mercoledì 1 luglio 2026

L’apprendistato XXXV Eva Vuortama, IV e ultima parte. Le due rose che non colsi: una rossa, una bianca.


 

Eva mi civilizzò a partire da piccole cose che trascuravo nella rozzezza mia. Per esempio ringraziava il cameriere che ci aveva servito, poi, uscendo dal locale, salutava con gentilezza e grazia non affettate.

  Nell’ora dell’addio mi diede una rosa rossa, “in segno riconoscenza- disse-perché sei stato  umano con me”.

Cantava e sorrideva come un angelo. Di rado in vita mia ho trovato altrettanta delicatezza. Durante quell’estate cantavamo  in coro canzoni politiche o sentimentali: andavano molto Bella Ciao, Bandiera rossa e  Fabrizio de André, soprattutto Bocca di Rosa che noi Italiani sceneggiammo una sera durante una festa. Ci piacevano i pensieri e i sentimenti buoni, non le urla rabbiose, insensate , non i rumori assordanti delle discoteche.

In Ungheria ancora non c’erano. Era un altro mondo rispetto a Rimini dove si trovava appunto una discoteca famosa con quel nome. Il tempio del beat la chiamavano. Ci andai una volta, per curiosità, ma non resistetti più di dieci minuti  in quel chiasso e in quel buio d’inferno e di notte privata d’ogni bellezza.

 “Perché eri già vecchio allora” penserà qualche giovane che mi legge. Può essere: a ventitré anni avevo già imparato  molto dal dolore e cominciavo a rifletterci sopra, a  capire. Poco ancora, ma procedevo metodicamente su quella strada.

 Del resto allora eravamo in molti a sentire solidarietà per gli oppressi, a manifestare volontà di partecipazione e di impegno politico, cioè nella polis. Anche gli amici di destra.

Misi in atto la mia aspirazioni al politico comunista l’anno seguente cominciando a insegnare nella scuola media. Cercavo di dare una preparazione da liceo classico, ossia da classe dirigente, a tutti i miei allievi.

Questa volontà di emancipare gli allievi   era pure di moda ma io la sentivo come un dovere, la mia missione nella vita e ho continuato a farlo anche quando la moda passò: mi sono sempre adoperato perché i miei discepoli non venissero risucchiati dal gorgo di ignoranza e volgarità che vortica trascinando in fondo chi rimane privo di mezzi per evitarlo.

Quanto all’essere comunista in un primo tempo era stata una posa perché mi sembrava cosa elegante ma poi è diventato un fatto morale e associato al mio carattere e alle mie scelte di vita: non ero diventato incapace di una esistenza privata: agivo in vista del pubblico e in favore del bene comune.

Lo sto facendo anche in questo momento.

 Chi non è comunista saltella, è egoista e non può essere nemmeno cristiano.

In Ifigenia trovai un’alleata per qualche tempo. Poi il gorgo inghiottì anche lei.

Pavese poco prima di ammazzarsi scrisse a una ragazza: “ Se mi sono innamorato di te non è soltanto perché, come si dice, ti desiderassi, ma perché tu sei della mia stessa levatura”1.

Lo erano state per un mese Helena, Kaisa, Päivi, poi Ifigenia per altri nove mesi. Un anno in tutto.

Non è poco nel tempo breve e precipitoso  di una vita umana.

 Nell’agosto del ’79 Ifigenia mi promise una lettera che non mi scrisse. Chi prende un impegno poi se ne scorda, non è della mia stessa levatura per modesta che questa sia.

Dopo ne ho trovate altre, diverse altre grazie a Dio, e differenti tra loro, ma nessuna ha occupato il posto lasciato sì presto dalle finlandesi di cui ho già anticipato le storie che racconterò : “Lector intende, laetaberis”.

 

Le rosa rossa di Eeva del ’68 e quella bianca di Josiane del ’74 2 diventarono prima secche, quindi svanirono in cenere. Non ero stato capace di coglierle ma ho continuato a rimpiangerle e amarle 3

 

Perchè ho nostalgia di donne del mio stampo4

Una talmente del mio stampo da restare con me fino al mio funerale non l’ho mai incontrata. Non era destino. Dovevo studiare, scrivere, andare in bicicletta ma senza togliere troppo tempo al mio capolavoro. Perciò il 7 luglio scorso sono caduto dalla bici e mi sono rotto il femore. Ma da qualche giorno ho ripreso a pedalare bene sulle strade. Anche di notte, non senza lumi.

 

Avvertenza: il blog contiene 5 note e il greco non traslitterato.

 

 

giovanni ghiselli  

 

Note

 

[1] A una ragazza. Bocca di Magra, agosto 1050

 

2 Cfr. La storia di Päivi nel volume Tre amori a Debrecen che si trova in prestito nella biblioteca Ginzburg di Bologna dove da ottobre terrò un altro ciclo di conferenze.

 

3Cfr G. Gozzano, Cocotte: “Il mio sogno è nutrito d’abbandono,/di rimpianto. Non amo che le rose/che non colsi. Non amo che le cose/che potevano essere e non sono/ state (…) Vedo la casa, ecco le rose/ del bel giardino di vent’anni or sono! (vv. 67-72)

 

4 Cfr. E. Pound, For I am homesick after mime own kind

Prigioniero (1917)  v.15

 

 

p. s. Statistiche del blog

 

 

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L’apprendistato XXXIV Eva Vuortama III parte. L'andirivieni scimunito. Soddisfazioni ciclistiche e letterarie.


Da Eva dunque imparavo molto di quanto volevo e di come ero, però non si faceva l’amore, siccome lei non mi amava e non voleva farlo.

Questa finnica mi aiutò a contrastare la torbidezza spirituale degli anni precedenti ma ebbi bisogno di altro tempo per superarla del tutto.

 Nemmeno con la bella magiara  Katalin, che diceva di essere innamorata di me, facevo l’amore, comunque di giorno la frequentavo cercando di farmi notare in atteggiamenti affettuosi con la speranza vana di ingelosire Eva e indurla a innamorarsi di me. Passeggiavamo sotto il collegio io e l’ungherese venusta, abbracciati, avanti e indietro, in una specie di girotondo scemo e penoso poiché non avevo niente da dirle.

La poverina ogni tanto mi faceva con voce lamentevole : “mondja valamit!” di’ qualche cosa. Sembrava un gattino che miagola, perduta la mamma. Rispondevo : “va bene, va molto bene” e poco altro. Poi magari, purché stesse buona, aggiungevo “szerelem”, amore. E lei “milyen szerelem?”, quale tipo di amore? Chiedeva forse qualche garanzia. La accarezzavo e sorridevo senza rispondere.

Una brutta scena da mascalzone. Inutile per giunta, infatti:“quod honestum non est, id utile ut sit effici non potest, adversante et repugnante natura  "1  ciò che non è onesto, non può essere reso utile, poiché la natura si oppone ed è contraria.

 

Danilo e la sua cara amica Fiorella, una studentessa di Modena bella e intelligente, mi dicevano che se non fossi stato matto da legare avrei potuto trarre piacere e pure soddisfazione mentale dal  corpo di quella splendidida ragazza di Debrecen. Se non altro avrei potuto imparare un po’ meglio la sua lingua nella quale stentavo parecchio. In effetti  cercavo  di migliorare prima di tutto il mio inglese che pur consideravo un idioma  dove bastava farsi capire quando si ragionava  di amore con le straniere. La lingua impeccabile era altra cosa. Cruscante poteva essere solo l’italiano. L’inglese magari lo nobilitavo con qualche battuta tratta da Shakespeare ma non certo parlando con la ragazza magiara incolta

I due amici, per convincermi a non buttare via quell’occasione inseguendo l’inafferrabile come fa un bambino che sgambetta strillando dietro a un uccello che vola 2, mi ricordarono come ero conciato quando mi conobbero due anni prima. Non ero più così brutto, anzi ero migliorato al punto che avevo attirato una bellezza. Cos’altro volevo? Che cosa cercavo?

Rispondevo che cercavo me stesso quale volevo essere, e la finnica mi aiutava più di tutti a trovarmi.

Quando intonava una canzone Eva mi ricordava la mamma che mi incantava cantando quando ero bambino. Canti quasi di culla che mi facevano tornare com’ero.

“Non solo conoscere è ricordare-aggiunsi- anche amare lo è”.

Fiorella da donna colta qual era, notò in queste parole la doppia reminiscenza da Pascoli e da Platone,  quindi disse: “  Gianni, tu troverai l’equilibrio intorno ai cinquanta anni e diventerai uno splendido uomo”.

 Il culmine della mia realizzazione professionale invero l’avrei raggiunto ancora più tardi, a 56 addirittura, quando entrai nella SSIS per insegnare ai neolaureati dell’Alma Mater Studiorum come farsi ascoltare dai liceali insegnando il greco e il latino.

 Ora a  81 anni  suonati sto scalando l’erta via  che mi consentirà molto presto di vedere, entro il compimento di questo anno di vita, i miei post letti da 2 milioni e mezzo di  persone distribuite in tutti i continenti. E’ il correlativo letterario della strada panoramica di Pesaro quando la affrontai la prima volta con una biciclettina intorno ai dieci anni, poi riconosciuto e sviluppato questo talento, a dodici anni sfidavo e battevo pure alcuni ventenni.

Tutto è collegato con tutto, tutto scorre e interferisce insieme. 

Talora arrivo  piuttosto tardi a capire e a realizzare quanto voglio, ma ci arrivo quasi sempre.

Anche in bicicletta mi manca lo scatto che compenso largamente con la tenuta, la resistenza e il recupero. Il mentale e il corporeo infatti sono impastati tra loro.

 

Torno all’auspicio generoso  di Fiorella e le risposi contraccabbiandola con un corteggiamento garbato “Tu sei già una magnifica donna” .

 Eravamo in piscina nel primo pomeriggio assolato. C’era anche Fulvio che disse: “ Sì Gianni ha bisogno di altro tempo ma già in questi due anni la larva del ’66 è diventata  una bella farfalla”.

Danilo vagamente ingelosito, del tutto senza ragione, aggiunse che sarei diventato un uomo vero se nei ventisette anni seguenti avessi bevuto interi bottiglioni di graspa. “Se no, seguiterai a fare il ragazzotto fighetto pesarese e borghese atteggiandoti tuttavia a comunista, tu che  giri con la Mini Minor, non pisci contro i muri, non fumi roba albanese , e non capisci un tubo di donne, tanto meno di politica” Aveva con sé la stessa borsa del ’66 sempre rifornita di palinka alla prugna-da Fulvio detta maliziosamente  brugna-, la pipa e il tabacco, naturalmente albanese.

Pensai che il  ritorno a Debrecen fosse destinato a ripetersi, magari per sempre. Invece degli amici di allora sento ogni tanto solo il caro Danilo.

Claudio tace e tutti gli altri sono già morti e scrivo di loro perché  mi mancano e li rimpiango.

 

Note

1 Cicerone De officiis (III, 78), ciò che non è onesto, non può essere reso utile, poiché la natura si oppone ed è contraria

 

2. Cfr. Eschilo, Agamennone, vv 388-394.

 

 

 

 

 

Bologna primo luglio  2026 ore 9, 42 giovanni ghiselli

 

p. s.

Ieri sera al tramonto ho compiuto un’impresa eroica e mi sono riempito di soddisfazione. Ho scalato in bicicletta una salita due chilometri con una pendenza media superiore al 15%  e con una fatica più che erculea. Sto ricostruendo i muscoli della mia coscia destra stuprata il 10 luglio scorso. Dio mi sta esaudendo con la mia collaborazione. Ho provato questa salita più dura di San Luca sebbene 200 metri meno lunga già due settimane or sono. Mi sono fermato sfiatato e pieno di dolori dappertutto dopo 250 metri. Poi sono tornato quasi ogni giorno allungando ogni volta il percorso di qualche decina di metri. L’altro ieri ero arrivato a 1070. Ieri mi sono detto: “ o l’eremo o morte” e ci sono arrivato. Mi sono seduto su una panchina e mi sono applaudito da solo. Felice per la mia volontà e il recupero. Felice di non essere morto né più invalido.   

 

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Anche i due miliono e 400 mila lettori mi danno grande sossisfazioni.