Federico non sapeva ascoltare 187. Dunque l’impressione che voleva dare di buona educazione e cortesia aristocratica era fasulla e ingannevole. Alfonso poi, data la sua ambizione letteraria, esigeva di essere ascoltato attentamente.
Una sera durante un approccio, Annetta gli fece: “questi sbaciucchiamenti mi seccano”. La frase era molto offensiva: metteva a nudo il ridicolo della loro relazione. Il suggerimento di Francesca gli dava la risolutezza necessaria per agire.
Monologando si diceva che Annetta nelle sue mani diveniva cera molle cui poteva dare la forma che voleva. Spesso questa è un’illusione dell’uomo soprattutto se è più attempato dell’amante e pure della donna con l’amante più giovane.
Quando erano con altri Annetta dimostrava attenzione massima per Alfonso. Sicché i sogni di lui
prendevano sempre più l’aspetto della realtà 195.
Ma nell’amore la realtà è mutevole: le esche davanti alle bocche cambiano continuamente. Una sera erano seduti sull’ottomana della biblioteca e Alfonso visto che Annetta gli opponeva una resistenza debole e indecisa “la costrinse bruscamente frettoloso e brutale , e in apparenza almeno fu un tradimento, un furto”
Questo atto è descritto come l’incontro in un bordello.
Annetta disse: “Mio Dio, che cosa abbiamo fatto?”. Una battuta stupida e innaturale, ridicola come tutto il resto.
Alfonso cerca di consolarla.
Invece di festeggiare e congratularsi a vicenda! è il mio commento. Annetta piangeva ma non lo rimproverò. Lui disse di amarla e lei: “sì, ma non ci rivedremo più, mai più”
“Come vorrà”, gridò Alfonso.
Arrivò Francesca e Alfonso si mosse per andarsene salutato dalla sopraggiunta che aveva capito e sembrava dirgli: onore al merito! 199. Questa scena rappresenta il sesso senza l’amore e senza piacere.
Annetta volle trattenere l’amante dicendogli duramente: “Qui, qui, ho da parlarle”. Come ci si rivolge a un sottoposto o a un cane.
Poi invece passarono la notte insieme : “fu per lui un’amante compiacente e appassionata”. Gli diceva parole d’amore per giunta.
La donna è mobile suggerisce Svevo. Un locus antico e ripetuto molte volte.
Nel IV canto dell’Eneide Mercurio ripete l’ordine di Giove a Enea, sempre più obbediente e “pio”:
“Heia age, rumpe moras. Varium et mutabile semper-femina. Sic fatus nocti se immiscuit atrae " ( v. 569-570) su, rompi gli indugi cosa variabile e mutevole sempre la donna. Detto questo si mescolò alla notte tenebrosa.
Annetta dà un’altra soddisfazione all’amante dicendo: “Sposare quel ragionatore ch’è mio cugino Macario perché è ricco!”
Alfonso nota con inquietidine la mutevolezza della donna.
Annetta racconta che Francesca era stata l’amante di Maller che voleva sposarla.
I due si salutano quali amanti soddisfatti promettendosi altro piacere. Alfonso volle sentirsi felice per strada e si diede a canticchiare una canzoncina allegra ma un malessere profondo lo fece tacere. Pensò che tale malessere era solo fisico e dipendeva dal sonno e si disse che doveva essere felice. Ma la felicità non può venire imposta: o la si sente oppure no.
Anche amo-non amo è un falso dilemma
Svegliatosi, il malessere e il disgusto aumentavano. Pensava che tutto era avvenuto come una rapina e forzatamente “Non credeva che Annetta lo amasse” 202. Alfonso ricade nella propria negatività metodica, dovuta alla sua storia e alla sua natura.
Macario si era sbagliato sulla sua incapacità di afferrare la preda. Alfonso Pensava di essere entrato in un gruppo che lo aveva snaturato: quello dei lottatori per il denaro e gli onori mentre lui prima nutriva nel cuore affetti più gentili. Ora aveva adottato le armi di questi guerrieri. Comunque con Annetta aveva avuto successo: aveva giocato e aveva guadagnato. Pensava del resto che tutto poteva finire molto presto e non ne aveva paura: avrebbe ritrovato la sua pace e la sua tranquillità-
Alfonso ricevette una lettera dove Annetta aveva scritto che avrebbe raccontato tutto al padre dandogli un grande dolore perché Maller “aveva sognato tutt’altra cosa” (204). Sono parole offensive che stanno già respingendo l’amante. Inoltre Annetta proponeva ad Alfonso di abbandonare per qualche tempo la città. Avrebbe avuto un periodo di congedo dal lavoro. E’ già programmato il discidium.
Proponeva un ultimo incontro nella biblioteca civica: prima della pro missione desiderava di non trovarsi più sola con lui.
Una lettera del genere che annunciava la fine della storia ricevetti nel settembre del 1974 dalla donna amata e amante per un mese. Oltretutto aspettava un figlio nostro
Päivi scrisse che il figlio presentito lo aspettava davvero, ma non sapeva se esserne felice o triste: voleva parlarne con me. Intanto lo stava facendo con il suo ex “boyfriend”, un certo Jussi, un architetto, un uomo che lei, mi aveva detto a Debrecen, aveva lasciato nella primavera precedente poiché la annoiava, nonostante fosse una persona discretamente creativa. Aveva aggiunto che non le piaceva l’aspetto di colui. Questo ex compagno le aveva proposto di tornare insieme anche con il figlio di un altro, se voleva tenerlo; ebbene, tanta devozione l’aveva commossa, ma lei aveva bisogno di me per parlare e decidere che cosa fare. Chiedeva il mio aiuto in quanto si sentiva come sdoppiata o divisa, e non poteva vedere da un solo punto di vista, cioè unitariamente, la sua situazione triste e felice.
In ogni caso era sicura di amarmi: la sera, andando a letto, sperava di ammirare il mio volto in qualche bel sogno; di giorno, aspettava il mio arrivo. D’altra parte era ben cosciente che l’amore per me, e la nascita della nostra creatura, potevano diventare problemi seri, ossia ostacoli, alti e impervi, ai suoi studi che la interessavano sempre molto, probabilmente sopra ogni altra cosa al mondo. Anche in questo “lo studio prima di tutto” eravamo simili. Lo studio serio, necessario per insegnare, educare e scrivere, richiede molto tempo, quasi tutto il tempo.
Un colpo al cerchio, uno alla botte dunque. Era già tutto finito. Avevamo amato l’amore nell’Università estiva, durante una bella vacanza dalle nostre vite carenti di gioia, non le persone che eravamo. Svevo è bravo: racconta storie dove possiamo ritrovare le nostre e comprenderle meglio rispetto a quando le abbiamo vissute
Ma torniamo a Svevo.
Alfonso ora capiva perché dopo avere raggiunto lo scopo si sentiva inquieto e disgustato. “Ella aveva agito per sensualità e per vanità dal principio alla fine. Egli aveva sempre avuto il conato d’ingentilire il loro amore con la parola e coi modi mentre ella non aveva che tollerato in lui quest’amore senza mostrare di condividerlo” (206).
Annetta gli faceva compassione poiché era stata colpita nella parte più importante della sua vita: la propria superbia.
Bologna 12 aprile 2026
p. s.
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