sabato 1 novembre 2025

Dostoevskij Memorie del sotto suolo. Sedicesima e ultima parte.


Lisa sembrava assopita e l’uomo la riscosse. Ella trasalì, si alzò si mise in fretta cappello e pelliccia come volesse salvarsi da lui dovecchessìa.

Uscì dal paravento e posò sull’uomo uno sguardo pesante.

“Io ghignai malvagiamene, ma mi forzai, per convenienza, a stornare gli occhi”.

“Addio” disse, dirigendosi alla porta.

“L’accompagnai alla porta e per mera malvagità le aprìi la mano e vi misi…” I puntini stanno per la mancia da dare alla prostituta. Vedremo che erano 5 rubli.

“Compìi quella crudeltà di proposito, ma non veniva dal cuore bensì dalla testa guasta”.

 Tale crudeltà “era talmente d’accatto, talmente cerebrale, premeditata, libresca” che l’uomo si riempì di vergogna e si precipitò dietro la ragazza tanto volgarmente maltrattata e umiliata.

 

Quanto al “libresco” un affronto del genere a Katiusha viene compiuto da Nechliùdov nel romanzo Resurrezione di Tolstoj del 1899 quindi successivo a questo.

 

 “Lisa! Lisa! Gridai sulla scala. Ma se n’era andata.  Sul tavolo c’era il biglietto da cinque rubli buttato su tavolo. L’uomo si vergognò, si vestì e corse dietro alla ragazza. C’era buio, silenzio e nevicava.

Voleva caderle dinnanzi, singhiozzare di pentimento, baciarle i piedi, implorare perdono.

 

Qui lo scrittore è autobiografico perché faceva anche lui tali scene con la moglie stenografa Anna dopo ogni scenata.

 

Poi però il rintanato nella caverna ipogea ci ripensa: “Forse che non la odierò  domani stesso, magari perché proprio oggi le ho baciato i piedi? Forse che non la tormenterò?”

 Quindi torna a casa e pensa che l’offesa è purificazione, è fonte di coscienza. Se fosse rimasta qui le avrei insozzato l’anima , mentre l’offesa la eleverà.

Nel caso di Resurrezione di Tostoj Katiusha Màslova la ragazza innamorata, prima amata poi offesa, poi diventata una prostituta, si redime insieme con Dimitri Nechliùdov il ragazzo ricco e viziato che dopo averla amata l’aveva spregiata poi si era pentito. Presenterò questo romanzo il 15 dicembre nella biblioteca Ginzburg di Bolognai

Quindi un quesito: “ e veramente io pongo questa oziiosa domanda: che cosa è meglio, una volgare felicità o un’elevata sofferenza? Suvvia, che cosa è meglio?” 156. Può esserci anzi un nesso tra sofferenza e felicità

Lo stariez Zossima dice le sue ultime volontà ad Alioscia: “ Avrai molto da fare. Ma non dubito di te, e perciò ti mando nel mondo. Cristo sarà sempre con te. ConservaLo nel tuo cuore, ed anche Lui ti conserverà. Conoscerai grandi sofferenze, e nel dolore troverai la felicità. Eccoti il mio testamento: nelle sofferenze cerca la felicità. E lavora, lavora senza tregua”[1].

Un’elevata sofferenza è quella che allarga la coscienza

Non vidi Lisa mai più né seppi mai nulla di lei.

 

E’accaduto anche a me con quasi tutte le mie donne. Quasi tutte queste hanno lasciato me, tranne tre o quattro lasciate da me visto che non avevano intenzione di lasciarmi. 

 

I ricordi come questo  sono molesti e danno l’angoscia e sono quindi “una pena correzionale”.

L’uomo del sottosuolo si rende conto di avere ricordato le vicende di un anti-eroe, un depravato morale disavvezzato alla vita. Del resto lo siamo un po’ tutti e per questo zoppichiamo. La vita vera ci disgusta, ci affatica, qualcosa del genere di un impiego, e conveniamo tutti, entro noi, che son meglio i libri (157)

 

Foscolo ha scritto: “Il mondo in cui viviamo ci affatica, ci affligge e quel che è peggio, ci annoia; però la poesia crea per noi oggetti e mondi diversi”.

 Foscolo-Principi di critica poetica .

 

Gli uomini in genere preferiscono la tutela alla libertà.

 

Cfr. La leggenda del Grane Inquisitore immaginata e raccontata da Ivan nei Fratelli Karamazov.

 

“Per quello che mi riguarda, non ho fatto altro nella mia vita che  spingere agli estremi ciò che voi non osavate fare neanche a metà, stimando per giunta ragionevolezza la vostra vigliaccheria e con questo inganno consolandovi. Sicché io ne risulto magari più vivo di voi.

Non sappiamo dove stia di casa la vita e se ci togliessero i libri ci smarriremmo. Ci pesa persino di essere uomini e ci vergogniamo financo del nostro corpo: lo riteniamo un’ignominia e aspettiamo di diventare non so quali inauditi esseri astratti”.

Cfr. Platone (corpo- tomba , Cratilo, 400c)) e Dante (vermi nati a formar l’angelica farfalla Purgatorio, X, 124-125).

 

Ma basta ; non voglio più scrivere dal sottosuolo.

Fine

 

Bologna primo novembre 2025 , ore 19, 17 giovanni ghiselli

Ricordo che il 17 novembre presenterò Dostoevkij nella biblioteca Ginzburg dalle 17 alle 18, 30

 

 

Il link per seguire da lontano l’ incontro del 17 novembre è questo: https://meet.google.com/cyx-eswg-o

 

p. s

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[1] F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, p. 123.


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