità o un’elevata
sofferenza? Suvvia, che cosa è meglio?” 156. Può esserci anzi un nesso tra sofferenza
e felicità
Lo stariez Zossima dice le sue ultime volontà ad
Alioscia: “ Avrai molto da fare. Ma non dubito di te, e perciò ti mando nel
mondo. Cristo sarà sempre con te. ConservaLo nel tuo cuore, ed anche Lui ti
conserverà. Conoscerai grandi sofferenze, e nel dolore troverai la felicità.
Eccoti il mio testamento: nelle sofferenze cerca la felicità. E lavora, lavora
senza tregua”[1].
Un’elevata sofferenza è quella che allarga la
coscienza
Non vidi Lisa mai più né seppi mai nulla di lei.
E’accaduto anche a me con quasi tutte le mie donne.
Quasi tutte queste hanno lasciato me, tranne tre o quattro lasciate da me visto
che non avevano intenzione di lasciarmi.
I ricordi come questo sono molesti e danno l’angoscia e sono quindi
“una pena correzionale”.
L’uomo del sottosuolo si
rende conto di avere ricordato le vicende di un anti-eroe, un depravato morale
disavvezzato alla vita. Del resto lo siamo un po’ tutti e per questo
zoppichiamo. La vita vera ci disgusta, ci affatica, qualcosa del genere di un impiego,
e conveniamo tutti, entro noi, che son meglio i libri (157)
Foscolo ha scritto: ““Il mondo in cui viviamo ci affatica, ci affligge e quel che è peggio,
ci annoia; però la poesia crea per noi oggetti e mondi diversi”.
Foscolo-Principi
di critica poetica .
Gli uomini in genere preferiscono
la tutela alla libertà.
Cfr. La leggenda del Grane
Inquisitore immaginata e raccontata da Ivan nei Fratelli Karamazov.
“Per quello che mi riguarda,
non ho fatto altro nella mia vita che
spingere agli estremi ciò che voi non osavate fare neanche a metà,
stimando per giunta ragionevolezza la vostra vigliaccheria e con questo inganno
consolandovi. Sicché io ne risulto magari più vivo di voi.
Non sappiamo dove stia di
casa la vita e se ci togliessero i libri ci smarriremmo. Ci pesa persino di
essere uomini e ci vergogniamo financo del nostro corpo: lo riteniamo
un’ignominia e aspettiamo di diventare non so quali inauditi esseri astratti”.
Cfr. Platone (corpo- tomba , Cratilo, 400c)) e Dante (vermi nati a
formar l’angelica farfalla Purgatorio,
X, 124-125).
Ma basta ; non voglio più
scrivere dal sottosuolo.
Fine
Bologna primo novembre 2025 ,
ore 19, 17 giovanni ghiselli
Ricordo che il 17 novembre presenterò
Dostoevkij nella biblioteca Ginzburg dalle 17 alle 18, 30
Il link per seguire da lontano
l’ incontro del 17 novembre è questo: https://meet.google.com/cyx-eswg-o
p. s
Statistiche del blog
All time1843602
Today939
Yesterday1409
This month939
Last month24466
Nessun commento:
Posta un commento