Tornai a
casa contento. Potevo dare un nuovo stimolo alla mia vita con un’altra collega
e amante. La mia lista deve aumentare ancora,
cantavo pedalando scaldato dall’aria di giugno e dal fervore interno. “Sono in vista le nozze?
mi domandai. Invece di rispondere mi diedi a cantare un duetto che ricordavo da
Le nozze di Figaro:
“Crudel! Perché finora
farmi
languir così?
Signor, la
donna ognora
tempo ha
di dir di sì
Dunque al
Baumann verrai?
Se piace a
voi, verrò
E non mi
mancherai?
No, non vi
mancherò
Verrai?
Sì
Non
mancherai?
No
Dunque
verrai?
No!
No?
Se piace a
voi verrò
Mi sento
dal contento
pieno di
gioia il cor
Il cuore era
contento ma il mio ceffo accusava dei dubbi con un ghigno nervoso.
Alle 18 e
45 ero già al campo sportivo. Il sole era ancora al di sopra degli alberi posti
sul lato ovest del Baumann sicché nell’attesa della bella potevo abbronzarmi.
Mi tolsi la maglietta e rimasi in calzoncini e le scarpe da corsa. Quasi come
Lady Chatterly che fugge inseguita da Mellors. I due sono nudi ma lei dopo
essersi spogliata si era messa di nuovo
le scarpe di gomma. Non era dunque una ninfa ma una donna svestita
Io allora
ero un satiro nudo ma un uomo poco vestito.
Le gambe mie erano di ossatura sottile e
muscolatura potente. “Un fisico fatto per correre i 5000 metri, scalare lo
Stelvio e amare le donne”, mi compiacqui. Hinault quel giorno aveva stracciato
Battaglin. Alle 19 e 15 la graziosa non era arrivata. “Scorretta però questa deliziosa signorina” pensai.
“Ora corro
i 5000 che devo a me stesso, poi vado a
cercare Ifigenia”. Lucia era in ritardo con tutto che mi aveva chiesto di
anticipare l’ora da me proposta.
Mi venne
un dubbio:“Che sia peggiore di quell’altra? Il tempo rivelerà qual è la più
ingiusta”
Senza
indugiare, iniziai la mia gara a cronometro. Andavo discretamente: potevo metterci meno di venti
minuti: per fare metà del percorso avevo impiegato nove minuti e cinquantaquattro
secondi. Dunque non dovevo mollare. Nemmeno Lucia, se arrivava. Se no c’era
quell’altra oppure ritrovavo una delle smarrite per strada. Poco dopo, a meno
duemila metri dalla conclusione della mia prova, Lucia arrivò. Ricordai che da
militare ero arrivato secondo dietro un calciatore professionista in una gara
di duemila metri appunto ed ero entrato nella compagnia atleti per un po’ di
tempo.
Lucia si
era appostata sulla linea di arrivo e mi incoraggiava. Terminai in 19 minuti e
35 secondi. La deliziosa ragazza mi guardava amabilmente e mi faceva i
complimenti dovuti. Contraccambiavo i suoi sguardi senza parlare. Lucia
indossava una tutta nera aderentissima che le stava bene, snella e pure formosa
com’era. Volle provare a correre anche lei: si stancò subito ma anche la fatica
le donava: aveva affinato il suo viso e reso ancora più grandi gli occhi da
attrice cinematografica.
Verso le
otto il sole era arrivato alle cime dei pioppi che orlano il campo. Una brezza
tiepida, gradevole, muoveva adagio le foglie imbevute di luce. Poteva essere l’ora
del corteggiamento, preludio dell’idillio sognato, ma lei se ne andò: aveva un
impegno.
Feci un
altro giro in bicicletta dandomi del perfetto imbecille, poi tornai a casa. A
mezzanotte telefonò Ifigenia dicendo che si era annoiata a Modena con le cugine
e che le ero mancato. “Meno male”, pensai.
Bologna 25
giugno 2024 ore 18, 29 giovanni ghiselli
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