venerdì 4 settembre 2026

Euripide Ione ventesima parte (versi1229- 1260). Creusa condannata a morte e braccata. Imprevedibilità degli eventi.


 

Il coro lamenta il fatto che non c’è verso di stornare la morte mevlea moi, povera me. Le ancelle compiangono la signora e sé stesse. Il veleno della vipera mescolato al vino è stato scoperto. La padrona devspoina subirà la morte per lapidazione (1240)  Qui non c’è Cristo che trattenga quelli che devono lapidare la donna.

 Non c’è via di fuga né con quadriga né nave. oujk ejsti laqei`n 1244 non è possibile sfuggire all’attenzione. Il male che si voleva fare si ritorce contro chi lo preparava. Alle donne del coro non pare giusto ma è il contrappasso.

Creusa lamenta di essere inseguita per  venire uccisa. Oramai è divenuta una consegnata e[kdoto~ givgnomai (1251).

Noi sappiamo però che se c’è una via di salvezza ed è quella dell’imprevedibilità degli eventi.

Euripide lo ha ricordato negli ultimi versi della su Medea:

Coro

e molti eventi in modo insperato compiono gli dèi;

e i fatti aspettati non vennero portati a compimento,

mentre per quelli inaspettati un dio trovò la via.

Così è andata a finire questa azione (1416- 1419) 

Anche Sofocle denuncia questa insicurezza: nei suoi drammi si trova più volte l'immagine dell' altalena fatale:" nell'esodo dell'Antigone  il messo sentenzia:"tuvch ga;r ojrqoi' kai; tuvch katarrevpei-to;n eujtucou'nta to;n te dustucou'nt j ajeiv (vv.1157-1158),  la sorte infatti raddrizza e la sorte butta giù/ il fortunato e il disgraziato via via.

 

Anche il personaggio Solone nel primo libro delle Storie di Erodoto afferma tale legge non scritta ma universale.

 

Molte sono le ricorrenze di questa affermazione. Vediamone altre tre in Euripide

Nel terzo Stasimo delle Baccanti le Menadi cantano " to; de; kat j h\mar  o{tw/ bivoto"-eujdaivmwn, makarivzw" (vv. 910-911), considero beato l'uomo la cui vita è felice giorno per giorno.

 

 Nell'Ippolito  il coro sentenzia:" oujk oi\d j o{pw" ei[poim j a]n eujtucei'n tina-qnhtw'n: ta; ga;r dh; prw't j ajnevstraptai pavlin"(vv. 981-982), non so come potrei dire che alcuno dei mortali è fortunato: infatti le posizioni più alte vengono rovesciate.

 

Nell'Ecuba  la vecchia regina, dopo il sacrificio-assassinio della figlia Polissena constata la vanità della ricchezza e del potere, quindi conclude:"kei'no" ojlbiwvtato" ,- o}tw// kat j h\mar tugcavnei mhde;n kakovn"(vv. 627-628), il più fortunato è quello cui giorno per giorno non tocca nessun male. Non ne aggiungo altre. Del resto lo abbiamo constatato nella nostra vita-

 

Rtorniamo allo Ione. Il Coro compatisce Creusa che si è rifugiata presso le ancelle le quali suggeriscono du rifugiarsi presso l’altare poiché iJkevtin ouj qevmi~ foneuvein (1256) non è lecito ucccidere un supplice.

 

Ricordo il caso storico dei seguaci di Cilone raccontato da Plutarco.

Megacle Alcmeonide, devoto di Apollo delfico, intorno al 636, aveva fatto uccidere i ciloniani rifugiatisi invano nel tempio delle Erinni, le dee venerande della religione orfico-dionisiaca.

Plutarco nella Vita  di Solone racconta che in questo modo gli Alcmeonidi si macchiarono di sacrilegio, e, chiamati maledetti, erano odiati ("klhqevnte" ejnagei'" ejmisou'nto"[1]); quindi i ciloniani sopravvissuti li combattevano. Agli inizi del VI secolo (596) Solone, già famoso ("h[dh dovxan oJ Sovlwn e[cwn", 12, 3) si fece avanti e convinse i cosiddetti sacrileghi a sottoporsi al processo ("e[peise tou;" ejnagei'" legomevnou" divkhn uJposcei'n" 12, 3). Allora trecento giudici scelti tra gli ottimati riconobbero la loro colpevolezza: i vivi furono esiliati , e degli altri  gettarono oltre i confini  i cadaveri riesumati ("tw'n d& ajpoqanovntwn tou;" nekrou;" ajnoruvxante" ejxevrriyan uJpe;r tou;" oJvrou""(12, 4).

 

Creusa obietta che la legge invece l’ha condannata a morte.

Il Coro spera che non la prendono ma arrivano i nemici spietati con le spade sguainate ajgwnistai; pikroi; xifhvrei~ (1258)

Il Coro cosiglia alla Signora di sedersi sull’altare  i{ze nun pura`~ epi  e di sopportare la sorte – oijstevon de; th;n tuvchn- (1260) questa è appunto capricciosa e imprevedibile e può sempre portare dei cambiamenti.

 

Pesaro 4 settembre 2026 ore 9, 29 giovanni ghiselli

p. s.

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[1]             Plutarco, Vita di Solone , 12, 2.


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