domenica 3 aprile 2022

Il mattatoio è anche un palcoscenico

La guerra è un grande palcoscenico tragico con morti, sofferenze e pure con recite da teatro.

 

Un ex attore Zelenskj e ora pare che anche la mamma incinta portata fuori su una barella dall’ospedale bombardato, o presunto tale, fosse un’attrice circondata da comparse (cfr. “la Repubblica di oggi p. 7).

 

Chi aveva sollevato dei dubbi sulla veridicità delle due propagande senza fare distinzioni si è preso del filo-Putin.

 

Che tutto il mondo sia un palcoscenico e uomini e donne soltanto attori lo sapevamo fin da quando eravamo dei ginnasiali[1], ma ora bisogna precisare che pure l’attuale mattatoio, dove tanti Ucraini e  Russi muoiono davvero, viene utilizzato come un palcoscenico da entrambe le parti poiché le guerre sono fatte anche di propaganda e non poche volte decise da questa non meno che dalle armi.

Anche tale verità conoscevamo istruiti, alcuni anni più tardi, da Alessandro Magno che di guerre si intendeva: Famā enim bella constant, et saepe etiam, quod falso creditum est, veri vicem obtinuit” ( Curzio Rufo, Historiae Alexandri Magni,  8, 8, 15), le guerre sono fatte di quanto viene affermato, e spesso anche quello che si è creduto a torto, ha fatto le veci della verità.

 

Bologna 3 aprile 2022 ore 17, 13

giovanni ghiselli

p. s

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[1] Cfr Shakespeare:" All the world's a stage-And all the men and women merely players" (As you like it, II, 7)

 

I compiti dello storiografo secondo Tacito.


 

Tacito vuole essere imparziale, svelare i segreti del potere, denunciarne le menzogne

 

Tacito nei primi capitoli degli Annales ( racconta che alla morte di Augusto ( 14 d. C.)  Livia avvertì che non dovevano essere divulgati i segreti del palazzo (arcana domus).

Tiberio doveva comandare da autocrate: “eam condicionem esse imperandi ut non aliter ratio constet quam si uni reddatur”, la condizione del reggere un impero è che i conti tornano soltanto se si rendono a uno solo (I, 6).

At Romae ruere in servitium consules, patres, eques. Quanto quis inlustrior, tanto magis falsi et festinantes” (I, 7), intanto a Roma consoli, senatori, cavalieri, si precipitavano a servire. Tanto più falsi e zelanti quanto più altolocati.

 

Nel primo libro delle Historiae   lo storiografo indica due conseguenze del potere assoluto instaurato dopo la vittoria definitiva di Augusto: “ postquam bellatum apud Atium atque omnem potentiam ad unum conferri pacis interfuit, magna illa ingenia cessere; simul veritas pluribus modis infracta , primum inscitia  rei publicae ut alienae, mox  libidine adsentandi, aut rursus odio adversus dominantis, dopo la battagli di Azio e convenne alla pace  che tutto il potere venisse conferito a uno solo, quei grandi ingegni tramontarono; nello stesso tempo la verità risultò spezzata in vari modi, innanzitutto per l’ignoranza della vita politica come diventata estranea, poi per la brama di assecondare, o viceversa per odio contro chi comandava (I, 1).

 

Tacito fa professione di imparzialità tanto nell’incipit degli Annales dove dichiara che racconterà la storia del principato di Tiberio e dei suoi successori sine ira et studio quorum causas procul habeo, senza malanimo e partigianeria i cui motivi sono lontani da me.

Nelle precedenti Historiae che però raccontano anni successivi alla morte di Nerone, Tacito aveva già elogiato e rivendicato tale mancanza di partigianeria pur senza negare di avere fatto carriera politica sotto Vespasiano, Tito e Domiziano: “sed incorruptam fidem professis neque amore quisquam et sine odio dicendus est” (I, 1) ma chi fa professione di affidabilità non soggetta a corruzione deve raccontare di ciascuno senza amore né odio.

 

Dunque lo storiografo si accinge a scrivere con verità un’opera ricca di vicende –opus adgredior optimum casibus- feroce per le battaglie- atrox proeliis, discorde per le rivolte, ipsa etiam pace savom, violenta anche nella pace (I, 2). Vengono contati  quattro imperatori ammazzati senza nominarli (sono Galba, Otone,Vitellio nel 69 e Domiziano nel 96), tre guerre civili (fra le truppe dei primi tre) poi guerre esterne più numerose.

Segue un elenco di brutture anche morali: “Pollutae caerimoniae, magna adulteria, plenum exiliis mare, infecti cedibus scupuli” (I, 2) cerimonie profanate, grandi adultèri, pieno di esilî il mare, insozzati di stragi gli scogli.

 

Bologna 3 aprile 2022 ore  11, 54

giovanni ghiselli

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