Alcuni genocidi vengono esecrati per decenni o perfino per secoli.
Su altri invece cala il silenzio e l’oblio.
Altri ancora vengono addirittura ricordati e celebrati come opere di bene.
Andromaca nella tragedia Troiane – primavera del 415 a. c.-dell’Ateniese Euripide accusa i Greci che le hanno ucciso suo figlio, il bambino Astianatte, di essere loro i veri barbari mentre accusano di barbarie tutti gli altri popoli.
Gli imperialisti ateniesi nell’inverno 416-415 hanno compiuto un genocidio contro gli abitanti dell’isola di Melo che avevano rifiutato di sottomettersi. Euripide allude a questo fatto storico contemporaneo. Gli abitanti di Atene se ne sarebbero ricordati con rammarico e spavento a guerra finita con la loro sconfitta (404).
Anche la distruzione di Cartagine del 146 a. C. fu un genocidio. Poi il genocidio dei nativi d’America e tanti altri. Non ne faccio il catalogo.
Ora ci sono quelli che non riconoscono il genocidio di Gaza.
Certo, possiamo chiamarlo sterminio, terra desolata e orrendamente sconciata, volontà di annientare un popolo intero. Non cambia granché.
Quanto voglio affermare con questo post è che non c’è stato un genocidio soltanto nella storia dell’umanità, bensì esso è un crimine ricorrente, è il maximum scelus periodico, e condannarne uno solo, quello ordinato dall’imbianchino austriaco, dal tanghero sanguinario, significa giustificare o minimizzare tutti gli altri presentandoli quali fatti collaterali, o ghiribizzi di qualche squilibrato, o giuste rappresaglie, o addirittura opere di bene, come hanno fatto a lungo non pochi opinionisti nostrani.
Il racconto è dolore e pure un poco rischioso, ma il silenzio è complice.
Villa Fastiggi, 5 agosto 2025 ore 11, 54 giovanni ghiselli
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