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Argomenti |
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I pensieri del 30 maggio trascritti in |
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forma incondita. Ifigenia quale simbolo di un'età egoista e |
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nichilista. Progetto e schemi di una nuova tragedia. La prova |
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a cronometro su per la salitaccia del monte Donato. L'esame di |
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Ifigenia all'Antoniano. Contro le sfacciate donne dell'età |
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esibizionista. L'imbarazzo dopo la recita. La ritirata
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Dopo l'esibizione, Desdemona si sentiva una stella: venne a casa |
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mia e acconsentì a fare l'amore, ma con una degnazione nemmeno |
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tanto celata. Nuda e distesa sul letto, non aveva smesso di recitare; |
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anzi si dava insopportabili arie da attrice famosa. L'accompagnai a |
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casa sua, provando rancore per lei e per me stesso che continuavo |
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ad amare una donna del genere. |
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Il giorno seguente, sabato trenta maggio, la ragazza passò la |
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giornata a concentrarsi sull'esame finale, io a riflettere |
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sulla decadenza e rovina del nostro rapporto. Mancavano meno di |
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due settimane e alcune peripezie alla catastrofe tragica . |
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Trascrivo i pensieri di quel giorno lontano, inconditi come li trovo |
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nel diario. |
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"Ecco perché il secondo anno ho smesso di amarla: vedevo già i |
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segni dell'egoismo volgare che ora sta dispiegando in tutta la sua |
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piatta, ottusa e volgare grandezza. Adesso sfrutta apertamente, |
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non dissimula nemmeno i sentimenti cattivi, non nasconde |
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l'illusione ridicola di valere molto più di me, e di avere migliori |
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possibilità che stare con me. Prende tutto come se le fosse dovuto, |
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senza apprezzare il tempo che ho impiegato per il suo esame di |
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, anche a discapito del mio lavoro scolastico. E' un prodotto tipico |
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di quest'età superba e vuota. Maggior mi sento1
Già era egoista e |
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superficiale
di sua natura, poi il mondo istrionico ha esercitato |
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Cfr. Leopardi, Il pensiero dominante: "Di questa età superba,/che di vote |
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speranze si nutrica,/vaga di ciance, e di virtù nemica;/stolta, che l'util chiede,/e |
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inutile la vita/quindi più sempre divenir non vede,/maggior mi sento" vv. 59-65. |
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un'influenza funesta sul suo carattere. Una seduzione cattiva che |
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non riesco a controbattere. Ho usato tutte le forze di cui |
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dispongo. Non le ho sprecate però. Quello che non ho insegnato a |
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lei (onestà, giustizia e così via), l'ho imparato per me e |
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per la prossima femmina umana, chiunque ella sia. |
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Ora prova fastidio della mia serietà, del rigore che lei stessa mi |
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consigliava |
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quando ci teneva, e come, a stare con me, poiché |
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voleva essere aiutata prima a insegnare poi a recitare; quando le ero utile, aspirava a essere la mia |
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unica donna, non sopportava di condividermi con altre, mentre io |
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facevo l'esteta, il seduttore insofferente di impegni morali, |
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incapace di scelte radicali e definitive. |
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“Laudata sii, Diversità/delle creature, sirena/del mondo! Talor non |
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elessi/perché parvemi che eleggendo/io t’escludessi,/o Diversità, |
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meraviglia/sempiterna ” 2, , mi dicevo allora. Ora però le nostre |
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situazioni si sono capovolte: Ifigenia sguazza nella corruzione, |
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nell'ingiustizia e nell'estetismo mediocre; io tendo a diventare |
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morale: a scegliere il bene e la vita. In questo tempo doloroso ho |
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reso migliore me stesso, non lei. Oramai è meglio perderla: il suo |
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comportamento rozzo e cattivo versa nell'anima mia un veleno |
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composto di noia e dolore. Ho ancora meno in comune con quella |
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che con una borghese soddisfatta e convinta: questa almeno conosce le buone maniere. |
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Ifigenia |
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non ha una passione autentica per l’arte, altrimenti la studierebbe; per il |
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teatro non possiede un grande talento, né un interesse profondo; se |
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non fosse così, non punterebbe tutto sull'offerta del corpo a |
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maestri famosi; esperienze di vita con me non ha voluto farne, |
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tranne la bicicletta e quel paio di viaggi dove del resto si è |
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comportata da parassita mentale: insomma ha soltanto la smania |
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del successo comunque, e lo strumento della sua potenza fisica |
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disposta a correre rischi di ogni natura: un mezzo valutato troppo, |
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per il fatto che con me ha funzionato, ma inadeguato al nuovo |
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fine: a ottenere un lasciapassare dai maschi più cattivi che buoni, |
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posto che abbiano la volontà di darglielo, o ne siano in grado. Io |
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sono riuscito a trovare anche mito e poesia in una poveretta del |
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genere; quelli sui quali ora la disgraziata punta tutto, |
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probabilmente
la useranno senza ascoltarla, senza scoprire niente |
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Nota |
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2D’Annunzio, Laus Vitae, vv. 46-52. La Sirena del Mondo . |
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in lei, a parte la carne di cui si pasceranno: materia scambiata con |
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una speranza di applausi e lustrini. |
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Da quando ha fatto questa puntata folle su un destino di gran |
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rinomanza, mi ha escluso dal suo amore e dalla sua intimità |
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spirituale. Del resto, per fare l'esame ha bisogno di me, perciò |
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continuerà a strumentalizzarmi e a lasciarmi usare la sua bellezza |
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ancora per un po’. Veramente Ifigenia è un simbolo |
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dell'epoca nostra: egoista e nichilista, senza alcun principio oltre |
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l'utile. Fa come Poppea: “Unde utilitas ostenderetur, illuc |
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libidinem transferebat” 3. Che se ne vada è cosa soltanto buona. Io |
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devo restare solo, indagare me stesso, tentare la rivoluzione |
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morale. Da questo dolore devo ricavare un messaggio di eticità |
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autentica, del tutto diverso dal farfugliare truffaldino di certi politici |
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obesi che quando aprono le bocche voraci simulano competenze |
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inesistenti mentre dissimulano tutta la vergognosa avidità che li |
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anima. E corrompono il popolo, soprattutto i giovani. Quella |
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ragazza, come tanti coetanei suoi, è peggiorata con il clima |
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politico e con i costumi dissoluti. La scelleratezza massima di |
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questo regime di ladri è il cattivo esempio che dà alla gente. Dalla |
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nostra miserabile storia, rappresentativa del triennio nel quale si è |
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svolta, devo trarre la luce e i semi di una nascita nuova. Potrebbe |
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essere una tragedia neoclassica: eschilea per la presenza della |
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Giustizia, sofoclea per lo scavo psicologico dei personaggi, |
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euripidea per la descrizione della decadenza di una civiltà. |
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Un'opera che ponga la questione morale in termini inquietanti per |
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tutti. Partendo dal nostro rapporto infelice, siccome immorale, |
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devo comunicare il messaggio che non può darsi felicità senza |
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moralità. Potrebbe esserci un coro di giovani desiderosi del Bene. |
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Ragazzi che rifiutano non solo i professori incolti, ma tutti i cattivi |
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maestri di questa era guasta. |
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Lo schema potrebbe essere questo: |
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I Atto. Ci conosciamo a scuola. Parliamo delle nostre vite di |
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edonisti-esteti, dediti al piacere e al culto della bellezza. |
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II Atto a Debrecen. Miei sospetti e angosce. Un'occhiata |
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all'Europa, con una retrospettiva fino al 1966. L' infelicità sessuale |
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di
quel periodo. Dialoghi con le finniche dei primi anni '70 per |
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3 |
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Tacito, Annales, XIII, 45, volgeva la libidine là dove si mostrava l’utile. |
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mostrare la cultura di quel triennio felice. Peggioramento dei |
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rapporti umani già dal 1974. |
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III Atto. A Pesaro. Colloqui con le zie depravate dai preti. Arriva |
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Ifigenia. Serie difficoltà. |
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IV Atto. Mia emozione per la supplente Lucia, simbolo della gioventù |
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opportunista che sta dilagando. Dialoghi a scuola. |
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V Atto. Emozione di Ifigenia per il ballerino. Loro colloqui. |
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Lui le parla del mondo dello spettacolo e la affascina. Epilogo e |
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soluzione ancora da trovare".
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Appena ebbi finito questo programma, sentii suonare le campane |
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di una chiesa vicina. Poteva essere l'assenso divino al mio piano. |
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Anche quando Ifigenia arrivò sul monte delle formiche, i |
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rintocchi del santuario diedero un segno. A vederla era una |
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creatura carica di tensione erotica. Ma io dovevo fare un altro |
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tentativo per considerarla e indurla a considerarsi una persona |
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morale e razionale. Potevo spiegarle quanto avevo pensato e |
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progettato. Se l'idea del secondo dramma le fosse piaciuta, se ne |
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avesse provato interesse, forse saremmo risaliti da quella buca |
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dove eravamo caduti anche perché da tanto tempo oramai non |
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avevamo più progetti ma solo ricordi comuni. Se avesse |
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collaborato, ce l'avrei fatta. Mi aveva detto che dovevo |
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continuare a scrivere, che ne ero capace. Finalmente avevo |
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qualcosa di propositivo da dirle. Poteva darmi un'altra volta un |
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compito impegnativo, difficile: ci avrei messo il meglio delle mie |
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forze, non avrei più avuto l'angoscia. Il fine nobile e universale, |
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era educare il popolo, massime i giovani; quello più personale e |
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pratico, competere con i registi, gli attori e tutti i maschi di |
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prestigio che Ifigenia avrebbe incontrato facendo l'attrice. Per |
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emularli e batterli, dovevo creare una grande opera d'arte, |
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costruirmi una fama più vasta e duratura di quella che loro, i già |
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famosi, avrebbero potuto sbattere in faccia alla donna mia per |
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portarsela a letto. |
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"Se voglio continuare a fare l'amore con lei, devo avere successo |
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attraverso lo scrivere. In fondo per arrivare a lei, nel '78, ho |
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dovuto compiere un'impresa che tre anni prima mi sarebbe |
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sembrata |
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irrealizzabile. Nell'autunno del '75 infatti ero un |
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velleitario del tutto incolto. Sciupavo il mio tempo in chiacchiere |
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vane. La mia preparazione professionale era fatta di manuali, |
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paradigmi e giornali. Sicché quando ho avuto l'incarico di latino e |
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greco al Rambaldi di Imola, quasi nulla sapevo. Meno dei ragazzi |
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più bravi sapevo. Avevo di buono che non sapevo nemmeno |
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simulare. Né lo volevo. Per sopravvivere ho dovuto contare sulla |
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loro pazienza, e non vergognarmi troppo della loro pietà. Bravo |
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come ero stato sui banchi del liceo Mamiani di Pesaro in competizione con la ragazza più brava Marisa, allora ammirata, oggi compianta, quando cominciai da |
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insegnante liceale, dovetti accettare il fatto che molti ragazzi e, |
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quel che è peggio, ragazze, non mi ascoltassero, e che alcuni |
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addirittura leggessero un libro o un giornale mentre facevo lezione. Non mi cacciarono |
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per compassione, credo. Fino a Natale in terza liceo facevo lezione |
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tremando. A casa studiavo, studiavo sempre. Per ogni venti versi |
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di traduzione mi leggevo un libro di critica. In gennaio dai banchi |
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sparirono tutti i giornali, e in primavera diversi allievi prendevano |
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appunti. Il secondo anno, al Minghetti, fin dal primo giorno, erano |
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molti quelli che scrivevano le mie parole. Avevo studiato pure |
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d'estate. Il terzo anno raggiunsi il successo. Poi, all'inizio del |
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quarto, il premio: la superragazza supplente.- Ce l'ho fatta-, mi |
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dissi,-oh Dio, ce l'ho fatta a prendere la borsa di studio . Deve andare così un'altra volta. |
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Qualche anno, due, tre, anche dieci o più, di sacrifici inumani, se |
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necessario, poi il capolavoro, la gloria, la fama. Se ti riesce, lei ti |
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ama di nuovo. O magari trovi di meglio. Un amore morale. Una di |
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stile elevato e di anima nobile. Insomma una grande donna, bella e |
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fine". |
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A questo punto mi feci due obiezioni:"Che gusto c'è a fare l'amore |
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con una che ti ama soltanto nel caso che tu abbia successo?" |
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Poi:"Se Ifigenia invece di aspirare al teatro, avesse mirato a |
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studiare con serietà, non sarebbe stato tutto più semplice e bello?". |
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Non mi diedi risposta: non ne potevo più di pensare; inoltre erano |
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già le sette di sera, e se volevo fare un giro in bicicletta prima di |
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andare a vedere l'esame, dovevo sbrigarmi. Anche tu lettore, |
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suppongo, sarai stanco di una ruminazione mentale che aveva |
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stremato perfino uno come me, allenatissimo all'almanaccare fin da bambino. Andai a |
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cronometro su per il monte Donato. Feci un buon tempo con un |
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rapporto più duro del solito. |
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"La marcia in più-pensai-che riesco a usare quando il pensiero di |
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lei mi mette alla prova". Avevo pedalato con leggerezza e potenza; |
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così avrei scritto il mio capolavoro; così avrei superato tutti i |
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registi e gli attori famosi nella sua stima. Il sole tramontò vicino a |
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S. Luca alle 20 e 34. Gli chiesi il successo per la mia compagna e |
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per me. Quindi tornai velocemente a casa, feci la doccia e mi |
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avviai verso l'Antoniano. Avevo indossato un vestito di lino |
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azzurro su una camicia bianca e mocassini rossicci. Ero teso. |
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La prova si svolgeva all'incirca come la sera prima. La differenza |
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stava nel pubblico più numeroso e in una riduzione del testo. |
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Ifigenia recitò discretamente. Meglio di tutto le riuscì la scena |
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sul Danubio. Alla fine i giovani attori furono applauditi a lungo |
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dal pubblico in piedi, del resto composto in massima parte da |
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amici e parenti. La mia donna guardava gli osannatori. Era in |
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calzamaglia poiché la rappresentazione si era chiusa con i naticosi |
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svolazzi dello Zeppelin incarnato da lei, callipigia. |
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Io ero in prima fila, ma fui ignorato. Quando gli applausi |
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terminarono, ifigenia si mosse verso il gruppo dei suoi |
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amici che erano da un'altra parte. Rimasi al mio posto: non |
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volevo essere io ad avvicinarmi. Speravo fosse lei a cercarmi con |
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lo sguardo e a venire da me: non ero nascosto. Avevo anche |
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sperato che, finita la commedia, si sarebbe cambiata, o avrebbe |
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messo qualcosa sopra la tuta trasparente; invece si era accostata al |
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pubblico con il seno in evidenza. Questo mi dava fastidio: non era |
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più per esigenza scenica che andava mostrando il petto |
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con tutte e due le poppe, tutte intere.4 Era vanità, esibizionismo, impudicizia, mancanza |
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di rispetto |
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per il suo uomo. |
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Io la |
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penso così, forse |
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retrogradamente. Anche le sfacciate che mostrano seni e chiappe |
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sulle spiagge non mi sono simpatiche. Nemmeno eccitanti sono. |
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Una donna fine non lo fa, ed è più attraente. Mostra magari le cosce, al massimo le mutande, le adorabili mutande delle donne. |
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I compagnoni le dicevano:"brava, bravissima!". La volevano tutti, qua e là, come Figaro. Lei sorrideva giulivamente. Io |
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cominciavo a soffrire. Finalmente si accorse di me e venne a |
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salutarmi. Ma non era contenta che fossi presente nel momento e |
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nel luogo del suo primo trionfo. Oramai non le servivo più, ero di |
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troppo. |
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"Brava", dissi. |
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"Grazie. Dov'eri?" |
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"Qua, dove sono ora". |
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"Ti
sono piaciuta?" |
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Cfr. Dante, Purgatorio, XXIII, vv. 100-102:"nel qual sarà in pergamo |
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interdetto/alle sfacciate donne fiorentine/l'andar mostrando con le poppe il petto". |
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"Molto". Ci fu un momento di silenzio. |
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"Ora che cosa farai?" |
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"Non lo so", rispose imbarazzata, volgendosi verso gli altri |
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attori."Credo che i miei compagni vogliano festeggiare in qualche |
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maniera". |
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"Ho capito" borbottai. Avevo capito che io non ci entravo. |
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Ifigenia non aggiunse parola: mi stava davanti silenziosa e |
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sempre più imbarazzata. |
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Dopo qualche secondo la salutai: "Bene. Allora ciao. Sei stata |
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brava. Continua così". |
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"Ciao, grazie". |
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Mi mossi verso l'uscita sperando che mi chiamasse, mi facesse |
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tornare indietro per dirmi almeno:"Ci vediamo domani". Invece mi |
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lasciò andare via come se fossi stato uno spettatore qualunque, o |
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un ammiratore di nessuna importanza, anzi piuttosto importuno. |
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Uscii da quell'ambiente che mi soffocava. Entrai nella bianca |
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Volkswagen, la scoprii nella notte d'estate precoce, ventosa, calda |
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e profumata. Tornai a casa. Speravo che mi telefonasse. Invece |
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niente. Mi spogliai e mi stesi sul grande letto dei nostri tripudi. Il |
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dolore mi ringhiava nel petto: lo accarezzavo, lo scrutavo, cercavo |
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di ammansirlo perché non mi dilaniasse. |
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Pensavo:" E' andata come avevo previsto. Appena si è sentita |
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un'attrice, si è sbarazzata di me. Tornerà nell'antico fango da dove |
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l'avevo estratta per elevarla al mio linguaggio, alla mia logica, al |
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mio stile. Questa sera si sente una diva, poveraccia! E' solo una |
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grossolana plebea, come quando la conobbi. Volgare di |
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anima, di comportamento, di tutto! Sebbene mi abbia scimmiottato |
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per quasi tre anni, è rimasta quello che era: fatta per la confusione, |
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il guazzabuglio. Ricordo una volta che mi telefonò da via |
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Rizzoli. Andai a prenderla. Era con altre della sua razza mentale: |
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facevano chiasso sul marciapiede. Io l' ho tirata fuori di lì. Ora ci |
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torna". |
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Ero steso sopra il lenzuolo, in mutande; stavo per piangere, ma |
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non volli lasciarmi andare così. Non era ancora giunto il momento |
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della catastrofe. Decisi di alzarmi, rivestirmi e tornare nel suo |
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covo per porle delle domande, farla parlare, ascoltarla. |
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Anche se non fosse stata sincera, qualche cosa mi avrebbe |
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insegnato. Pesaro 7 settembre 2024 ore 11, 43 giovanni ghiselli p. s. Statistiche del blog All time1617629 Today73 Yesterday307 This month2327 Last month10909
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