Uscito dall’ospedale, mi
diressi alla vecchia Seicento, incerto se procedere a piedi lungo i binari per esplorare il luogo oltre
la piazza dove tizzi lanciati dal sole già alto guizzavano sul selciato, oppure
fare retromarcia e seguire in automobile il giro del tram che si era mosso e
piegava verso sinistra, ossia iniziando il ritorno verso il centro. La cosa mi
fece tristezza: ero appena arrivato e non dovevo retrocedere subito.
Invero ne ero pure tentato: tornare indietro,
evitare la prova, schivare il confronto con ragazzi non tanto sconciati quanto
ero io in quel tempo.
Però mi
venn in mente il mio primeggiare di una volta; ricordai Achille che cedere
nescius [1], non si lascia bloccare dalla
profezia del cavallo fatato Xanto, e gli risponde:"ouj lhvxw"[2]. Ripetei quelle parole eroiche a
me stesso, prima in greco, poi in italiano: “non cederò”. Mi piacqui: lo avrei
ripetuto in inglese alla prima straniera che si fosse lasciata corteggiare.
Anche alla seconda magari. Ma come si diceva? Ricordavo to yield, forse da Shakespeare. Al ginnasio ci avevano insegnato a
leggere il Macbeth e il Giulio
Cesare ma non sapevo parlare l’inglese corrente. Del resto avevo sentito
dire da un professore di Glottologia, un donnaiolo, che le lingue si imparano a letto.
La mia mente riprendeva a orientarsi sulla stella polare
della vita
I come to praise the life, not to bury myself,
mi dissi.
Proseguìi
a piedi. Fatti duecento metri vidi e
riconobbi, riconosciuto a mia volta sebbene fossi male in arnese, alcuni
studenti della facoltà di Lettere di Bologna che, arrivati la sera prima, si
erano già sistemati.
Quindi
mi accompagnarono fino al collegio poco distante dandomi buone notizie
sull’ambiente, immagino per incoraggiarmi. Si vedeva che ne avevo bisogno. Nell’ultimo breve tratto della lunga tasferta
venni aiutato da quei Samaritani mossi
visceralmente[3] a compassione dal mio aspetto devastato.
Ero stato altresì assistito dal destino,
poiché all’origine di tutto c’è il Fato,
"cum fatum nihil aliud
sit quam series implexa causarum" [4],
dal momento che il fato non è
altro che la serie concatenata delle cause.
Sicché tornai a recuperare l’automobile, e
finalmente potei presentarmi alla segreteria, quindi alla ricezione dove mi
assegnarono un posto in una camera a quattro letti. Il viaggio di
Non sarebbe stato altrettanto
faticoso, mentalmente, quando lo avrei ripetuto in bicicletta nel 2011,
nonostante una caduta precipitosa in un fosso profondo, con la bici sotto di me
e sopra di me lo zaino, oltre il buon Dio. Grazie a Lui, chiunque Egli
sia, il fosso era erboso, e l’avello suburbano di gianni ghiselli non è
stato scavato a Nagykanizsa la cittadina situata tra il confine della terra
magiara e il lago Balaton.
Allora, nel 2011, sollevai il
fianco già antico e raggiunsi di nuovo la meta con Fulvio, il vecchio amico
oramai settantenne, anzi l’amico nobile che nel momento più difficile mi proibì
di soccombere, e i due amici giovani, gli ex allievi Maddalena e Alessandro conforti
e sostegni dell’antichità di noi altri due.
Superati gli anni della sciagura, anche grazie agli incontri
fatti nell’Università estiva di Debrecen, le cose mi andarono bene, sempre
meglio. Quasi invulnerabile come Achille ero diventato con il volgere delle
stagioni.
Dopo il liceo la visione del
mondo mi era stata oscurata dalla mancanza dell’amor proprio necessario alla
salute, a quella fisica e a quella mentale.
L’amore di se stesso prima o
poi attira l’amore degli altri necessario a mantenerlo.
Chi ne è privo, o privato, è
pure impedito di raggiungere qualsiasi meta che non sia quel bene agognato con
le forze più vive dell’anima.
Le poesie di Leopardi sono
belle per chi le legge, e consolatorie, ma per l’autore furono consolazioni
insufficienti, credo, tali che sicuramente non compensavano il premio grande,
davvero olimpico, cui aspirò per tutta la vita per il suo genio: negli auspìci
dovette sostituire con la morte quella ricompensa del valore che io, da eterno
scolaro, chiamo “borsa di studio”, insomma l’amore di una donna bella e fine.
La morte potrebbe essere sì
una “bellissima fanciulla-dolce a
veder”, ma non tanto bella e dolce quanto Silvia e Nerina, le ragazze
osservate, ammirate, pensate, a Recanati e altrove, sempre senza uno straccio
di contraccambio.
Elena che certificò la mia resurrezione nel
1971 era sì lieta come bella, e non teneva un piede, o tutti e due, nella tomba
come le fanciulle di Leopardi. E soprattutto mi contraccambiò.
Il Recanatese è rimasto per
me un maestro di pensiero e sensibilità ma non di vita.
Pensate che ho una parentela
acquisita con lui. Non di sangue purtroppo. O per fortuna: se no potrei essere gobbo.
La mamma della nonna materna
Margherita era una Carancini di Recanati e sua sorella aveva sposato il
marchese Rodolfo Antici che l’aveva nobilitata. Io verrò nobilitato da Elena. Già il suo nome è circonfuso di luce
sacra.
Non sente il gusto della vita
chi non assaggia il sapore di donne
liete e belle, un piacere che ci assimila agli dèi, “perché la felicità che
nasce da tale beneficio, è di troppo breve intervallo superata dalla divina” [5].
Ma torniamo a quel mattino
antico. Ti ricordo, lettore novello, che era il luglio dell’anno di mia
salvazione 1966.
Note
[1]Orazio, Odi
, I, 6, 5- 6:" gravem /Pelidae stomachum cedere nescii ",
la funesta ira di Achille incapace di
cedere.
2 Iliade , XIX, v. 423.
3 Cfr. N. T. Luca, 10, 33 “Samarivth" de; ti"
ojdeuvwn h\lqen kat j aujto;n kai; ijdw;n 4Seneca,
De beneficiis, IV, 7
Bologna 3 novembre 2025 ore
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giovanni ghiselli
p. s.
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[1]Orazio, Odi
, I, 6, 5- 6:" gravem /Pelidae stomachum cedere nescii ",
la funesta ira di Achille incapace di
cedere.
[2] Iliade , XIX, v. 423.
[3] Cfr. N. T.
Luca, 10, 33 “Samarivth"
de; ti" ojdeuvwn h\lqen kat j aujto;n kai; ijdw;n ejsplagcnivsqh”.
[4] Seneca, De
beneficiis, IV, 7
[5] G. Leopardi, Operette
morali, Storia del genere umano.
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