Nel 451/450 fu approvata ad Atene su proposta di Pericle una legge che ridefiniva i requisiti per il
riconoscimento dello status di cittadino.
Tale legge riconosceva lo status di cittadino solo ai figli di
genitori entrambi ateniesi.
Aristotele: “per il numero crescente dei cittadini, su proposta di Pericle,[gli Ateniesi] stabilirono che
non godeva di diritti politici chi non fosse nato da genitori tutt'e due cittadini” (Ath. Pol., 26.4.)
Sotto l’arcontato di Antidoto (451-450) per la gran massa dei cittadini-dia; to; plh'qo" tw'n politw'n- su proposta di Pericle decretarono che non prendesse parte alla vita politica e{gnwsan mh; mevtecein th'" povlew" quello che non fosse nato da genitori entrambi cittadini-
Plutarco:
“ Pericle molti anni prima avendo dei figli legittimi-pai'da" e[cwn gnhsivou"- fece votare una legge-novmon e[graye- secondo la quale-movnou" jAqhnaivou" ei\nai tou;" ejk duei'n jaqhnaivwn gegonovta"- (Vita di Pericle, 37-3) fossero cittadini ateniesi solo quelli nati da due genitori ateniesi.
Plutarco però ricorda che quando durante la peste perse i figli legittimi, poi venne rieletto stratego, Pericle chiese che venisse abrogata la legge sui figli illegittimi hJthvsato luqh'nai to;n peri; tw'n novqwn novmon che aveva proposto due decenni prima. (37, 2). Per la peste Pericle perse i due figli legittimi Santippo e Paralo, la sorella e gran parte dei parenti e degli amici.
Tuttavia, pur sotto l’urto delle sventure-uJpo; tw'n sumforw'n- Pericle non cedette ojj mh;n ajpei'pen né tradì il senno e la grandezza dell’anima-oujde; prou[dwke to; frovnhma kai; to; mevgeqo" th'" yuch'"- e non fu mai visto piangere né ai funerali né sulle tombe dei suoi congiunti, Scoppiò in singhiozzi solo deponendo corone sulla salma di Paralo, il secondo dei suoi figli legittimi, morto dopo Santippo. Nel 429 anche Pericle morì di peste.
Segue il secondo stasimo cantato dalle ancelle di Creusa.
Le ancelle si aspettano lacrime davkrua e urla di dolore-ajlalaga;" stenagmavtwn (677) quando la sua signora saprà che il suo sposo ha una eujpaidivan un bel figlio mentre lei è a[pai" senza figlioli. Le coreute chiedono ad Apollo da quale delle donne è uscito il fanciullo nutrito nel suo tempio. Il vaticinio non la convince e teme che nasconda un inganno.
La fallacia dei vaticini delfici e apollinei viene spesso denunciata da Euripide.
Dunque deimaivnw sumforavn (686) temo l’evento. Strano l’oracolo che dà strane parole del dio a[topo" a{topa 690 con poliptoto. Temono sciagure e dolore per Creusa che va in rovina e[rrei precipitando in una canuta vecchiaia-polio;n ejspesou'sa gh'ra", mentre il marito ha buona fortuna e nessun riguardo per i suoi cari.
Xuto è uno straniero che si è insinuato nella casa reale ateniese. Gli viene augurata la morte.
Il coro invoca i gioghi che reggono il picco della rupe del Parnaso e la sede celeste dove Bacco sollevando le fiaccole dal duplice fuoco-i[na Bavkcio" ajmfipuvrou" ajnevcwn peuvka" 716 salta agilmente con le baccanti nottivaghe.
Anche al fanciullo viene augurata la morte.
Atene non ha bisogno di un re straniero.
Terzo episodio
Creusa si rivolge al vecchio che era il pedagogo di suo padre Eretteo.
E’ piacevole ga;r hjduv infatti pravssein kalw'" stare bene con gli amici su;n toi'" fivloi", e se qualche cosa va male è dolce fissare gli occhi nello sguardo di una persona benevola.
Io anche se sono la tua padrona mi prendo comunque cura di te quale padre come tu hai fatto con il padre mio.
Il vecchio contraccambia chiamandola figlia-w\ quvgater- 735 e la elogia dicendole che conserva l’impronta dei suoi padri nobili, di pura stirpe ateniese fin dall’antichità.
Euripide come abbiamo visto non ha una grande considerazione della famiglia ma può valutare positivamente il gevno~. Quindi il vecchio chiede a Creusa un aiuto per salire al tempio aijpeinav toi mantei`a (739), l’oracolo è in alto su un pendio scosceso : “ijatro;~ genou` (740), diventa medico.
Padre e figlia adottiva sono pieni di premure e riguardi; Creusa prega il vecchio di badare a dove mette i piedi ed egli risponde: che il movimento del piede è lento- braduv- ma è veloce -tacuv- quello della mente (742).
Succede che al decadimento del corpo si possa contrapporre l’innalzarsi della mente: Edipo tigliendosi gli occhi acquista maggior acume mentale.
Creusa consiglia anche “appoggiati al bastone” poiché il terreno è tortuoso, e il vecchio risponde che se lui vede poco, il bastone è cieco- kai; tou`to tuflovn (743). Creusa incoraggia il caro amico a non cedere alla fatica (mh; parh/`~ kovpw/ 745) , ma al vecchio manca la forza: “non posso comandare a ciò che non c’è”- tou` d j ajpovnto~ ouj kratw` 746.
Dovremmo ricordare questa risposta quando vorremmo cambiare una persona chiededole quanto non può darci. Vivendo ho visto che è più facile ricevere aiuto senza averlo richiesto e ho imparato a non chiedere più niente.
Quindi Creusa si rivolge alle sue ancelle chiedendo quale responso abbia ricevuto Xuto. Le belle notizie verranno contraccambiate con la gratitudine.
La corifea preannuncia cattive nuove con esclamzioni desolate e non sa se parlare.
Creusa ha capito ma incoraggia a dire tutto.
Poi parlano sia la corifea sia il Vecchio vicario del padre.
La corifea rivela che il dio Oliquo Loxiva~ - (781) (loxov~ significa appunto obliquo, ambiguo, equivoco) ha assegnato a Xuto come figlio il giovane che spazzava il tempio o}~ e[saire naovn (795) Praticamente un sacrestano succederà al padre di Creusa e Xuto sul trono di Atene.
Creusa lamenta il proprio strazio “oi|on oi|on a[lgo~ e[paqon fivlai” (799)
Della madre del ragazzo non si sa chi sia 802. Il pubblico sa che si tratta di Creusa ma gli altri compresi la madre e il figlio non lo sanno e da questo succederanno degli imbrogli. Anche questa tragediam come l’ Edipo re ha qualche aspetto del giallo.
Bologna 28 aprile 2026 ore 18, 38 giovanni ghiselli
p. s.
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