Ovidio ha scritto il poema cosmologico in esametri Metamorfosi in quindici libri (2-8 d. C.)
La somma dei tanti versi di questo lungo poema si trova nell’ultimo libro: “…nihil est toto, quod perstet, in orbe./ Cuncta fluunt, omnisque vagans formatur imago” (XV, 177-178), non c’è niente che resti fermo nell’intero universo. Tutto scorre e ogni immagine si forma fluttuando. Le trasformazioni dunque sono un fatto di natura e avvengono kata; fuvsin.
Nell’Asino d’oro, Metamorfosi di Apuleio (seconda metà del II secolo d. C.) la trasformazione di Lucio in asino è reversibile: Lucio torna a essere uomo dopo avere rivolto una preghiera a Iside: L’asino si sveglia di notte e vede la luna, immagine di Iside e la prega, attribuendole molti nomi. Chiede di deporre diram faciem quadripedis e di renderlo a se stesso redde me meo Lucio (11, 2), rendimi al Lucio che sono.
Anche Machiavelli ha scritto un Asino d’oro (L’Asino, 1517) .
Qui troviamo un uomo trasformato in un porcellotto grasso che potrebbe riavere la forma umana ma non la vuole più.
“Alzò quel porco al giunger nostro il grifo
Tutto vergato di meta e di loto
Tal che mi venne nel guardarlo schifo.
Mi conosceva e si mosse verso me mostrandomi i denti
Io fui cortese e dissi “Dio ti mantenga se tu ti contenti”.
Poi gli dissero che una donna poteva farlo ritornare uomo.
“E fe’ questa risposta-tutto turbato il fangoso animale”
Il quale rifiuta l’offerta: “vanne a tua posta”, per i fatti tuoi.
Vi sbagliate per amore di voi stessi credendo che non ci sia niente di meglio della vita umana
Noi animali giriamo e andiamo dove stiamo meglio, voi uomini
Voi, infelici assai più che non dico,
gite cercando quel paese e questo,
non aere per trovar freddo od aprico
ma perché l’appetito disonesto
de l’aver non vi tien l’animo fermo
nel viver parco, civile e modesto;
e spesso in aere putrefatto e infermo,
lasciando l’aere buon, vi trasferite;
non che facciate al viver vostro schermo.
Noi l’aere sol, voi povertà fuggite,
cercando con pericoli ricchezza,
che v’ha del bene oprar le vie impedite.
Siete più deboli di tanti animali: un toro, un fer leone, un leofante.e ‘nfiniti di noi molti sono coraggiosi e generosi. Molti sono temperanti
“In Vener noi spendiamo e breve e poco-tempo; ma voi, senza alcuna misura, -seguite quella in ogni tempo e loco-
Mangiamo cose naturali mentre voi “volete quel che non può far natura
Per soddisfare voglie ingorde andate fino in oriente
Non basta quel che ’n terra si ricoglie, /ché voi entrate a l’Oceano in seno/ per potervi saziar de le sue spoglie” (L’Asino, VIII, vv. 100 ss.).
La nostra incontentabilità.
Massimo Cacciari: “ Questa colpa è iscritta tragicamente nella costituzione del nostro esserci, fino a farci apparire gli infelicissimi tra tutti i viventi. Dirà l’amarissimo porco incontrato dall’Asino machiavellico (Asino d’oro, che attraverso la sofferenza viene iniziato al duro sapere, non afflitto dalla ‘asinità’ bruniana): “Non basta quel che ’n terra si ricoglie, /ché voi entrate a l’Oceano in seno/ per potervi saziar de le sue spoglie” (L’Asino, VIII, vv. 100-102). la nostra natura è la vera matrigna, la sua ontologica stultitia che mai ti rende di alcuna natura contento né sazio”. Questa colpa è iscritta tragicamente nella costituzione del nostro esserci, fino a farci apparire gli infelicissimi tra tutti i viventi” (Cacciari, La mente inquieta Saggio su l’Umanesimo, capitolo quarto, p. 58).
Ogni animal tra noi nasce vestito…”sol nasce l’uom d’ogni difesa ignudo-e non ha cuoio, spine o piume o vello,-setole o scaglie, che li faccian scudo (121-123)
Nasce piangendo, poi la sua vita è poca”al paragon di quella-che vive un cervo, una cornacchia, un’oca.
La natura vi ha dato la mano e la favella ma l’ambizione e l’avarizia cancellano quel bene. L’avarizia genera scabbia-rogna
“Nessun altro animal si trova ch’abbia
Più fragil vita e di viver più voglia,
più confuso timore o maggior rabbia.
Non dà un porco a l’altro porco doglia,
l’un cervo a l’altro; solamente l’uomo
l’altr’uomo ammazza, crocifigge e spoglia
Pens’or come tu vuoi ch’io ritorni uomo,
sendo di tutte le miserie privo,
ch’io sopportava nentre che fui uomo
E s’alcuno infra gli uomin ti par divo
Felice e lieto, non gli creder molto.
Ché in questo fango più felice vivo,
dove senza pensier mi bagno e volto”
(139-151- Fine)
Infine La Metamorfosi di Kafka (1915)
Questa è una mostruosità assoluta: senza causa, senza scopo, senza scampo. Gregorio Samsa è trasformato in uno “immenso insetto” che non tornerà mai uomo e verrà lasciato morire dalla sua famiglia. Tutta l’opera di Kafka costituisce più radicale negazione della vita che abbia trovato nella letteratura europea. Magari ci torneremo.
Bologna Pasquetta 2026 giovanni ghiselli.
p. s.
Ricordo ai miei lettori che lunedì prossimo, 13 aprile dalle 17, presenterò l’opera di Kafka nella biblioteca Ginzburg di Bologna.
Questo p il link per partecipare da lontano al prossimo incontro del 13 aprile: https://meet.google.com/soz-owfm-ehs
questo il link della pagina sul sito della biblioteca: https://www.bibliotechebologna.it/events/alle-origini-del-novecento-voci-e-visioni-della-grande-letteratura-europea
Biblioteca "Natalia Ginzburg"
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