Vedo bene la strada, il paesaggio e la vista ne gode, mentre l’orecchio è disturbato e pure incuriosito dal chiacchierare di alcune persone profane.
“Non è che mi sono solo annoiata io. Sono proprio stufa. Perché, lei si sta divertendo?
“Scherzagna? Tante ore in corriera senza mangiare per andare a vedere quelle rovine”
“Sì, sono solo delle pietre in pessimo stato. Io ammiro i grattacieli che svettano, gli edifici maestosi, efficienti della grande mela. E i supermercati. Per l’amor di Dio, questa roba!”
“Procul o procul este, profani” ricordo[1].
Del resto penso che ascoltare anche gente siffatta non sia inutile. Si impara come si può diventare se non si leggono gli autori buoni, non si vedono i film migliori, non si va all’opera, e invece ci si lascia influenzare dalle menzogne della pubblicità e delle propagande. Così si diventa ripetitori di menzogne, e transiti di cibo tra due sfinteri.
Per fortuna, tra i genitori dei ragazzi di un liceo classico, costoro sono una minoranza.
Il Papa polacco afferma che il tempo della contestazione è finito, eppure dovrebbe essere il vicario di Cristo che è stato ammazzato quale agitatore politico. L’ottimo Gesù falsificato come il decollato, l’onesto Giovanni - il mio demone buono - da tanti pseudocristiani.
“Tu dunque che sei stato e sei ancora giovanni peccatore - dico a me stesso - guardati dalle mannaie preparate per mozzare il capo anche a te che sei comunque diverso dalla norma costituita dagli idolatri. Non contestare l’attuale culto del denaro significa essere complici di tale teocrazia rovesciata”.
Attraversiamo Tebe, la polis di Edipo, la città nemica di Atene rappresentata da Sofocle come anticittà. Come pure da Euripide nelle Baccanti.
Nido dell’u{bri~ che è madre della tirannide. Oggi c’è più di una “novella Tebe”.
La peccaminosità, se diventa una moda, un’abitudine diffusa, capovolge l’ordine sacro del mondo sottomettendo lo spirito e la bellezza alla brutalità, l’anima alla materia. Acta retro cuncta, tutto va a rovescio, denuncia la tragedia Oedipus di Seneca.
Al punto che un genocidio culturale e perfino razziale viene spacciato come opera di bene. Sofocle aveva capito che si deve reagire a questo tramonto dello spirito, della cultura e della uktura venticinque secoli fa.
Il coro dell’ Edipo re del poeta di Colono, nel secondo stasimo deprèca l’empietà:
"Non andrò più all'intangibile/ ombelico della terra a pregare,/ né al tempio di Abae,/ né a Olimpia, /se queste parole indicate a dito/ non andranno bene a tutti i mortali" (vv.897-902 (…)
“Se infatti tali azioni sono onorate eij ga;r aij toiaivde prevxei" tivmiai,/ perché devo eseguire la danza sacra? tiv dei' me coreuvein; "(vv.895-896). Se gli oracoli rimangono deserti e desolati, se Apollo è negletto, tutto il divino tramonta e vanno in malora gli dèi (e[rrei de; ta; qei'a v.910).
In questo caso la stessa rappresentazione tragica, che fa parte della liturgia religiosa, perde ogni significato e diviene assurda.
Villa Fastiggi 7 agosto 2025 ore 18, 25 giovanni ghiselli
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[1] Parole della Sibilla cumana in EneideVI, 258
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