lunedì 1 luglio 2024

Ifigenia CCXXVI. I passi del Pordoi e del San Pellegrino.


 

Il giorno seguente facemmo un’altra pace provvisoria e precaria. L’ intermittenza sentimentale del nostro rapporto era la conseguenza del terreno sismico dove lo avevamo fondato quasi due anni prima. Tanti mesi di scosse iniziate quasi subito.

Il 2 luglio dunque ci incontranmo per caso in via Ugo Bassi. Mi sentivo già scapolo e guardavo le donne. Ero in forma: snello, abbronzato, con le gambe lasciate in buona parte scoperte da calzoncini corti e mi capitava di venire contraccambiato da sguardi di simpatia. Talora ci scappava anche un sorriso: l’eterno, meraviglioso, beato richiamo dei sessi. Non c’è niente di meglio al mondo.

“Ma sì- pensavo- posso fare benissimo a meno di quella. Ce n’è tante di femmine in giro anche attraenti non meno di lei e non così fastidiose”. Un pensiero che sarebbe stato contraddetto dai fatti dei quarantaquattro anni seguenti. Vedremo come andrà nei prossimi se camperò ancora e incontrerò altre donne.

A un tratto la vidi. Mi venne incontro con aria giuliva e disse: “Ciao bello, che cosa fai qui?” Rimasi di stucco: non sapevo come reagire.

Lo capì e volle togliermi dall’incertezza dando segni di ilare benevolenza.

“Ti sei perduto nella nostra città, amore mio?”

“Oggi recita la parte della vera Ilaria” pensai e stetti al gioco. Le accarezzai la faccia e risposi: “Non mi sono perduto. Temevo di avere smarrito te. e ti cercavo”.

“Anche io” fece lei . Così ancora una volta raccapezzammo i cocci del nostro rapporto.

Il resto del mese andò bene tra noi siccome ci vedevamo poco: io stavo a Pesaro per lo più, Ifigenia a Bologna seguendo le lezioni del suo maestro alla scuola di recitazione.

La vicinanza e l’ozio ci facevano litigare.  

Il 19 andai  nella valle di Fassa con Fulvio e le nostre biciclette smontate e sistemate nella sua automobile.  Avevamo deciso di scalare il Pordoi da Canazei alla cima, la cima Coppi per noi: 12 chilometri circa di salita pedalabile invero con rapporti da andatura non troppo lenta.

Fulvio mi superava in discesa ma in salita non teneva il mio passo, sicché dovevo gareggiare con me stesso: ridurre ogni giorno il tempo impiegato. Già da bambino avevo una forte volontà agonistica che significa sentire il bisogno di primeggiare sempre e non cedere mai là dove si ha del talento. Al primo tentativo impiegai un’ora e un minuto usando il 25. Non ne ero contento. Quindi giurai che il giorno dopo ci avrei riprovato con il 21 per scendere sotto l’ora per lo meno. Arrivai i 48 e 28. Me ne vantai con Fulvio e dissi: “lo dovevo a me stesso”. “Sei un fanatico” fece l’amico che ha sempre cercato di calmare le mie frenesìe.

Un’altra volta scalammo il San Pellegrino, un nove chilometri di salita da Moena, senza tornanti e con pendenza maggiori. Dovetti aspettare Fulvio al passo, ma l’amico mi distanziò in discesa.  Mia sorella che era a Moena e ci aspettava in paese, quando arrivai diversi minuti dopo l’amico, mi canzonò con un pesaresismo simpatico,  antico e pure nobile come ogni cosa antica : “ Fulvio ti ha dato le seppie”.

Significa: ti ha battuto sonoramente.

 

Bologna 2 luglio 2024  ore 18, 38 giovanni ghiselli

 

p. s.

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Ifigenia CCXXV Lupi, cani e uomini.


 

Lupus est homo homini, sive potius homo homini deus si suum officium sciat

 

Ci vestimmo  in modo da non prendere freddo e uscimmo.

Sotto le stelle, le rocce e gli alberi della foresta sentimmo i limiti delle nostre anime recintate da fili spinati: pregiudizi, ignoranza, rancori e dolori che ci rendono stupidi, vili e feroci

Il giorno seguente comprai le necessarie scarpe di gomma. Quindi andammo a fare la passeggiata per la quale si era litigato ciecamente le sera prima. Arrivammo alla Malga Peniola situata sopra la strada che da Moena porta a Predazzo.

 

 Il marzo seguente ci sarei tornato da solo in una sorta di pellegrinaggio per sovvenirmi di lei.

Non era ancora arrivata la primavera lassù e c’era la neve dove sdrucciolavo mentre soffrivo l’assenza di Ifigenia in modo implacabile e atroce

Davanti a questa Malga c’è una chiesetta minuscola, un luogo sacro dove mi reco ogni anno a trarre auspici, di solito senza chiedere né augurarmi eventi impossibili e implausibili.

 

Ma quella mattina di luglio avevo di nuovo la mente offuscata e Ifigenia non era più lucida di me. Eravamo in mezzo alla natura in festa per gratitudine al dio che la inondava di luce e calore. Noi due eravamo di nuovo pieni di risentimenti reciproci. La ragazza non vedeva niente di bello in quel culmine della vita dell’anno. Si lamentava di essere stanca. Non faceva domande né  diceva parole interessanti. Mi sembrava di camminare con un bagaglio gravoso e opprimente.  Mi sentivo bestia da soma.

In un luogo a vista d’occhio deserto facemmo l’amore pur di fare qualcosa. A un tratto si mise a piovigginare da una nuvola arrivata sopra il bosco.

Mancavano solo minacce di orsi o di cani randagi affamati e furiosi.

Mi venero in mente quando queste bestie immonde mi avevano inseguito arrivando vicini ai miei polpacci con le zanne omicide. Due o tre volte mi ero già dato per morto. Ma poi avevo reagito con l’istinto di sopravvivenza e con pedalate più furiose di qegli animali assassini. Il cane può essere amico o nemico dell’uomo.  Come la donna e come l’uomo per l’uomo.

Canis homo homini , ho sempre pensato. Il lupo è meno pericoloso.

 

“Chiamate il pettirosso e lo scricciolo, che volano sopra i boschetti ombrosi, e con foglie e fiori coprono i corpi soli al mondo degli insepolti. Chiamate al suo lamento funebre la formica, il topo dei campi e la talpa, che levino mucchi di terra per tenerlo caldo e quando le ricche tombe vengono depredate non soffra danno:

But keep the wolf far hence, that's foe to men,/For with his nails he' ll dig them up again"[1], ma tenete lontano il lupo, che è nemico degli uomini, altrimenti con le sue unghie li dissotterrerà

Ho sempre modificato queste parole di Webster sostituendo dog a wolf.

 

 

Nel pomeriggio partimmo. Quando fummo arrivati a casa mia, dopo un viaggio penoso, ci buttammo nel letto senza alcun desiderio. Eppure aleggiava la voglia di un altro litigio che generasse altre emozioni cattive quale afrodisiaco orrendo.

La scintilla la diede il telefono alle dieci di sera. Non l’avevo staccato perché potevano chiamarmi per l’esame di maturità.

Mentre tentavamo da seminudi un già difficile approccio sentimmo suonare. Andai a rispondere ma non c’era nessuno. Era il destino che ci avvisava: è ora di litigare, tempus altercandi

Infatti, come fui rientrato in camera, la contubernale adirata stava rivestendosi in fretta .

“aspettavo una telefonata importante da mia madre ma non c’era nessuno” dissi per giustificami. Invano

“Prima di venire a letto con me, devi staccare o silenziare il telefono” urlò come abbaiando, caninamente appunto.

Il mio antico terrore dei cagnacci furiosi e l’eterna paura dell’autonomia minacciata mi fecero reagire con rabbia

“No, bella, tu devi a me non lo dici, soprattutto in casa mia e nel mio letto”

“Allora portami subito a casa mia”, ribatté la megera.

“immediatamente” risposi e ci rivestimmo in fretta e furia.

Aveva un abito rosso che assecondava e valorizzava le forme del suo corpo inncensurabile. Bella era bella assai. Però quella sera mi apparve soprattutto cattiva. La vera satanessa. La portai a casa in fretta e la feci scendere dall’automobile senza nemmeno salutarla. Eranno le 10 e cinquanta del primo luglio 1980. Credevo che fosse l’ultimo minuto della nostra storia. Invece mancavano undici mesi e mezzo di tribolazioni intervallate da alcune gioie.

Mancano ancora il mese di Debrecen dove andammo con Fulvio, un viaggio in Grecia, l’autunno, l’inverno e la primavera a Bologna con le esperienze di Ifigenia nella scuola di recitazione e la sua fuga con un vecchio attore la notte tra il 12 e il 13 giugno del 1981. La stessa della caduta del bambino nel pozzo.

Bologna primo luglio 2024 ore 11, 48 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] J. Webster, Il diavolo bianco (del 1612),  I, 2.