domenica 3 agosto 2025

Grecia 1981 Capitolo XXVII Il baccanale corrotto.

Dopo qualche minuto scesi dal treno fermo nella stazione di Bari. Volevo osservare la gente. Diversi giovani muniti di barattoli con liquidi vari si radunavano non senza turbolenza attorno ad apparecchi che trasmettevano frastuoni catarrosi e metallici. Loro stessi, ragazzi e ragazze, erano assai agitati e urlavano mentre si accalcavano urtandosi a vicenda, spingendosi fin sopra i binari, perfino colpendosi nei dorsi curvi e nei visi sfacciati. Avrei voluto osservare il prossimo mio con benevolenza, ma il caos di quel baccanale corrotto, mi tolse i pensieri buoni e mi inoculò sentimenti cattivi compiendo l’ufficio di chi lo diffonde per radio e televisione proprio perché la gente non pensi e diventi cretina.
Per giunta lo scempio del cervello e del cuore diffuso dal baccano e dalle droghe è alleato con quel consumo predicato perpetuamente da ogni forma di propaganda sebbene sia metafora e fratello dello spreco, della distruzione, della guerra, della morte. La congregazione de propaganda mala fide imperversa ovunque.
Mi allontanai abbastanza per riflettere su quel branco che mi aveva disturbato e alienato dalla simpatia che sento istintivamente per ragazze e ragazzi. Di adolescenti mi intendevo già allora.
“Ecco la nostra civiltà antica - pensavo - di nuovo appestata dai Trimalchioni ignoranti e consumisti: eccola di nuovo predisposta al carnevale cosmopolita che ci verrà  imposto da popoli meno stremati ”.
Mentre pensavo sbrigativamente in questa maniera, quella gioventù diseducata, aizzata dal fracasso infernale che rimbombava e frastornava i cervelli, si scambiava spinte e botte da orbi con violenza cieca appunto. Oggi va peggio: molti ragazzi semianalfabeti o analfabeti integrali e incapaci di parlare si esprimono a coltellate.
Mi vennero in mente le luride siringhe, spazzatura di morte, che avevo notato con raccapriccio nei prati della sventura della dotta ma grassa Bologna.
Le droghe deleterie talora si camuffano prendendo aspetti fallaci. Anche certi alimenti reputati bocconi ghiotti sono malefici.
Pure il mangiare smodato diventa una droga.
Mi vennero in mente le lasagne-vincisgrassi: un cibo che per essere mangiato senza danno presuppone digiuni ascetici e ore di movimento, un anti-cibo che, inghiottito sistematicamente senza esercizi somatici spossanti, senza una fame da lupi, in un paio di settimane getta nell’obesità che predispone a ogni malattia del corpo e della mente.
Pensavo ai bambini obesi figli di genitori grassi pure loro, e dementi per giunta, e per lo più delinquenti aizzati dalla pubblicità che li spinge a ingozzarsi e ingozzare i figli senza misura. Ogni giorno si ingrossa questo gregge di Ades che privato dell’educazione, per sfuggire alla noia, per riempire il vuoto si getta sull’esca ingannevole lanciata da una propaganda che favorisce il profitto di alcuni, il decadimento dei più e la miseria di tanti.
Questo amo coperto da bocconi velenosi pende davanti al rictus del volgo e lo sollecita, ne stuzzica i sensi e i nervi stremati, lo induce ad abboccare, privo com’è di ogni difesa culturale, intellettuale e morale. L’amo nascosto squarcia il cervello. 
Le lusinghe assassine, spacciano come musica un frastuono drogato, come amore la pornografia, come arte la negazione della chiarezza e della bellezza. Diffondono un desiderio di spreco, rovina, luridume, annientamento, tutte metafore del folle consumo voluto dal mercato. Ne consegue un ribaltamento: la forza vitale diventa cieca violenza distruttiva, l’amore copula digrignante, lo stimolo momentaneo è droga che invecchia, rende malato e annienta lo spirito con il corpo di chi la assume. Il genocidio culturale arriva all’afasia che arriva ad annientare Verbum e verba. Invece loro chiacchiere vuote, urla rabbiose, spinte, botte e coltellate.

Villa Fastiggi  3 agosto  2025 ore 17, 36 giovanni ghiselli

p. s.
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