La commedia funzionava perché era fatta non solo di calcoli, pose e citazioni, ma anche e soprattutto di simpatia autentica, forte, reciproca.
Tuttavia lo scopo ancora non lo avevo raggiunto, il bersaglio cui miravo con la tensione massima dell’anima mia e pure con quella del corpo, non lo avevo centrato. Per coglierlo in pieno, ripetei la mossa astuta e poco nobile, insomma la finta da saltimbanco dell’amore che aveva funzionato tanto bene con Elena un anno prima. Infatti tendo a ripetere e ritualizzare gli atti della mia vita, quando hanno successo.
Dunque le dissi: “Kaisa, questa serata è la più bella della mia vita, ma ora dobbiamo tornare: devo studiare fino all’alba la letteratura greca per l’esame di abilitazione che mi aspetta in autunno. Devo superarlo a pieni voti se voglio passare dalle medie al liceo, e lo voglio soprattutto per diventare non del tutto indegno di te. Questa notte verserò il sangue, non di animali come fece Odisseo , ma proprio il mio, per evocare e fare parlar le ombre grandi di Omero e di molt’altri. Non potranno negarsi a chi sacrifica se stesso tanto devotamente”.
Non raccolse o finse di non avere colto l’allusione letteraria e rispose
soltanto “D’accordo, torniamo. Niente è importante quanto studiare”
Ma si vedeva che ci era rimasta male. Ebbi paura che la mia mossa fosse stata controproducente e che la sposina potesse prendermi per uno sgobbone, un pedante dall’anima gobba, un umbraticus doctor. Sicché aggiunsi un corollario:
“No, tu sei molto più importante per me, ma devo imparare dell’altro e progredire nel lavoro per essere, lo ripeto, quasi degno di te”.
“Tu sei il mio amor proprio” aggiunsi, arrivati che fummo davanti al collegio citando una frase del romanzo di Musil 2.
Sembrava poco convinta: non disse niente. In fondo avrebbe fatto una carriera scolastica e accademica molto più consistente della mia, almeno dal punto di vista istituzionale.
Qualche giorno più tardi, disse che quella notte, distesa nel letto, aveva provato una paura tremenda di non vedermi mai più.
Doveva avermi preso per in saltimbanco dell’amore. Mi rinfaccerà tali intenzioni apertamente più avanti, come vedrete, ma con lei non sono mai stato un desultor amoris. Mi piaceva solo lei.
La mossa del prendere tempo per farsi desiderare era una simulazione un tantino ignobile ma del tutto azzeccata.
Avvertenza: il blog contiene 2 note e il greco non traslitterato.
Note
1 Ovidio, Amores, I, 3, 15, non me ne piacciono mille, non sono un saltimbanco dell'amore.
2 L’uomo senza qualità, parte terza, 24. Lo dice Ulrich alla sorella Agathe
Pesaro 10 luglio 2026 ore 18, 50 giovanni ghiselli
p. s.
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