sabato 11 luglio 2026

Kaisa 11 La richiesta della discrezione. La residenza prediletta: sul monte di Venere, un'altura incantata.


 

Quel giorno era il 28 di luglio del 1972. La finnica dagli occhi viola e i capelli nerissimi, insomma il mio tipo, dopo la palinka alla prugna disse che di notte aveva pensato a noi due, e siccome io la sera prima avevo detto di amarla, e, anzi, parlando le avevo addirittura prefigurato la catastrofe tragica, l’orrendo burrone dove sarei precipitato qualora il mio amore non fosse stato contraccambiato, e, d’altra parte, per lei non era un sacrificio venirmi incontro dove volevo, anzi ne aveva una gran voglia, ebbene, se potevamo farlo senza disonorare quel buon uomo del marito che la aspettava con il bambino in Finlandia, se poteva contare sulla mia discrezione, non c’era bisogno di chiedermelo, ma certi suoi colleghi invidiosi  avevano occhi puntati, da spie, e bifide lingue  bugiarde che uscivano dai denti tossci, omicidi, insomma se fossimo stati attentissimi a non farci notare da tali serpenti velenosi , avremmo potuto mettere insieme, a buon frutto, le nostre reciproche inclinazioni, e vivere un amore non duraturo magari, ma bello sì, proprio bello.

“Ho capito, è l’eterno marito questo da tutelare”, pensai.

La zia Giorgia  chiamava “ certi omacci sposati” alcuni ammogliati che la corteggiavano.

All’amante in pectore dunque risposi: “Conta sulla mia riservatezza: per fare l’amore con te mi farei tagliare l’unico braccio che è rimasto a mia completa disposizione”.

Kaisa fece un sorriso di intesa e accarezzò prima il gesso poi il braccio sinistro. Quel suo sorridere era divenuto così invitante e scoperto che mi sembrò di vederla nuda.

“Bravo Giovanni, arcibravo(3), ce l’hai fatta anche da monco”, pensai.

Ero compiaciuto assai di me stesso. Mi sentivo padrone dell’arte di sedurre donne sposate. Non pensavo che forse l’amore con una donna libera, una non costretta a mentire, può dare maggiore soddisfazione. O lo pensavo ma non lo credevo. Tuttora, con il senno di adesso, non so cosa credere sulle donne e l’amore. Päivi era una donna non sposata né promessa sposa ad alcuno e promise amore a me ancora scrivendo dal treno che la portava a Danzica dove avrebbe preso il traghetto per la Finlandia, tuttavia la relazione con lei è durata poco tempo più a lungo di quelle con le due finniche precedenti e già impegnate quando le corteggiavo mettendocela tutta.

So che mi piacciono molto le femmine davvero umane e che divento tristissimo quando a loro non piaccio. Non essere contraccambiati è una grossa disgrazia in tutti i campi ma nell’amore è una tragedia. E’ la vita stessa che ti ripudia. Con il senno maturo magari ci si innamora soltanto dopo essere stati contraccambiati.

“Quelle che non mi contraccambiano, peggio per loro”, penso adesso con un callido anacoluto.

 

 In quel periodo recitavo la parte del Don Giovanni per reazione alle frustrazioni sessuali e mentali subite da  femmine più o meno umane fino a pochi anni prima.

  “Ah la mia lista doman mattina d’una decina deve aumentar!”(4) Canticchiavo tra me quel giorno di luglio. Poi rivolsi un pensiero di gratitudine alla madre mia che aveva gli occhi e i capelli degli stessi colori intensi, vivaci e spettacolari di Kaisa.

“Ciao mamma” le dissi  “ti sono grato di avermi messo in questo bel mondo, in questa valle di lieti sorrisi. Ora però voglio trasferirmi sul monte di Venere, prendere la residenza  sopra un'altura incantata.”

Era già pronto per me e  Kaisa il letto dove i nostri due corpi fiorenti si sarebbero abbracciati  svestiti ricevendo la controparte anticipata delle due tombe lontane tra loro, e si sperava remote nel tempo, dove le nostre carni si sarebbero putrefatte e polverizzate.

Avvertenza: il blog contiene due note e il greco bon traslitterato

 


Note

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 (3) Cfr. Don Giovanni, Mozart-Da Ponte, I, 15.

 

(4) Don Giovanni, Mozart-Da Ponte, I, 15-

 

Bologna 24 febbraio 2026 ore 10, 32

p. s.

Questa storia è la più allegra, breve e leggera della trilogia amorosa. Ne ringrazio Kaisa e chi mi legge magari condividendo il buonumore che mi suscita mentre la scrivo e cerco di rievocare una sensazione provata in un tempo lontano tentando di comunicarla a voi cari lettori in modo che possiate simpatizzare con me.

Auspico una sorta  di comunione tra chi scrive e chi legge.

p. s.

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