domenica 8 febbraio 2026

Le Dolomiti poetiche di un tempo che fu e quelle di oggi.


La signora Meloni ha detto che quanti manifestano contro le Olimpiadi invernali tenute sulle nostre Dolomiti non vogliono bene all’Italia e agli Italiani.

Rispondo che noi Italiani non siamo tutti uguali: siamo differenziati nella lingua, nei costumi, nel vestiario, nella cucina, nell’aspetto e soprattutto nei redditi dalle sperequazioni enormi.

Credo che quelli cui vuole bene lei siano molto diversi da quelli cui vogliono bene i dimostranti pacifici contro la guerra e contro lo sfarzo olimpico. Pompa delle piste e dei monti.

Io sono contento di essere italiano, di avere studiato greco e latino con l’italiano a scuola, di avere anche insegnato queste lingue e letterature e di continuare a farlo con il mio blog letto in tutto il mondo.

Cerco di volere bene a tutti gli umani del nostro pianeta ma non a tutti nello stesso modo: parto dagli ultimi, dagli oppressi, dai poveri, dai miti, poi via via arrivo agli altri. Nella mia graduatoria gli ultimi sono i primi.

Aggiungo che le donne mi piacciono molto a partire da quelle intelligenti,  leali, generose.

Quanto alle Dolomiti le amo molto perché contengono i cieli, i miti e la poesia della mia infanzia dal 1948 al 1960 più o meno. Allora le valli di Fiemme e di Fassa erano abitate da boscaioli e pastori che andavano a raccogliere il fieno,  poi da alcuni albergatori, il macellaio, il dottore, il giornalaio in ogni paese da Cavalese a Tesero, a Predazzo, Moena dove abitavo in agosto, a Soraga, Vigo, Canazei. Pochi turisti educati. Imparavamo l’educazione dai valligiani silenziosi, riservati. Nemmeno i bambini, prevalentemente rossi, rumoreggiavano. Nemmeno le bambine rossine facevano chiasso. Mi piacevano i monti dove vedevo forme umane e trovavo umanamente ricche le persone che erano piuttosto povere in maggioranza.

Ultimamente a Moena molte cose sono cambiate, eppure quando ci vado per Pasqua entro in uno dei bar di allora frequentato da vecchi rubizzi e quando mi dicono quante primavere hanno sulle spalle, mi vanto dicendo: quando mia zia Giulia. sposata con Lino Donei di Moena, mi portò qui per la prima volta, nell’agosto del 1944, tu non eri nemmeno nato. Ti sembrerò un marocchino ma sono moenese non meno di te”.

“Beviamoci sopra!”.

Questa è la Moena che vado cercando quando ci torno, possibilmente fuori stagione.

 

Bologna domenica 8 febbraio 2026 ore 16, 57 giovanni ghiselli

p. s.

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