Virgilio, Sofocle, Eschilo, Orazio, Tucidide, Ovidio, Euripide, Lucrezio, l’Antico Testamento.
Pius Aeneas è una formula che torna una ventina di volte nell’Eneide.
Personalmente, almeno nel caso del rapporto del Troiano con Didone, assimilo la pietas di Enea all'ipocrisia del furfante bigotto.
La assomiglio pure al culto della peiqarciva (disciplina) di Creonte che, per reprimere la disobbedienza della nipote, la manda a morte, mentre la ragazza morendo rivendica la pietà come virtù propria:"O rocca della terra di Tebe e dei miei padri/e dèi progenitori/io vengo portata via e non indugio più./Guardate, maggiorenti di Tebe,/l'unica superstite della stirpe regale,/quali sofferenze inumane da quali uomini subisco/poiché onorai la pietà- th;n eujsebivan sebivsasa- " ( Sofocle, Antigone, vv.937-943).
Enea abbandona spietatamente Didone che lo ha salvato umanamente e generosamente. Il Troiano si appella al fato che è parola divina e lo destina altrove.
Apollo attraverso vari oracoli gli ha ordinato di raggiungere l'Italia:"hic amor, haec patria est " (Eneide, IV, v. 347), questo è l'amore, questa è la patria. Inoltre l'eroe riceve rimproveri dall'immagine turbata del padre morto, ovviamente in somnis, nei sogni, in tutti: quotiens umentibus umbris-nox operit terras, vv. 351-352, ogni volta che la notte con umide ombre copre le terre; poi anche il figlio lo ammonisce, e pure Mercurio mandato da Giove per quel suo iniquo procrastinare il compimento del destino. Sicché l'eroe in fuga conclude chiedendo a Didone di risparmiargli sensi di colpa e seccature :"Desine meque tuis incendere teque querellis:/ Italiam non sponte sequor " (vv. 360-61), smetti di infiammare me e te stessa con i lamenti: non cerco l'Italia di mia volontà. E’ la giustificazione tipica del delinquente che non è all’altezza nemmeno del proprio delitto.
Ben altra è la dignità di Prometeo chi rivendica la sua trasgressione alla prepotenza di Zeus : “:"io sapevo tutto questo:/di mia volontà, di mia volontà ho compiuto la trasgressione, non lo negherò (eJkw;n eJkw;n h{marton, oujk ajrnhvsomai)/ aiutando i mortali ho trovato io stesso le pene
(aujto;~ huJrovmhn povnou~ )"(Eschilo, Prometeo incatenato, vv.265-267).
Capisco e trovo naturale, non artefatta, la motivazione data da Omero dell'abbandono di Calipso da parte di Odisseo:" ejpei; oujkevti h{ndanh nuvmfh " (Odissea , V, 153), poiché la ninfa non le piaceva più.
La pietas che Virgilio celebra e lo stesso Enea si attribuisce (Sum pius Aeneas, Eneide, I, 378), presentandosi e qualificandosi alla madre presunta virgo[1], viene smontata da Orazio quando afferma che essa, nemmeno se attestata dal sacrificio di un toro al giorno, porterà una sosta alle rughe né alla vecchiaia che incalza né alla morte invitta:"nec pietas moram/rugis et instanti senectae/adferet indomitaeque morti " (Odi, II, 14, 2-4).
Parimenti nel quarto libro delle Odi il poeta di Venosa avverte il nobile Torquato che né la stirpe né la facondia né la pietas potranno restituirlo alla vita una volta che sarà morto e Minosse avrà dato sul suo conto giudizi inappellabili:"Cum semel occideris et de te splendida Minos/fecerit arbitria,/Non Torquate, genus, non te facundia, non te/restituet pietas " (vv. 21-24).
Altrettanto inefficace si rivela la pietas dei Meli di Tucidide quando rispondono agli Ateniesi che saranno in grado di resistere alla loro superprepotenza :"o{ti o{{sioi pro;" ouj dikaivou" " (V, 104), in quanto siamo pii opposti a persone ingiuste.
Canzonatorio e dissacrante a proposito della pietas di Enea è Ovidio che menziona il figlio di Anchise tra gli amanti infedeli: egli causò la morte di Didone e tuttavia "famam pietatis habet " (Ars III 39) ha la reputazione di pio. Ovidio opera un rovesciamento nei confronti di Virgilio e dell'etica di cui il poeta augusteo si faceva portatore. La pagherà cara.
Nel primo Stasimo delle Baccanti di Euripide il Coro invoca la Pietà perché scenda sulla terra a punire l'empia violenza di Penteo :" J Osiva povtna qew'n,- J Osiva d ' a{ kata; ga'n-crusevan ptevruga fevrei",-tavde Penqevw" ajivvvei" ;" (vv. 370-373), Pietà signora tra gli dèi/Pietà che attraverso la terra/porti l'ala d'oro,/odi queste bestemmie di Penteo?
Nemmeno Antigone si pente o vergogna di avere disobbedito, anzi qualifica come "santa" ispirata dalla pietà la trasgressione degli ordini del tiranno:"o{sia panourghvsa" ' (Sofocle, Antigone, v. 74), dopo che ho compiuto un'illegalità santa. In questo caso è pia non l'obbedienza ma la disobbedienza.
Secondo Lucrezio, pietas non è mostrarsi spesso con il capo velato
Nec pietas ullast velatum saepe videri né nel rivolgersi a una pietra e visitare tutti i templi vertier ad lapidem atque omnis accedere ad aras-(De rerum natura, V, 1198-99), né gettarsi prosternati a terra nec procumbere humi prostratum (1200) cospargere le are di molto sangue di animali, nec votis nectere vota (1202) intrecciare le offerte votive sed mage pacata posse omnia mente tueri (De rerum natura, V, 1203) ma piuttosto poter osservare tutto con mente serena.
“Temptat enim dubiam mentem rationis egestas” (1211) travaglia la mente dubbiosa la carenza di ragione
Bastano tuoni e fulmini a spaventare gli sprovveduti. Quelli pieni di sensi di colpa hanno sempre paura.
Perfino il comandante di una flotta induperator classis (1227) se viene colto da una tempesta nel mare si riempie di terrore.
Concludo con la pietas spietata ordinata nel libro Giosuè dell’Antico Testamento.
“I sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosué disse al popolo: “Lanciate il grido di guerra perché il Signore mette in vostro potere la città. La città con quanto vi è in essa sarà votata allo sterminio per il Signore; soltanto Raab, la prostituta, vivrà e chiunque è con lei nella casa perché ha nascosto i messaggeri che noi avevamo inviati (…) Votarono poi allo sterminio, passando a fil di spada, ogni essere che era nella città, dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l’ariete e l’asinio” (La Sacra Bibbia della CEI editio princeps 1971, pp. 415-416).
Ho solo questo testo in italiano e la traduzione ovviamente non è mia, quindi non so se sia ineccepibile.
Se lo è, non posso non accostare questo sterminio ai tanti genocidi perpetrati durante i millenni nel mattatoio della storia nel nome di Dio e della razza. Sempre più efferati a mano a mano che vengono prodotti orrendi ordigni sempre più distruttivi.
Bene fanno le piazze e le scuole a protestare in maniera efficace cioè civilmente e pacificamente.
Bologna 6 dicembre 2025 giovanni ghiselli
p. s.
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