martedì 1 settembre 2026

L'avvelenamento fallito.

Euripide Ione diciassettesima parte (1171-1194).

 

Quando i banchettanti furono sazi, il vecchio aio di Eretteo e di Creusa si piazzò nel mezzo e fece ridere i banchettanti comportandosi con un comportamento pieno di zelo benevolo provquma pravsswn (1173): distribuiva dalle brocche acqua per lavarsi le mani e faceva esalare vapori du mirra, poi cominciava a maneggiare calici d’oro senza averne ricevuto l’ordine. In questa fase il Vecchio appare quale buffa figura ma c’è dell’ironia tragica: lo spettatore sa che sta preparando un avvelenamento.

Quindi mentre iniziavano a suonare i flauti, arrivato il momento del bridisi comune, il simposiarca suggerisce di passare dai bicchieri piccoli con il vino alle coppe grandi perché gli invitati giungano più rapidamente qa`sson (1180)   all’euforia. Il suo zelo dunque nasconde la volontà di uccidere presto. Gli addetti al servizio portano coppe d’oro e d’argento. Il vecchio incantatore e avvelenatore ne scelse una e la porse al nuovo padrone-tw`/ nevw/ despoth/ (1183) Ione cavrin fevrwn, rendendogli omaggio ossia dando a vedere di farlo.

Ma nel vino aveva messo quel favrmakon dravsthrion veleno efficace che gli aveva dati la padrona a quanto dicono, affinché il nuovo ragazzo lasciasse la luce (1185-1186). La donna avvelenatrice aiutata dal maestro di suo padre rischia di ammazzare il proprio figliolo senza saperlo.

Ma il destino di Creusa era diverso da quello di Medea.

Infatti quando Ione stava per bere, uno dei servi gridò una parola di malaugurio- blasfhmivan ti~ oijketw`n efqevggxato- (1189). I segni vocali non devono venire ignorati e Ione che è stato allevato dai sacerdoti del massimo oracolo greco lo sa bene.

 

Dunque non fraintende come fece Crasso quando non colse l’avvertimento lanciato dal venditore di fichi che senza volere dava voce al destino: Cauneas! Da intendere come cave ne eas. Crasso non intese e andò a morire a Carre: Assyrias Latio maculavit sanguine Carrhas [4], macchiò di sangue latino Carre di Assiria.

 Costui, come la generazione malvagia e adultera biasimata da Cristo[5], notava cose insignificanti ed era cieco e sordo ai moniti che lo riguardavano e lo mettevano in guardia.

 

Ione dunque che era stato allevato nel santuario delfico - mavntesivn t j  ejsqloi`~  e con sacerdoti eccellenti notò la parola di cattivo auspicio e chiese che gli riempissero un’altra coppa (1191-1192).

Euripide qui si contraddice con quanto ha scritto nell’Andromaca contro la pretaglia delfica e il loro Dio.

 

Devo a mia volta correggermi rispetto a tutte le critiche che lanciai contro la Democrazia Cristiana quando ero molto più giovane. In effetti durante il centro sinistra la DC alleata con i socialisti poi aperta al dialogo e al compromesso con i comunisti era diventata un partito veramente popolare e Papa Giovanni XXIII nel suo quinquennio (1958-1963) aveva democratizzato il Vaticano. I giovani della mia generazione negli anni di Papa Pacelli avevano subìto e sofferto l’oppressione clericale.

Ma negli anni Sessanta è iniziata una politica progressista che ha portato a un miglioramento delle condizioni dei contadini, degli operai e dei loro figli che potevano studiare. Poi c’è stata la controffensiva capitalistica e ora c’è il culto della violenza che il più forte può infliggere al più debole a suo arbitrio. Devo dire che sono arrivato a rimpiangere certi democristiani come Fanfani e Moro e pure alcuni limiti che ci venivano imposti dal Vaticano guidato da Roncalli.

Negli ultimi versi dello Ione commentati pare che Euripide smentisca alcune critiche espresse in precedenza contro l’oracolo delfico.

Nelle Fenicie composte intorno al 411 poco dopo lo Ione, Euripide  attraverso Giocasta si rivolge ai politici ateniesi di quegli anni: mevqeton to; livan, mevqeton:  (vv. 583), abbandonate l’eccesso, abbandonatelo: E’ un monito alla parte oligarchica e a quella democratica.

La mia generazione è arrivata a eccessi quando rivendicava la libertà assoluta, l’abrogazione di ogni limite. L’arbitrio illimitato di chicchessia non porta ad alcun bene. Oggi il sistema impone limiti alla libertà di parola la parresia che, salvo il rispetto per ogni persona, dovrebbe anzi venire incoraggiata con lo spirito critico, mentre viene coartata come viene sempre più ristretto il diritto a una buona scuola, a cure mediche tempestive, a un tenore di vita dignitoso che andrebbe garantito a tutti. Invece non è abbastanza limitata la violenza, lo spreco, la menzogna, la volgarità, la precarietà, la poverà e l’umiliazione di tanti lavoratori

 

 

Ione dunque versò a terra il suo vino e ordnò a tutti di imitare il suo gesto.

Sigh; d j uJph`lqen (1195) scese il silenzio, poi riempirono i crateri sacri con acqua e vino di Biblos (1194), un vino sicuro questo.

 

Pesaro primo settembre 2026 ore 17, 48 giovanni ghiselli.

p. s.

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