mercoledì 26 giugno 2024

La corsa del 24 giugno 1980

Il 24 giugno del 1980 dunque corsi i 5000 metri davanti a Ifigenia per rendere onore al mio santo, e per
  farmi ammirare dalla mia unica amante non più tanto apprezzata ma ancora desiderata.
Bella era pur bella come Lisania di Callimaco.
 
Bella era anche la serata estiva: calma, purpurea, piena di voli, come è quasi sempre il mio giorno onomastico che prende il nome dal santo più onesto ed è uno dei giorni più belli dell’anno.
 
Quella sera rimossi il decadimento della mia donna.
 La rivedevo com’era quando la conobbi nel novembre del ’78 quando mi consolava del buio precoce, del freddo, della retrocessione nell’insegnamento e della solitudine antica, entrando in camera mia alle cinque dei pomeriggi già privi di luce, con i capelli violacei screziati di candidi fiocchi, lo sguardo lucente, l’anima aperta e fiduciosa di imparare tanto sulla propria vita, sul nostro destino mentre parlava con me prima di fare l’amore  e dopo. Quando entrava i cristalli di ghiaccio che aveva addosso sembravano chicchi di riso lanciati da mani festose sopra la sposa giovane bella e felice. Ringiovaniva e imbelliva anche me. Dopo soltanto un anno e mezzo si era già sviata su una strada scoscesa. Ma quella sera feci finta che questa caduta non fosse iniziata e volai verso il traguardo dove la ragazza mi incitava, vestita di bianco, adorna sulle spalle e nel petto delle chiome brune che si arrossavano illuminate da quel cielo amaranto.
 Arrivai sul traguardo in 18 minuti e 39 secondi  e pensai che lo dovevo a lei. Un giorno avrei scritto un capolavoro raccontando la nostra storia. Erano i guizzi estremi di una fiamma che si stava spengendo. Non c’era verso di impedirlo. Una serie di cause arcane e concatenate ci stava portando alla fine. Questa come ogni evento era già predisposta da miriade di altre cause precedenti le nostre vite e quelle dei nostri antenati: era una morte predestinata ab aeterno come gli esiti dei miei amori precedenti.
L’unico modo di farli vivere ancora era raccontarli con parole ornate e  ricche di immagini
 

Bologna 26 giugno 2024 ore 19, 13 
giovanni ghiselli
 
p. s.
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Desiderio della natura di cui si sente la mancanza.


 

I giardini pensili antichi e di oggi

 

Curzio Rufo (I sec. d. C.)  attribuisce questa nostalgia della natura a una regina babilonese che indusse il marito a dotare la città di giardini pensili.

Sopra la rocca di Babilonia super sarcem ci sono ancora i pensiles horti, vulgatum Graecorum fabulis miraculum (Historiae Alexandri Magni, 5, 1, 32), la meraviglia celebrata dalle leggende greche.

Sarebbe stato un re siriano a far costruire questi giardini per curare la nostalgia della moglie che soffriva desiderio nemorum silvarumque  per la mancanza di boschi e di selve, sicché ella virum  compulit amoenitatem natura imitari (5, 1, 35), indusse il marito a imitare l’amenità della natura.

 

Diodoro Siculo (90-27) attribuisce l’opera a un re siro che volle compiacere una concubina persiana  desiderosa  di ritrovare i prati e i monti della sua terra ejn toi`~ o[resi leimw`na~ ejpizhtou`san (Biblioteca Storica, II, 10, 1)

Oggi su vedono i pensiles horti su terrazze e grattacieli.

Aggiungerò questa breve osservazione alla mia lectio su Desiderio di umanesimo quale amore dell’umanità, della natura e della cultura che presenterò sabato prossimo 29 giugno al Festival dei Filosofi lungo l’Oglio

 

Bologna 26 giugno 2024 ore 10, 22 giovanni ghiselli

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La mia lectio dell’anno scorso Osare l’inattuale si trova su You Tube- Ha avuto 511 visualizzazioni in due mesi.