domenica 12 aprile 2026

Svevo Una vita quarta parte. “Come sempre il suo ragionamento non era altro che il suo sentimento travestito”.


 

Alfonso sente il bisogno di confidarsi e chiese il parere di un collega senza fare i nomi dei due amanti in questione. Il collega che stava per abbandonare la banca, rispose con intelligenza: “Se il giovane ama la ragazza l’affare è buono, se non l’ama, pessimo” (208)

Alfonso pensò che non l’amava. Il quesito era sciolto.

Questo collega, White, aggiunse: sembra incredibile ma ancora esistono a questo mondo delle cose che non si possono vendere”.

 

Breve Excursus sulla venalità

Tutto è venale:"venalis populus, venalis curia patrum:/est favor in pretio" (Marziale, X, 41-42), è in vendita il popolo, è in vendita la Curia dei senatori, il favore è questione di prezzo.

 

Della venalità di Roma si era già accorto il Giugurta di Sallustio il quale aveva saputo a Numanzia dagli amici omnia Romae venalia esse (Bellum Iugurthinum, 20) che a Roma tutto era in vendita, e più avanti, allontanandosi dall’ Urbe, esclamò:"Urbem venalem et mature perituram, si emptorem invenerit!" ( 35),  città venale e destinata a perire presto, se troverà un compratore!

Fine excursus

 

 

Lo scopo raggiunto dunque non dava la felicità ad Alfonso. Provava ripugnanza per come lo aveva raggiunto.

Francesca gli conferma che Annetta vuole che lui si allontani per qualche tempo finché tutto fosse stato già regolato.

Francesca però gli dà il consiglio di non partire. Ci sarebbe pericolo per il matrimonio. Voleva essere di nuovo complice di Alfonso che ne rimase agghiacciato e risponde che obbedirà al volere di Annetta.

Francesca lo avverte che se starà via anche una sola settima Annetta resterà esposta ai consigli del padre e dei parenti e lui “sarà ridiventato il travetto della banca Maller e non si rammenterà nemmeno di averla conosciuta”.

E’ vero: la lontananza facilmente cancella amori e amicizie.

Alfonso rispose: “Io non so che farmene di un amore che avrebbe a cessare nello spazio di otto giorni” (214).

 

Il fatto è che uno può controllare soltanto l’amore che prova non quello che ha suscitato in altri.

 Alfonso aggiunge che voleva fare un matrimonio d’amore, non di interesse.

 

Nel mondo dove domina l’interesse economico questo non è possibile. Inoltre l’amore non ha bisogno di fare un matrimonio.

 

Francesca aveva interesse al matrimonio di Annetta che si era opposta al matrimonio del padre con la loro governante. Se avesse accettato il matrimonio della figlia con Alfonso non avrebbe più potuto opporsi a quello di Maller con Francesca.

 Alfonso sapeva che partendo rinunziava ad Annetta e nel momento della partenza si sentiva libero. Pensava che la sua rinunzia  desse testimonianza della sua superiorità. Sono sentimenti travisati e camuffati da ragionamenti. Il mattino seguente andò in banca e fu chiamato da Cellani, il procuratore, una specie di direttore credo. Gli diede un permesso di 15 giorni. Doveva dire che l’aveva avuto perché la madre era malata.

Alfonso va per salutare Maller che non lo lascia parlare e gli dice Buon viaggio! Era stato organizzato tutto.

Nell’andarsene cominciò a provare rammarico di non aver approfittato della sua fortina 221. Andò a salutare i Lanucci. La sera Santo, il cameriere dei Maller, gli porta una lettera di Annetta: diceva che lo lasciava libero di fare quanto preferiva. Un altro congedo.

La risposta di Alfonso iniziava con queste parole: “Amata sposa. Partirò”. Non ci si lascia mai parlando con sincerità. Nel partire passò sotto la casa dei Maller. “egli fuggiva causa la tempesta che stava per scoppiarvi”. Salì sul treno in una carrozza di terza classe. “Era libero finalmente!” Fuggiva da quell’ambiente di cattivi o di disgraziati dove era stato costretto a vivere.

Francesca, la simulatrice astuta che si era data a Maller perché il più ricco, Annetta che si era data a lui con una curiosità da adolescente e un amore fittizio, poi la casa dei Lanucci: gente triste e disgraziata!

Alfonso vedeva dall’alto la città di Trieste. Sembrava che la sua forma le fosse stata data dal mare con un’onda enorme che l’avesse respinta verso l’interno. Era grigia e triste anche lei. Era lì dentro in quell’alveare  che la gente si affannava per l’oro.

Arriva al villaggio. Alla stazione vede il notaio Mascotti. La regione dei sassi era vicina con la pietra bianca. Il Carso immagino. L’autunno aveva già spogliato la valle. Il vento boreale quando infuriava spazzava via molta terra. Gli alberi erano gracili. E’ una sorta di terra desolata che determina anche i cratteri degli abitanti. Dei pini erano stati piantati per lottare contro una plaga di sassi ma con risultati scarsi.

 La casa della madre era fuori dal villaggio. Il notaio che lo seguiva affaticato gli disse che la madre non stava bene: aveva “un difettuccio al cuore”. In realtà una malattia seria. Dunque il notaio lo aveva atteso alla stazione. Alfonso aveva capito che la madre era grave e si mise a correre. Temeva di andare ad abbracciare un cadavere. Provò rimorso per non essersi occupato di lei. Una vecchia nell’orto lo fa entrare dicendogli che la madre sta meglio. Alfonso ricorda il padre, un vecchio medico con pochi pazienti. Entra nella stanza della madre del tutto buia. La madre sembrava florida ma di fatto era gonfia. Durava fatica a respirare. Alfonso capì che era moribonda: il suo organismo andava in sfacelo. La vecchia viveva in un’incuria totale. Arriva il notaio poi un giovane dottore frustrato poiché non aveva avuto una clientela sufficiente in città.

 Alfonso rimase accanto alla madre.  Di fronte alla vecchia morente  Annetta perdeva ogni importanza. Si chiedeva per quali motivi l’aveva lasciata.

Segue una frase chiave di questo libro: “come sempre il suo ragionamento non era altro che il suo sentimento travestito”. Il sentimento era la ripugnanza per Annetta e i ragionamenti erano questi: “quando parlava ella dimostrava più che altro il desiderio di piacere, quando scriveva era vana,  e vana e sensuale quando amava”.

 Alfonso faceva uno confronto tra Annetta e la madre che aveva amato il marito umilmente imitandone i modi, perfino la fisionomia.

“Per lui sarebbe stata una tortura viverle accanto. Lo avrebbe reso ricco e avrebbe ritenuto suo diritto averlo a schiavo; la vanità e i sensi che l’avevano gettata tra le sue braccia potevano farla cadere anche con altri”.

Questi ragionamenti camuffavano e consolavano il sentimento di desolazione nel quale si trovava.

 

Bologna 12 aprile 2026 ore 18, 45 giovanni ghiselli

p. s.

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