domenica 5 aprile 2026

Ifigenia LXXII. L’incontro in Piazza del Popolo. Il volo storto dei piccioni. Ifigenia, Helena, Kaisa e Päivi. Se ho fornicato…


 

La aspettavo nella piazza maggiore di Pesaro. Abbracciare e baciare la bellissima giovane donna in mezzo ai salti dei piccioni in tripudio intorno ai chicchi di grano, e venire osservato daglo sguardi di tanti curiosi pettegoli che mi avevano visto insicuro e infelice dopo il liceo,  e ora, dopo  anni di assenza, mi rivedevano in piazza mentre stringevo al petto una ragazza luminosa, era la giusta rivalsa anche pubblica, oserei dire anche politica, dovuta al mio impegno nel non avere ceduto alle angherie di tante  persone retrograde, reazionarie, e alle  tribolazioni che il destino mi aveva mandato non solo per mettermi  in croce ma anche alla prova. Avevo provato di essere cedere nescius, come il Pelide. E avevo constatato che Dio mette in croce chi ama di più.

Del resto la scena che stavo recitando per gli inoperosi ciarlieri  dediti al pettegolezzo di piazza aveva valore soprattutto per me.

Ifigenia era bella, fiorente, vitale; anzi era la stessa vita che  contraccambiava l’amore da me ricevuto. Potevo essere grato alla natura, al destino, agli dèi, ed essere fiero di come ero mentre sentivo di avercela fatta a risalire su, verso il cielo, dal burrone  dell’Averno dove è facile precipitare mentre è quasi impossibile rialirne la china scoscesa.

Arrivò da via Branca. Era vestita di bianco, calzava sandali di cuoio scuro, era abbronzata nel volto e ombreggiata- kataskiazomevnh- dai lunghi capelli neri,  folti , ondulati, che le scendevano sulle spalle e sul dorso.  

Mi venne in mente Helena, anche lei bella bruna con tanti capelli e biancovestita, quando nel luglio del ’71 attraversava la grande piazza assolata posta tra l’Universtà, la piscina e l’ospedale di Debrecen. Era diretta alla clinica ginecologica per sapere se aspettava un bambino o era minacciata da un male oscuro. Come la vidi, mi lanciai di corsa da lei per aiutarla e, se possibile, amarla. Tutte e due queste donne per me significavano l’incarnazione della vita che poteva accettarmi o respingermi.

Volavano lieti gli uccelli trillando con allegria. Infatti Helena mi accettò. Per un mese soltanto ma è stato il mese più bello della mia vita. Mai smentito dai fatti seguenti. Mi prese e mi lasciò senza infingimenti. L’ho sempre benedetta tra le donne e benedetto i frutti del ventre suo, pure se non miei.

Nella piazza pesarese però i piccioni ad un tratto volarono storto e tubarono rochi inviando segnali funesti.

Come si può non dare importanza ai segni inviati da Dio?  Non è che  gli alati  conoscano il futuro sed volatus avium dirĭgit deus 1.

Da loro trassi l’auspicio della sciagura.

Ifigenia, appena ebbe finito di sbaciucchiarmi, mi gelò dicendo: “in treno ho passato un’ora avventurosa con un ferroviere giovane e bello”.

Mi venne in mente Pindaro: ““ejpavmeroi: tiv dev ti~ ; tiv d  j ou[ ti~;  skia`~ o[nar- a[nqrwpo~” (Pitica VIII, 95-96), creature di un giorno, che cosa è qualcuno? Che cosa è nessuno? Sogno di ombra l’uomo.

 Quindi pensai: “Maledetta sei tu tra le donne”, infine la respinsi con odio e dissi: “Ho capito. Buon per te. Me ne farò una ragione. Adesso, per piacere, lasciami solo. Vattene: torna subito indietro”.

Ero sicuro che fosse finita come quando Päivi incinta di me e diventata un’Erinni dall’Eumenide che era stata, disse: “I don’ t want to see you”, o quando Kaisa si fece negare dalla sua assistente nell’Università di Turku.

Se ho fornicato fu in altri paesi e con donne diverse. Oltretutto oramai alcune di loro sono già morte.

L’eterno ritorno della difficoltà con le donne. Fin da bambino sapevo che non mi sarei mai fidato del tutto, che sarei morto solo. L’ho sempre ritenuta la fine eroica degna di me e confacente alla mia vita.

 Bologna  5 aprile  2026   ore 11, 14  giovanni ghiselli

p. s.

Ieri sera Tomaso Montanari parlando di arti figurative affermava che l’artista davanti alle mutazioni del mondo lo rappresenta cambiato strutturalmente. Ritengo necessario controbattere al rettore critico d’arte che i cambiamenti orrendi, oltre essere denunciati, possono venire contrastati raffigurando il mondo come potrebbe essere migliore. Ecco perché ricorro ai classici: a me hanno salvato la vita e credo ancora che lo studio serio e profondo dei classici antichi e moderni sarebbe un aiuto alla sopravvivenza dell’umanità minacciata da criminali pazzi che hanno le armi per annientarla. A partire dall’ingnoranza: la loro e quella imposta agli altri

Aggiungo che non pomgo ta i classici gli autori incomprensibili dal popolo. Questi non sono artisti politici, quindi sono reazionari. La grande arte ha la chiarezza e la forza necessaria per essere capita da tutti.  

 

 

 

 


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