martedì 21 aprile 2026

Una cura per i pazzi: guardare il cielo.


Trump, Netanyahu, Zelensky, Putin e quanti vogliono che le guerre continuino dovrebbero uscire dalla caverna dove si trovano imprigionati, poi guardare il cielo per evadere dalle loro menti avvelenate dall’avidità carica  di odio e ottenebrate dall’oscurità del luogo dove sono rimasti chiusi per anni, probabilmente fin dalla nascita.

 

 

Dobbiamo correggere i circuiti guasti del nostro cervello osservando il cielo.

 

Nel Timeo, Platone afferma che dio ha trovato per noi e ci ha donato la vista affinché, osservando nel cielo le circolazioni del cosmo, ce ne avvalessimo per i moti circolari del nostro modo di pensare, dal momento che dovrebbero essere affini a quelli ordinati del cielo i nostri disordinati moti, e imparando e dovremmo divenire

partecipi di quella esattezza, e imitando i giri della divinità che sono regolari, potessimo correggere quelli che errano dentro di noi 

 Vediamolo in greco

qeÕn ¹m‹n ¢neure‹n dwr»sasqa… te Ôyin,

 †na t¦j ™n oÙranù toà noà katidÒntej periÒdouj crhsa…meqa

™pˆ t¦j perifor¦j t¦j tÁj par' ¹m‹n diano»sewj, suggene‹j

™ke…naij oÜsaj, ¢tar£ktoij tetaragmšnaj, ™kmaqÒntej d kaˆ

logismîn kat¦ fÚsin ÑrqÒthtoj metascÒntej, mimoÚmenoi

t¦j toà qeoà p£ntwj ¢plane‹j oÜsaj, ¦j toà qeoà p£ntwj ¢plane‹j oÜsaj, t¦j ™n ¹m‹n peplanhmšnaj katasthsa…meqa ((47 b-c).

 

Quindi  (Timeo, 90, c-d)p©sa ¢n£gkh (…) eâ kekosmhmšnon tÕn da…mona sÚnoikon ˜autù, diaferÒntwj eÙda…mona enai. qerape…a d d¾ pantˆ pantÕj m…a, t¦j o„ke…aj ˜k£stJ trof¦j kaˆ kin»seij ¢podidÒnai. tù d' ™n  ¹m‹n qe…J suggene‹j e„sin kin»seij aƒ toà pantÕj diano»seij kaˆ perifora…· taÚtaij d¾ sunepÒmenon ›kaston de‹, t¦j perˆ  t¾n gšnesin ™n tÍ kefalÍ diefqarmšnaj ¹mîn periÒdouj  ™xorqoànta di¦ tÕ katamanq£nein t¦j toà pantÕj ¡rmon…aj te kaˆ perifor£j”, è del tutto necessario che colui il quale ha tenuto in ordine la parte divina che abita in lui sia sopra tutti felice. La cura del tutto è per ciascuno una sola, assegnare a ciacuna parte nutrimenti e movimenti appropriati. Sono congeniali alla nostra parte divina i movimenti, i pensieri e le circolazioni dell’universo. Dunque ciascuno deve seguire questi correggendo i circuiti guasti già sulla nascita nella testa attraverso l’apprendimento delle armonie e circolazioni dell’universo.

 

 

Nelle Baccanti di Euripide, Cadmo invita la figlia Agave, che resa pazza da Dioniso ha ucciso il proprio figliolo Penteo, a guardare il cielo:

“ Per prima cosa lascia il  tuo occhio spaziare  qua nel cielo” (1262)

Quindi la menade infuriata torna in sé e prende  coscienza dell’orrore compiuto disperandosi.

Pure Eracle guarda il cielo dopo avere ucciso i suoi figli.                                    

 

Sentiamo  Dodds: “Cadmus begins his treatment by getting Agaue to concentrate on something in the external world…He then suggests to her that its appearance has changed, and she thereupon feels as if a mist were lifting from her eyes. So Heracles says on recovering his sanity (Her. 1089-1090) devdorc j a{per me dei`, -/aijqevra te kai; gh`n tovxa q    j   JHlivou tavde[1], Cadmo comincia il suo trattamento facendo concentrare Agave su qualche cosa nel mondo esterno…Egli poi le suggerisce che la sua apparenza è cambiata, ed ella conseguentemente sente come se una nebbia si stesse levando dai suoi occhi. Così Eracle dice nel recuperare la sua sanità (Eracle 1089) ho visto le cose che devo, il cielo e la terra e questi dardi del Sole.

 

Guardare il cielo apre gli occhi dell’anima a Bill Loman, il figlio  di Willy Loman, il commesso viaggiatore di Arthur Miller.

Il padre, infuriato in seguito a un aspro diverbio, gli dice: “E allora impiccati! Fammi quest’ultimo dispetto! Impiccati!” e il giovane risponde: “No, Willy, nessuno s’impicca! Oggi mi sono precipitato per dodici piani con una penna in mano. E tutt’a un tratto mi sono fermato, capisci? In mezzo alle scale mi sono fermato e ho visto il cielo. Ho visto le cose che mi piace fare a questo mondo. Lavorare e mangiare e sdraiarmi, fumare una sigaretta. E stavo lì con questa penna in mano e mi sono detto: ma che Cristo l’ho rubata a fare?”[2].

 

Il blog contiene 2 note e il greco non traslitterato.

 

Bologna  21 aprile 2026 ore 17, 12 giovanni ghiselli

 

p. s.

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[1] Op. cit., p. 230.

[2], Morte di un commesso viaggiatore, in A. Miller,  Teatro, trad. it. Einaudi, Torino, 1959, p. 294.


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