Parte della Conferenza di
venerdì 4 ottobre nell’Hotel Alexander di Pesaro dalle 19.
Nel Gorgia di Platone c’è il
racconto del giudizio delle anime. In questo dialogo platonico Socrate dice a
Callicle, il sofista fautore del diritto del più forte, che al tempo di Crono e all’inizio del regno
di Zeus, c’erano giudici viventi che giudicavano uomini ancora vivi, emettendo
sentenze nel giorno in cui era destino che i giudicati morissero.
Ma i giudizi erano errati (kakw`~ ou\n aiJ divkai
ejkrivnonto, 523b). Così succedeva che
nel carcere del Tartaro finissero i giusti e nelle isole dei beati i malvagi.
Zeus comprese che gli errori giudiziari dipendevano dal fatto che i giudici vivi emettevano sentenze su dei vivi,
e questi potevano trarre in inganno
poiché le anime malvagie erano
rivestite con corpi attraenti, rese autorevoli da stirpi illustri, coperte da
ricchezze, e aiutate da molti testimoni che davano false testimonianze (523c).
I giudici ne restavano impressionati e
condizionati.
Allora Zeus disse che gli
uomini non dovevano conoscere in anticipo il giorno della loro morte. Inoltre
sarebbero stati giudicati del tutto privi di orpelli, cioè da morti. Anche il
giudice doveva essere nudo e morto, così da penetrare direttamente con lo
sguardo nell’anima di ciascun giudicato. E veniva vietato il seguito di parenti.
Papa Francesco ha detto che
il sudario è senza tasche.
Breve Excursus su Giuseppe Parini
“Perchè turbarmi l’anima,
O d’oro e d’onor brame,
Se del mio viver Atropo
Presso è a troncar lo stame?
E già per me si piega 5
Sul remo il nocchier brun
Colà donde si niega
Che più ritorni alcun? (…)
Me non nato a percotere 25
Le dure illustri porte
Nudo accorrà, ma libero
Il regno de la morte.
No, ricchezza nè onore
Con frode o con viltà 30
Il secol venditore
Mercar non mi vedrà”. (La vita rustica)
Parini è un ottimo
autore-educatore sottovalutato, oramai non più letto.
Ha riportato il discorso
morale nella letteratura e proprio per questo viene ignorato nella scuola,
sebbene molto valutato da Foscolo e Leopardi
Quando facevi gli esami di
maturità nei licei di Milano, ottimi il Beccaria e il Parini appunto, la sera
prendevo la bicicletta e salivo sul Ghisallo sopra Erba o sul Cornizzolo che
sovrasta il lago di Pusiano non senza una visita alla casa natale di questo
poeta sul “vago Eupili”suo
Zeus designò quali giudici tre figli suoi: Minosse e
Radamanto
provenienti dall’Asia, Eaco dall’Europa.
Il giudizio doveva avere luogo nel prato di
asfodeli, ejn th`//
triovdw/ ejx h|~ fevreton tw; oJdwv
(524a) nel triodo dal quale si dipartono due vie: una porta all’isola dei
beati, l’altra al Tartaro.
Socrate prosegue il racconto
ricordando a Callicle che i cadaveri conservano segni della vita vissuta. Se
uno da vivo aveva le membra rotte o contorte (kateagovta mevlh h] diestrammevna, 524c), tali deformità sono evidenti anche nel
cadavere. Ebbene, questo avviene anche
per l’anima che prende delle segnature secondo il modo di comportarsi degli
uomini.
Anche il modo di parlare
prende delle segnature evidenti dal modo di vivere, dallo stile di vita. L’espressione
“Grazie davvero” a parer mio è l’espressione tipica del servo falso e ignorante
Nell’Ulisse
di Joyce C’è un lungo monologo interiore di Stephen, una sua meditazione solitaria.
Nel III capitolo Proteo. La spiaggia Dedalus pensa“sono qui per leggere le segnature
di tutte le cose” signatures of all
things I am here to read (p. 34) Stephen è Dedalus, l’artista giovane che vuole scoprire quanto è significativo
liberandolo dalla spazzatura della volgarità e dare un senso alla propria vita.
Quando il Gran Re d’Asia, per
esempio, o un altro sovrano si presenta davanti a Radamanto, questo vede che
l’anima di molti dinasti è piena di piaghe (oujlw`n mesthvn)
causate da spergiuri e ingiustizia (uJpo; ejpiorkiw`n kai; ajdikiva~, 525a) che marchiano l’anima.
Tutto è distorto dalla
menzogna e dalla impostura e non c’è
nulla di retto poiché l’anima è cresciuta lontana dalla verità (pavnta skolia; uJpo; yeuvdou~
kai; ajlazoneiva~ kai; oujde;n eujqu; dia; to; a[neu ajlhqeiva~ teqravfqai).
Nell’Antigone il messo in procinto di
raccontare la catastrofe di Antigone e di Emone, avverte la regina Euridice che
non la blandirà con menzogne: “ojrqo;n aJlhvqei j ajeiv” (v. 1195), la verità è sempre una cosa dritta-
Radamanto vedendo l’anima piena di disordine e bruttura
(ajsummetriva~ te
kai; aijscrovthto~ gevmousan), la caccia
direttamente e con ignominia in carcere, dove subirà i giusti patimenti.
Le anime curabili, qui nella
terra e nell’Ade, traggono giovamento dalle sofferenze e dai dolori. E’ il tw`/ pavqei mavqo~ di Eschilo.
Ma ci sono anche quelli che
hanno commesso ingiustizie estreme e per queste sono diventati incurabili (ajnivatoi525c), ebbene questi restano sospesi nel carcere
dell’Ade a fare da esempi negativi: la visione delle loro pene diventa un
monito per quelli che li vedono. La maggior parte di questi esempi negativi
sono tiranni, re, dinasti e politici.
Omero ha voluto significare
questo collocando tra i tormenti
dell’Ade Tantalo, Sisifo e Tizio.
Breve excursus
Secondo Lucrezio questi sono i miti bugiardi della religio
I tormenti cosiddetti
infernali sono qui sulla terra
Tantalo,
sovrastato e spaventato da un masso minaccioso: “miser impendes magum timet aere saxum –Tantalus” (De rerum natura, III, 980-981),
rappresenta la vana paura degli dèi divum metus inanis 982 che incalza i
mortali- urget mortalis- 992-993.
Tizio
in amore iacentem- quem volucres lacerant-
993-994 simboleggia la sofferenza
amorosa che è qui e riguarda noi nobis
hic est 992.
Il tormento di Sisifo è allegoria
dell’ambizione del potere petere
imperium quod inanest nec datur umquam - 998 che è vuoto e non viene mai dato-
Torniamo al Gorgia di Platone
Tersite e altri che furono malvagi da privati
cittadini, non subiscono pene eterne. Socrate ne deduce che i più malvagi
appartengono al numero dei potenti, anche se non è detto che tutti i potenti
siano dei farabutti.
Il potere spesso non è
potenza come avverte Euripide: kravto~ non è duvnami~-
Nelle
Baccanti Tiresia dice al giovane re
di Tebe:
“Via Penteo, da' retta a me:
non
presumere che il potere abbia potenza sugli uomini (309-310)
Le Res
gestae di Augusto distinguono auctoritas da potestas : “Post id tempus auctoritate omnibus praestiti,
potestatis autem nihilo amplius habui quam ceteri qui mihi quoque in magistratu
conlegae fuerunt” 34
Alcuni sono delle eccezioni
alla regola della loro casta e sono da ammirare poiché è meritorio vivere da
persone giuste avendo la possibilità di fare del male.
Del re di Persia in
precedenza Socrate aveva detto a Polo che ignorava se fosse felice in quanto
non sapeva come stesse a educazione e a giustizia (ouj ga;r oi\da paideiva~ o{pw~
e[cei kai; dikaiosuvnh~ , 470e). Sono
questi i criteri di giudizio della felicità.
Pesaro primo ottobre 2024 ore
10, 21 giovanni ghiselli
p. s.
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Cfr. Virgilio,
Eneide VI: hic locus est, partis ubi se via findit in ambas,
Questo è il luogo dove la via
si divide in due parti.
E continua:
la destra che tende sotto le
mura del grande Dite,
per di qua la nostra via
verso l’Elisio; ma la sinistra dei malvagi
mette in atto le pene e
all’empio Tartaro invia”.