Nella Medea di Seneca la protagonista eponima è un’abortista radicale: dopo che ha ucciso uno dei figli vivi per punire Giasone, che l’ha lasciata per un’altra più conveniente ed è il padre del primo bambino ammazzato, la prega di risparmiare l’altro figlio, dichiarandosi colpevole lui solo: si quod est crimen, meum est (v. 993).
Medea allora affonda le armi nella ferita dell'uomo. Se c'è ancora qualche residuo di figlio in me, afferma "scrutabor ense viscera, et ferro extraham" (v. 1002).
Poi uccide il secondo bambino, ma adagio, per accrescere il dolore del perfido che l’ha abbandonata: perfruere lento scelere; ne propera, dolor! (1005).
Quindi la missione è compiuta: bene est: peractum est (v. 1008). Medea è diventata quello che è: coniugem agnoscis tuam? (1010).
Ebbene, in confronto a Medea, la Bonino è un’abortista moderata. Del resto ha approvato i bombardamenti su gli Iracheni civili, comprese le donne con i loro figli. Si doveva liberarle da velo, diceva tra l’altro.
Non me la prendo mai con i morti e alla fine della vita Emma faceva pena, probabilmente era anche pentita. Quindi va perdonata e prego che le sia lieve il suol.
Ma non condivido l’apoteosi che séguita da giorni in ogni telegiornale con tanto di agiografia. Ribadisco che bombardare i civili è un orrore uno tra i maxima scelera, e che l’aborto è l’extrema ratio tragica da adottare in casi estremi, non è un simbolo di libertas, bensì di licentia per gente improvvida. Chi non vuole figli usi dei contraccettivi, o non faccia sesso.
Donne che apprezzo sono le ragazze madri che hanno voluto partorire il figlio, come Maria di cui ho letto e sentito parlare, e come alcune altre care persone che ho avuto la fortuna di conoscere.
Pesaro 16 settembre 2026 ore 8, 44 giovanni ghiselli
p. s.
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