“Osserva il gregge che ti pascola innanzi: esso non sa cosa sia ieri, cosa oggi, salta intorno, mangia, riposa, digerisce, torna a saltare, e così dall’alba al tramonto e di giorno in giorno, legato brevemente con il suo piacere e dolore, attaccato cioè al piuolo dell'istante…solo per la forza di usare il passato per la vita e di trasformare la storia passata in storia presente, l'uomo diventa uomo"[1].
"Il benessere dell'albero per le sue radici, la felicità di non sapersi totalmente arbitrari e fortuiti, ma di crescere da un passato come eredi, fiori e frutti, e di venire in tal modo scusati, anzi giustificati nella propria esistenza- è questo ciò che oggi si designa di preferenza come il vero e proprio senso storico"[2]. E’ l’aspetto antiquario dell’amore per la storia.
Non tutti i bambini diventano persone mature. Lo afferma Cicerone nell'Orator [3]: "Nescire autem quid ante quam natus sis acciderit, id est semper esse puerum. Quid enim est aetas hominis, nisi eă memoriā rerum veterum cum superiorum aetate contexitur?" (120), del resto non sapere che cosa sia accaduto prima che tu sia nato equivale ad essere sempre un ragazzo. Che cosa è infatti la vita di un uomo, se non la si allaccia con la vita di quelli venuti prima, attraverso la memoria storica?
“Maturità della mente: a questa occorre la storia e la consapevolezza della storia”[4].
Storia critica
La storia “hegelianamente intesa la si è chiamata con scherno il cammino di Dio sulla terra…per Hegel il vertice e il punto terminale del processo del mondo si sono identificati con la sua stessa esistenza berlinese…egli ha istillato nelle generazioni da lui lievitate quell’ammirazione di fronte alla “potenza della storia", che praticamente si trasforma a ogni istante in nuda ammirazione del successo e conduce all'idolatria del fatto…Se ogni successo contiene in sé una necessità razionale, se ogni avvenimento è la vittoria di ciò che è logico o dell'"idea"-allora ci si metta subito giù in ginocchio e si percorra poi inginocchiati l'intera scala dei "successi! "[5].
La storia critica giudica[6] il passato e spesso lo condanna.
La cultura storica non deve essere passiva e retrospettiva, deve essere critica.
La teologia del succeso messo al posto di Dio.
“In questo senso noi viviamo ancora nel Medioevo, la storia è ancora sempre una teologia camuffata e del pari la venerazione con la quale il profano estraneo alla scienza tratta la casta scientifica, è una generazione ereditata dal clero ”[7].
Ogni attodi venerazione nei confronti del successo è un atto clericale. Avrebbe avuto tanto successo Gesù Cristo se i suoi seguaci poi il clero non lo avessero imposto? Dopo averlo deformato beninteso.
“Nel primitivo mondo greco antico del grande, del naturale, dell’umano…troviamo anche la realtà di una cultura essenzialmente antistorica e di una cultura nonostante ciò o piuttosto a causa di ciò indicibilmente ricca e piena di vita”[8].
Cultura antistorica significa che non mancano autori che nuotano contro le onde della storia. Anche tra gli storiografi: non sempre e non tutti celebrano il vincitore anche per i crimini pepetrati per vincere. Il vinto viene spesso rispettato, perfino onorato. Da Erodoto per esempio.
Noi siamo gli eredi e i discendenti di forze classiche che debbono spronarci a non essere “frutti tardivi impalliditi e intristiti di forti generazioni, che stentino una vita rabbrividente da antiquari e becchini di quelle generazioni. Tali frutti tardivi vivono certo un’esistenza ironica”[9].
La storia va giudicata negativamente quando è scritta “dal punto di vista delle masse”[10]. Le masse meritano uno sguardo “innanzitutto come copie evanescenti dei grandi uomini, fatte su carta cattiva e con lastre logore, poi come ostacolo contro i grandi, e infine come strumento dei grandi; per il resto, che se le prenda il diavolo e la statistica!”[11].
C’è da dire che le masse vengono spesso sottovalutate o niente affatto valutate né ascoltate dal potere: si può pensare ai partiti che cantano vittoria dopo un’elezione in cui la metà degli aventi diritto non ha votato, oppure a un governo che per servilismo verso un altro governo molto più forte vuole inserire l’Italia in una guerra che la maggioranza del popolo italiano non vuole.
Ma l’uomo “ovunque egli è virtuoso… si ribella alla cieca forza dei fatti, alla tirannia del reale…Egli nuota sempre contro le onde della storia…mentre la menzogna intesse tutto intorno a lui le sue reti scintillanti…Fortunatamente essa serba però anche la memoria dei grandi che lottarono contro la storia, cioè contro la cieca forza del reale”[12]
“La grandezza non può dipendere dal successo, e Demostene ebbe grandezza, benché non avesse successo"[13].
Ci sono stati uomini che hanno avuto successo pur nuotando contro le oonde della storia o contro le mode. Sofocle già in vita opponendosi alla sofistica di moda, Euripide e Leopardi dopo la fine della vita mortale ne hanno una ancora vigente. Gli autori postumi prevedono il futuro e vengono valutati solo in tempi successivi alla loro vita. Gli autori pubblicizzati dalla televisione invece sono il più delle volte degli scarabocchiatori celebrati perché organizzano il consenso al potere.
A Demostene viene accostato Wagner nella IV inattuale per “la terribile serietà verso il suo oggetto e il piglio possente nell’afferrarlo ogni volta; in un istante la sua mano lo circonda e lo tiene saldamente nella sua ferrea stretta”[14]. Su Wagner il Nostro cambierà idea radicalmente.
Leopardi che in vita non ebbe successo nella lettera a Pietro Giordani del 16 gennaio 1818, scrive: “né io sarò meno virtuoso né meno magnanimo (dove ora sia tale) perché un asino di libraio non mi voglia stampare un libro, o una schiuma di giornalista parlarne”.
Ora chi scrive ha la possibilità di farlo e di venire letto in tutto il mondo senza pubblicità. Deve suscitare interesse.
A Nietzsche lo storicismo “appare la consolatoria patina ottimista sovrapposta alla reale irrazionalità e alle reali contraddizioni della vita, una mistificazione della verità operata dall’ideologia al potere”[15].
“Una storia che rifiuta i –se- e i –ma- è quella che si è scritta sempre prevalentemente finora, cioè è una storia “dal punto di vista del successo”, che suppone che il successo riveli anche un diritto, una ragione”[16].
“La storiografia monumentale, antiquaria e critica…vengono dichiarate modi legittimi di conoscenza del passato, purché subordinate all’elemento non storico, cioè messe al servizio della vita…La vera ragione per cui l’erudito non può comprendere adeguatamente il fatto storico è che il fatto è qualcosa di vivente, nella sua attualità, mentre l’erudito lo mummifica e lo esaurisce, lo intende come qualcosa di morto”[17].
Villa Fastiggi 12 agosto 2025 ore 10, 18 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] F. Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, in Considerazioni inattuali II, capitolo 1.
[2] F. Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, capitolo 3.
[3] Del 46 a. C.
[4] T. S. Eliot, Che cos’è un classico? (del 1944) In T. S. Eliot, Opere, p. 965.
[5] F. Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, capitolo 8.
[6] Cfr. krivvnw, “giudico”.
[7] Op. cit. capitolo 8.
[8] Op. cit capitolo 8
[9] Op. c. capitolo 8.
[10] Cfr. i giornali ndr.
[11] F. Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, capitolo 9.
[12] Op. cit. Capitolo 8
[13] F. Nietzsche, utilità e il danno della storia per la vita, capitolo 9.
[14] Richard Wagner a Bayreuth, (del 1876) cap. 9.
[15] C. Magris, Dietro le parole, p. 90.
[16] G. Vattimo, Dialogo con Nietzsche , p. 78.
[17] G. Vattimo, Dialogo con Nietzsche, p. 24 e p. 73.
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