sabato 25 febbraio 2023

Un bel film


 

Ieri sera ho visto un film molto bello: “The quiet girl”. Si tratta di una bambina circa decenne, una creatura silenziosa, schiva, maltrattata e resa asociale da un cialtrone di padre, da sorelle stupide e da una madre oberata dalla fatica e dalla povertà. Quando la madre deve partorire il quarto o quinto figlio la bambina silenziosa viene affidata a due lontani parenti che la sostengono, la aiutano, le ridanno fiducia in se stessa e nella possibilità di essere amata. Alla fine chiamerà babbo quello adottivo che l’ha educata e amata davvero come figlia, anche perché il lei ha ritrovato un figlio suo e della moglie morto da bambino.

Questo film mi ha commosso profondamente e non solo perché mi manca una figlia. Mi ha fatto pensare a quanto il benessere o il malessere mentale ed emotivo delle bambine e dei bambini dipende da quello che ricevono di bene o di male dai genitori. Se la scuola è buona e i maestri sono degli educatori possono correggere le malefatte dei parenti. Altrimenti quei bambini sono probabilmente condannati per tanti anni, anche a vita. I genitori che maltrattano  i propri figlioli commettono il crimine peggiore. I bambini e pure i ragazzi hanno bisogno di venire educati a vivere innanzi tutto. Devono trovare un ordine nella confusione, un orientamento adatto alle loro attitudini, consono alle loro predisposizioni, e hanno bisogno di sensibilità delicatezza, intelligenza da parte dei genitori. Davvero esemplare è la storia di questa ragazzina silenziosa che da un atteggiamento di sfiducia e chiusura davanti a un padre biologico brutale, trova la propria natura di persona aperta al bene e grata del bene gazie a una madre adottiva affettuosa e a un padre non bilogico che le vuole bene e la educa con poche parole intelligenti, un uomo che le assomiglia pur non avendola generata carnalmente. Ma la rimette al mondo.

 

Bologna 25 febbraio 2023 giovanni ghiselli ore 11, 57 giovanni ghiselli

p. s.  

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Nietzsche antologia Castigare ad unguem: correggere fino alla perfezione.

 

Orazio definisce Fonteio Capitone ad unguem factus homo (sat. 1.5. 32), un uomo compitissimo. Nell’Ars poetica Orazio suggerisce: “ carmen reprehendite quod non/ multa dies et multa litura coercuit atque/ praesectum decies non castigavit ad unguem” (vv. 292-294), biasimate la poesia che né un lungo tempo né molte cancellature hanno rifinito, e dopo averlo sfrondato una decina di volte non ha corretto fino alla perfezione.   

Ecco perché torno più volte sui miei scritti. Sento che posso migliorarli ogni volta.

 

“quasi tutte le passioni hanno cattiva reputazione a causa di coloro che non sono abbastanza forti per volgerle a loro vantaggio”[1].

Commento alla saggezza che può derivare dalla sofferenza

Un tovpo" etico e psicologico diffuso è quello del tw/' pavqei mavqo"[2], attraverso la sofferenza si giunge alla comprensione[3].

Parto da Nietzsche:“ Io sono un décadent: però ne sono anche l’antitesi. E posso provarlo, per esempio: io ho scelto sempre, per istinto, i rimedi giusti per i miei mali, mentre il dècadent in sé sceglie sempre i rimedi che lo danneggiano. Come summa summarum io ero sano; in qualche angolo, come mia specialità, ero un décadent (…)  Mi presi in mano, mi guarii da solo: questo può riuscire –qualunque fisiologo me lo concederà-soltanto a condizione di essere fondamentalmente sani. Un essere tipicamente morboso non può guarire, né tanto meno guarirsi; invece per un essere tipicamente sano la malattia può diventare uno stimolante energico per vivere, per vivere di più”[4].

“ Una questione fondamentale è il rapporto del Greco col dolore, il suo grado di sensibilità-questo rapporto rimase uguale a se stesso? Oppure si capovolse?- la questione se in realtà il suo desiderio sempre più forte di bellezza, di feste, di divertimenti, di culti nuovi non si sia sviluppata dalla mancanza, dalla privazione, dalla malinconia e dal dolore” (La nascita della tragedia, capitolo 4)

 “Quanto dovette soffrire questo popolo, per poter diventare così bello Ora però seguimi alla tragedia e sacrifica con me nel tempio delle due divinità !" (La nascita della tragedia, capitolo 25) Sono le ultime parole del libro. Le due divinità naturalmente sono Dioniso e Apollo

Dal dolore dei Greci dunque si sviluppa non solo la comprensione ma anche la bellezza, una sorta di tw/' pavqei kavllo"

 

Nietzsche fa notare che la storia dell’umanità è una storia di atti crudeli, e il gusto della tragedia entra in questa storia: “L’uomo infatti è il più crudele degli animali. Finora egli si è sentito bene sulla terra soprattutto assistendo a tragedie, corride e crocifissioni; e quando si inventò l’inferno, ecco che ciò divenne il suo paradiso in terra”[5]. Pensate alla soddisfazione di Dante quando gira per l’inferno e maltratta i morti che lo avevano disprezzato da vivi”

Bologna 25 febbraio 2023 ore 11, 19

giovanni ghiselli

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[1] Frammenti postumi primavera 1888 , 14 (157)

[2] Eschilo, Agamennone, 177. E, poco più avanti :"goccia invece del sonno davanti al cuore/il  penoso rimorso, memore delle pene inflitte; e anche/sui recalcitranti arriva il momento della saggezza" ( kai; par j a[-konta" h\lqe swfronei'n , Agamennone,  vv. 179-181). E Nietzsche: “Pochi lo sanno: ma per dormire bene bisogna avere tutte le virtù” (Così parlò Zarathustra,  Delle cattedre della virtù).

[3] Si veda la massima beethoveniana "Durch Leiden Freude", attraverso la sofferenza  la gioia. Ricavo il suggerimento da E. Morin, La testa ben fatta, p. 43 n. 7.

[4] Nietzsche, Ecce homo, Perché sono così saggio, 2

[5] Così parlò Zarathustra, III parte, Il convalescente, 2.