venerdì 6 febbraio 2026

Lo sdegno della signora Giorgia Meloni.


Sulla prima pagina del quotidiano “la Repubblica” di oggi leggo:

“Meloni: “Indignata con i giudici che scarcerano i violenti”

Breve commento: gentile signora Presidente, Lei non dovrebbe avere alcun potere sulla magistratura sicché indignandosi nuoce solo a sé stessa.

Se voleva intervenire sui magistrati con autorità legittima, doveva diplomarsi in un liceo, magari addirittura classico, poi laurearsi in legge, quindi fare un concorso, diventare giudice e arrivare fino al C.S.M.

Rispondo con questo a quanto ha detto Lei a proposito dei giudici che pretendono di fare politica. Vero è che oggi tutto è confuso in un guazzabuglio che fa pensare al caos primordiale, ma da una Signora non brutta né stupida come appare Lei mi sarei aspettato un maggior controllo dello qumov~ (thymós) che è la parte emotiva.

Medea dice Kai; manqavnw me;n oi\\\a dra'n mevllw kakav,-qumo;" de; kreivsswn tw'n ejmw'n bouleumavtwn,-o{sper megivstwn ai[tio" kakw'n brotoi'""( Euripide, Medea,  vv. 1078-1080), capisco quale abominio sto per compiere, ma più forte dei miei ragionamenti è la passione, che è causa dei mali più grandi per i mortali". 

Sono versi  del quinto episodio della tragedia  detti dalla madre furente dopo che ha preso la decisione folle di uccidere i propri figli per infliggere dolore al padre dei bambini che l’ha lasciata per un’altra donna più conveniente. L’avverto che l’alfabeto greco appare traslitterato a chi non ha nel computer il font Hellenica. Se vuole glielo mando. Se imparerà qualche bella frase greca e la citerà in parlamento farà un figurone, come faceva Andreotti ai suoi tempi, e magari vincerà il referendum. Non credo invece che attaccare i giudici sia una buona tattica.

Bologna 6 febbraio 2026 ore 16, 33 giovanni ghiselli

p. s.

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