Secondo stasimo
Il Coro rileva l’alternanza e
l’onnipotenza delle umane sorti. Nulla avviene qew'n a[ter
senza gli dèi (608). Nessuna famiglia procede sempre nella buona fortuna: a una
sorte segue un’altra. Non abbiamo il diritto (qevmi")
di evitare il destino e nessuno lo scanserà
con la saggezza: chi desidera evitarlo
avrà solo delle pene (614-616)
Il coro celebra la gloria di
Macaria e la virtù che passa attraverso i tormenti- aJ d j ajreta; baivnei dia; movcqwn- 625
Arriva il servo di Illo con buone notizie: Illo,
figlio di Eracle e Deianira, è schierato contro gli Argivi.. Iam senior, sed
cruda deo-viro- viridisque senectus (Eneide,
VI, v. 304)
Il Coro lo scoraggia, mentre
il servo gli fa fretta: [Are"
stugei' -mevllonta" (722-723) Ares
odia i ritardatari.
cfr. L’apparizione
di Caronte ad Alcesti morente.
"Vedo
una navicella a due remi, la vedo nella
palude: il traghettatore
dei morti
con una mano sulla
pertica, Caronte,
già mi chiama: perché
indugi? Tiv mevllei~;
affrettati. Tu mi fai
perdere tempo (su; kateivrgei~). Così
adirato mi fa fretta.(Euripodr, Alcesti,
252-257).
Iolao si fa sostenere dal
servo per non inciampare: bisogna avanzare senza scivolare per evitare
l’auspicio male ominoso-o[rniqo"
ou{nek j , ajsfalw'" poreutevon (730)
Quindi il vecchio prega il
braccio di aiutarlo e di comportarsi come quando rase al suolo Sparta al fianco
di Eracle. E biasima Euristeo che è un vile e la sua reputazione di valoroso è
immeritata, ma noi crediamo che chi ha successo sappia fare tutto bene ( oijovmeqa ga,r- yo;n
eujtucou`nta pavnt j ejpivstasqai kalw`~ 746-747)
Terzo Stasimo
Il coro di vecchi ateniesi invoca
terra luna e sole
Micene città ricca e
celebrata cova mh'nin, rancore per
la mia terra e questo è deinovn (759). Ma sarebbe kakovn se consegneremo degli ospiti supplici eij xevnou" ijkth'ra"
paradwvsomen per ordine di Argo.
Zeuv"
moi suvmmaco", ouj fobou'mai 767, Zeus
è mio alleato e non ho paura.
Quindi la preghiera ad Atena su; mavthr devspoinav te kai; fuvlax 772, tu madre padrona e
custode.
Il coro ricorda le grandi
Panatenee: prima degli agoni dal bosco di Academo una processione portava
fiaccole sull’acropoli. Quindi alla dea veniva offerto un nuovo peplo ricamato
dalle donne ateniesi.
Quarto Episodio
Entra un messaggero che
racconta la battaglia vittoriosa
Ci sono stati dei miracoli:
Iolao da vecchio che era è tornato giovane
Illo sfidò Euristeo a
singolar tenzone ma quello per viltà rifiutò.
Illo e Iolao vinta la
battaglia inseguivano Euristeo in fuga. Iolao prega Ebe di restituirgli la
giovinezza. La preghiera viene esaudita e Iolao tornato giovane cattura
Euristeo.
La sentenza finale è che non
bisogna guardare con invidia chi è fortunato prima di averlo visto morire
poiché le sorti durano un giorno-wJ" ejfhvmeroi tuvcai (866)
Alcmena
ringrazia Zeus delle vittorie che ha volto in fuga il nemico-w\ Zeu' tropai'e- to; tropai'on è il monumento per avere volto in fuga il nemico.
Alcmena,
la madre di Eracle, però domanda per quale ragione Iolao non abbia ucciso
Euristeo. Il messaggero risponde che Iolao non
ha voluto fare questo favore all’empio che lo chiedeva. Quindi ricorda
alla sua padrona Alcmena la promessa di libertà: “crh;-ajyeude;" ei\nai toi'si gennaivoi" stovma
(890-891) i nobili deviono mantenere la parola.
Nel quarto stasimo il coro
giosce per la danza-ejmoi;
coro;" me;n hjduv"- per la grazia acuta del flauto, per la
dolce incantevole Afrodite, per il
piacere di vedere il successo degli amici. La Moira genera molte cose e a tutte dà compimento- polla; ga;r tivktei Moi'ra
telessidwvteir j e pure il tempo figlio
di Crono.
Bene fa la città a onorare
gli dèi e a seguirne i segni: “ejpivshma gar toi-qeov" paraggevllei, tw'n ajdivkwn parairw'n
fronhvmato" aijeiv ( 906-908), dio
in effetti manda dei segni, ma priva sempre del senno gli ingiusti.
Eracle è salito il cielo e
divide il letto con l’amabile Ebe nella reggia dorata.
Molti eventi convergono tra loro:
“sumfevretai ta;
polla; polloi'"” (919). Atena aiutò
Eracle e ora gli Ateniesi hanno salvato i suoi figli.
Il servo porta in scena
davanti ad Alcmena Euristeo prigioniero. E’ caduto e umiliato dopo tanta
superbia. E’ la cosa più piacevole riguardo a
un nemico ejk
eujtucou'" dustucou'nq j ojra'n (940) vederlo
cadere dal successo.
Alcmena rinnfaccia a Euristeo
le fatiche imposte a suo figlio e la persecuzione subita. Poi il solito elogio di Atene ajll j hu|re" a[ndra"
kai; povlism j ejleuvqeron- oi{ s j oujk
e[deisan (957-958), ma hai trovato uomini
e una città libera che non hanno avuto paura di te.
Quindi lo minaccia di morte. Ma il servo la
avverte che non è costume di Atene uccidere il nemico catturato in battaglia.
Alcmena dice che lo ucciderà lei, e il servo le prospetta grande biasimo se lo
farà pollh;n a[r j
e[xei" mevmyin, aij dravsei"
tade (974). La donna non cede: chi vuole,
dica pure che sono insolente e insuperbisco più di quanto una donna dovrebbe- kai; th;n fronou'san mei'zon h]
gunai'ka crhv (979).
Mancano alcuni versi finali.
In ogni modo Alcmena non cede e chiede di nuovo la condanna a morte di Euristeo.
Lo ucciderà lei se gli Ateniesi non vogliono contaminarsi. Euristeo è grato ad Atene che cercato di salvarlo e
promette che il suo cadavere proteggerà la città e la sua terra come farà il secondo Edipo di
Sofocle
Pesaro 8 agosto 2026 ore 9, 20 giovanni ghiselli
p. s.
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