Una Vita. Alfonso Nitti è un modesto impiegato di banca con ambizioni letterarie, sociali, economiche tutte frustrate-
Il primo titolo era Un inetto. Svevo pubblicò il romanzo a sue spese.
Alfonso iceve però un’occasione dalla sorte: il signor Maller, il banchiere alto borghese, lo invita a casa sua. Alfonso era venuto a lavorare e vivere a Trieste da un paese di campagna. Stava in affitto dai Lanucci in una casa modesta verso san Giusto. Dormiva in una stanzuccia. Si intristiva perché la gente triste fa i luoghi tristi. Alfonso provava una compassione dolorosa. Lanucci padre era un incapace fallito. La moglie era intelligente e vivace, una maestra. Avevano due figli: un maschio diciottenne, Gustavo, e Lucia, una sedicenne che lavorava da sarta in case private. Lucia era magra, anemica e aveva un discorrere disgraziato. La madre era popolana, la figlia lavorando nelle case borghesi aveva appreso le forme esterne da signorina che però in casa sua stonavano.
Alfonso si rimpannuccia per andare a casa Maller. Non era brutto, anzi era un bel giovanotto com un’abbondante capigliatura bruna. Ma il vestito nero aveva tratti lucidi e logori.
Lanucci padre non aveva energia né testa. Ogni parola provocava delle dispute nella famigliola.
Alfonso si prepara mentalmente alla visita. Credeva di avere dello spirito e nei soliloqui lo aveva. Sapeva che per fare una buona figura con dei signori si deve parlare poco e ascoltare molto. Mai interrompere, tuttavia apparire disinvolto. Si presentò dai Maller. In quella casa si riconosceva subito in lui l’uomo povero. Il cameriere che andò ad aprirgli la porta annusò subito l’accattone. Maller però lo accolse con un benvenuto, poi lo inviò dalla figlia, Annetta. Alfonso era intimidito dalle ricchezze vedute. Non si accorse che in quell’addobbo c’era qualcosa di eccessivo. Rimase colpito da un quadro dove si vedeva una via sassosa. Una sconsolante mancanza di vita
Cfr. Montale e la negazione della vita umana.
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Qui c’è la negazione della vita umana.
Entrò la signorina Annetta, una bella ragazza, sebbene il volto largo e roseo non corrispondesse ai gusti di Nitti. Era alta con forme pronunciate e non poteva piacere a un sentimentale. I capelli non erano neri né ricci come sarebbero piaciuti a lui. Annetta si mise a leggere un giornale che aveva con sé, senza curarsi dell’ospite che, ignorato del tutto, si trovò in imbarazzo.
Annetta parlava con Francesca, governante in casa Maller, una trentenne cui la madre di Alfonso aveva raccomandato il figliolo.
A un certo punto viene annunciato l’avvocato Macario, un bell’uomo sui quaranta, ben vestito, alto e forte. Una fisionomia bruna, piena di vita. Alfonso è in tensione per apparire disinvolto e si stanca. Vorrebbe andare via. Annetta si mise a cantare e a saltellare simulando una corsa poi di essere stanca. Alfonso veniva interrotto senza alcun riguardo quando iniziava a parlare e sentiva il disprezzo per l’inferiore, per la persona vestita male. Si era accorto di esserlo confrontandosi con Macario p. 36.
Annetta tratta Alfonso con freddezza e Macario che è suo cugino e la conosce bene, uscito con Alfonso, gli spiega che lo ha fatto perché un giorno un impiegato del padre l’aveva corteggiata.
Erano arrivati sulla riva e il mare sembrava un vuoto enorme, nero 39. Macario descrive la cugina come una donna non solo bella ma colta e pure con lo spirito pronto per le cose concrete, solide, come suo padre. Quindi manifesta simpatia ad Alfonso. Critica la cugina per la superbia offensiva. Nitti studiava e scriveva per reagire all’avvilimento ma la parola non colpiva mai il centro e non lo soddisfaceva (63).
Chi non fa centro con la parola difficilmente lo farà con l’azione, e nel caso non a lungo.
Andava in biblioteca perché la casa Lanucci non era adatta agli studi. A 22 anni i suoi sensi avevano la delicatezza e la debolezza dell’adolescenza (65).
Alfonso segue una donna la cui sottana alzata lasciava vedere un piedino calzato in eleganti scarpette lucide, una calza nera e l’attaccatura del piede gentilissima. Ma questa non lo guarda e lo smonta. Andava diertro alle le donne ben vestite poiché non sognava una pezzente. (66)
L’amore e il mtrimonio come ascensore sociale.
Data la sua timidezza bastava un gesto di ripulsa o uno sguardo severo per farlo desistere. Aveva vissuto delle avventure ma le aveva troncate presto per non sacrificare le ore di studio. Corteggiò una biondina dai capelli colore dell’oro, una figurina di ragazza che non sembrava accorgersi del tanto peso di metallo che portava in testa (p. 66) battuta pessima.
La biondina gli accordò un abboccamento al quale lui non andò.
Le ore di studio serale erano diventate la cosa più importante della sua giornata.
Succede quando i rapporti umani sono difficili e non ci convincono.
Ebbe rimorso di aver lasciato perdere quell’occasione ma non poté porvi riparo. Continuava però a correre dietro le gonnelle. “Correndo sognava meglio”.
“Il sogno è l’infinita ombra del vero” leggiamo in Alexandros di Pascoli.
Voleva educare Gustavo, il giovane Lanucci ma pensava pure che tra loro due il ragazzo era il più sano.
La malattia di Alfonso è l’irrisolutezza. Lo studio doveva essere un mezzo per arrivare alla gloria. Ma non aveva un metodo: leggeva di tutto. Leggeva Basilio Puoti un grammatico e lessicografo napoletano dell’Ottocento, poi i sinonimi del Tommaseo.
Insegnava a Lucia Lanucci, la sorella di Gustavo ma si annoiavano entrambi.
Ricordo i miei studi manualistici, ossia mnemonici al liceo, sulla cosiddetta questione omerica prima ancora di leggere Omero. Solo dopo avere letto tutta l’Odissea in greco per il primo l’esame di Greco all’Università, ho capito qualcosa sulle tante questioni che il testo omerico può sollevare.
Alfonso Non era un buon insegnante poiché non apprezzava i piccoli sforzi della sua scolara mentre la sgridava pesantemente facendola piangere.
Cfr. Quintiliano: lo scolaro non deve essere picchiato né umiliato
Educazione severa non significa botte ai bambini:"Caedi vero discentes…minime velim. Primum quia deforme atque servile est et certe, (quod convenit, si aetatem mutes), iniuria est (Inst., III, 8, 13), non vorrei che gli scolari venissero battuti. Prima di tutto poiché è cosa brutta e da schiavi e certamente, (cosa che è adatta se cambi l'età) è un'offesa. I bambini devono essere trattati con riguardo:"in aetatem infirmam et iniuriae obnoxiam nemini debet nimium licēre" (III, 8, 17), a nessuno deve essere consentito troppo nei riguardi di un'età debole ed esposta alle offese.
Lo stesso, e ancora di più in Giovenale:”Maxima debetur puero reverentia” (XIV, 47), massimo rispetto si deve al ragazzo. Cfr. viceversa il plagosus Orbilius di Orazio, Epistulae,. II, 1, 70-71.
La vita di Alfonso era vuota e la sera sognava sulle parole udite o dette. Poi si prese paura che i Lanucci lo considerassero il futuro sposo di Lucia. Ma stava all’erta. Voleva ripiombare nei suoi sogni. Voleva trovare la salute che lo facesse uscire dall’inerzia. Correva e camminava in salita sulla strada di Opicina. Scriveva poco. Incontra Macario il quale gli dice che Annetta si dedicava alla letteratura e passava mezza giornata a tavolino. Macario gli dice che ha solo le ali adatte a fare voli poetici (94)
Capitolo IX
Una sera Macario lo porta da Annetta che diviene cordiale e Alfonso pensò che era facile fare bella figura con persone che non hanno intenzione di farcela fare cattiva (100). Annetta non gli era indifferente e questo gli toglieva disinvoltura. Il sentimento per quella ragazza cresceva. Annetta sembrava contraccambiare l’interesse: fece dire a Macario che una sera Alfonso le era mancato. Trasalì dalla gioia: veniva cercato, chiamato.
Da allora fece visita ad Annetta ogni mercoledì. Ad Annetta venne l’idea di fare un romanzo insieme. Alfonso sta per fare una dichiarazione ma si trattiene. Annetta suggerisce di raccontare la vita di Alfonso suggerendo di farne un nobile che alla fine diventa ricco. Alfonso non mirava ad altro che a fare buona figura con Annetta. Macario gli appare geloso e ne teme la concorrenza maligna. Parlare di letteratura allora voleva dire discutere su verisno e romanticismo.
Cfr. “Il santo vero mai non tradir” In morte di Carlo Imbonati di Manzoni (1805) Questo verso sembra riunire le due tendenze.
Annetta suggerisce ad Alfonso di proporre e sviluppare le idee mentre lei farà il dialogo perché conosce meglio la sicietà. Lui avrebbe scritto i capitoli e lei li avrebbe rifatti. Annetta avverte che desiderava il successo, non necessariamente la gloria. Quindi sostiene che la chiave del successo è domare l’orso. Poi propone una nuova trama: una giovane nobile tradita da un duca sposa un ricco industriale. Rimasto solo Alfonso pensò che era una cosa volgare e che l’orso da domare era Annetta. I due discutono, Alfonso cede alla ragazza e quel lavoro finisce per parergli straordinariamente simile al lavoro bancario. Tuttavia continuava a fare di tutto per compiacerla. Si rendeva conto che si era innamorato di quella ragazza per il fatto che era la figliola di Maller. Non era amore ma piuttosto agitazione. Lui era diverso da Annetta e da tutto il suo ambiente poiché prendeva con troppa serietà le cose della vita. I grovigli, i viluppi si svolgono da soli. Non tutti a dire il vero: pensate al nodo di Gordio.
“Lo faceva soffrire il conoscersi” 137. eppure è la conoscenza che regge tutte le altre.
Pensava che “con le donne bisogna saper agire”. E’ vero: Pavese sostiene che “le donne hanno una profonda fondamentale indifferenza per la poesia (…) le donne sono tutti uomini d’azione” (Il mestiere di vivere, 12 ottobre 1941) .
Macario gli aveva insegnato “che un uomo diveniva ridicolo agli occhi di una donna già pel fatto di arrischiare meno di quanto ella desiderasse” 139. Invece questo può essere un modo per farsi desiderare.
Bologna 10 aprile 2026 ore 18, 36, giovanni ghiselli
p. s.
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