Ho visto il film Lo straniero di Ozon tratto dal romanzo di Camus.
E’ un film bello ma non bellissimo, quindi non andrò a rivederlo come ho fatto con Hamnet e con Sentimental value.
La parte finale di questo nuovo film è enfatica. Voglio dire che subentra una certa pesantezza anche noiosa. Buona è invece la prima parte; asciutta essenziale. Alla fine il regista ha aggiunto orpelli di troppo, e stonati.
Non dico molto altro perché questo film non mi ha spinto a pensare parole da scrivere oltre queste poche qui sopra e alcune altre qui sotto. Consiglio ai miei lettori di leggere il libro. Il regista accentua il fatto che l’uccisione del ragazzo arabo non viene presa in considerazione dall’ingiusta giustizia francese.
Questo nel romanzo era implicito ma forse non sarebbe stati chiaro a tutti, quindi può starci.
Fuori luogo invece è la zeppa della sorella del giovane ucciso che si reca sul ricordo funebre del fratello.
Lo straniero viene condannato a morte perché parla e si comporta in maniera diversa dall’usuale: per non avere pianto al funerale della madre ad esempio, per avere fatto l’amore poche ore dopo ed essere andato al cinema, con “l’aggravante” che davano un film con Fernandel.
Buona la scelta del bianco e nero e dell’accentuazione dell’arcaico nell’Algeria della prima metà del Novecento, un poco come fa Pasolini nell’ Edipo re e in Medea, e Visconti nel film La terra trema.
Un film più che dignitoso, ripeto, questo di Ozon, ma dopo avere letto il romanzo mi aspettavo di più.
Ozon non ne conserva tutta l’asciuttezza: ingrossa e indebolisce la conclusione aggiungendo tocchi di patetico che non si addicono al giovane protagonista “romito e strano”, come si sentiva Leopardi nel suo loco natio. La denuncia di Camus è ancora molto attuale. Il conformismo oggi è obbligatorio per chi vuole lavorare.
Bologna 4 aprile 2026 ore 17, 10 giovanni ghiselli
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