13. Il Potere. La figura del tiranno. Il tiranno taglia le teste: Erodoto: Periandro di Corinto e Trasibulo di Mileto; Tito Livio e Tarquinio il Superbo. Il tiranno quanto meno inceppa le lingue. Creonte nell’Antigone. Il despota non subisce controlli: i tiranni delle tragedie e il grande re Serse nei Persiani di Eschilo. Il tiranno impedisce lo scrivere, il parlare e l’ascoltare. Gli storiografi martiri e Ovidio. A volte il tiranno proibisce perfino il silenzio: Seneca (Oedipus), Curzio Rufo, Thomas Kyd (La tragedia spagnola).
Talora è il dh`mo~ che non vuole sottostare alla legge: Senofonte, Elleniche, I 7, 12
Dopo la battaglia delle Arginuse (406 a. C.), il popolo ateniese, nel quale era stato inoculato l'odio per gli strateghi e il desiderio dei capri espiatori, gridava che era grave se qualcuno non permetteva al popolo di fare quanto voleva ("to; de; plh'qo" ejbova deino;n ei\nai, eij mhv ti" ejavsei to;n dh'mon pravttein o{ a]n bouvlhtai", Senofonte, Elleniche, I, 7, 12)."E' la rivendicazione che riecheggia minacciosamente in assemblea ad Atene durante il processo popolare contro i generali delle Arginuse", è "la formula che caratterizza, secondo Polibio, la degenerazione della democrazia (VI, 4, 4:" quando il popolo è padrone di fare quello che vuole").
Euripide, Ifigenia in Aulide Il coro delle donne calcidesi lamenta che sono caduti i valori forti del Valore e della Virtù, mentre regna l’empietà, e ajnomiva de; novmwn kratei' (v. 1095), la licenza prevale sulle leggi.
Pericle e Alcibiade nei Memorabili di Senofonte[1].
Pericle nelle Storie di Tucidide. Il meccanismo della circolarità massa-capi. E’ Teramene il grande regista del processo delle Arginuse. Polibio: non è democrazia la prepotenza della massa. Cicerone chiama licenza il potere arbitrario del popolo. La democrazia come regime di classe socialistico (Guido Fassò).
La Politica e la Costituzione degli Ateniesi di Aristotele: i demagoghi e il prepotere del popolo. L’Areopagitico di Isocrate[2].
Isocrate nell’Areopagitico (del 356) ricorda con nostalgia in tempo dei larghi poteri dell’Areopago malamente esautorato dalla riforma di Efialte nel 461. Dai tempi di Solone questo era una sorta di Tribunale Supremo e di Corte Costituzionale che esercitava la nomofulakiva, la custodia delle leggi, garantendo un indirizzo politico stabile. Questo consesso si prendeva cura anche del decoro dei cittadini. La paideiva infatti non deve limitarsi al pai'". Nel passato agli adulti si dedicavano cure più attente che ai ragazzi. L'Areopago vigilava sulla eujkosmiva, il buon contegno della cittadinanza. Potevano entrarvi solo persone di ottima nascita e che avessero dato prova di un carattere irreprensibile. Le buone leggi non bastano se nella polis non ci sono buoni costumi. Il progresso della virtù non nasce dalle leggi ma dalle abitudini giornaliere:" ejk tw'n kaq j eJkavsthn th;n hJmevran ejpithdeumavtwn" (40). A Sparta la condotta dei cittadini era buona e assai modesto il numero delle leggi scritte. Anche Platone pensava che una buona educazione non ha bisogno della costrizione delle leggi (Repubblica, 426e-427a). L'età giovanile è quella della torbidezza spirituale: i ragazzi sono pieni di desideri e devono educarsi prendendo buone abitudini e compiendo fatiche che comportano gioia (43). Attività buone che costino fatica e diano soddisfazione. La paideiva va conformata ai mezzi di cui ciascuno dispone. I più poveri venivano indirizzati all'agricoltura e al commercio:" ejpi; ta;" gewrgiva" kai; ta;" ejmporiva"" (44). Gli abbienti invece si dedicavano alla ginnastica, all’ ippica, alla caccia, e alla filosofia. La cultura dello spirito equiparata alla ginnastica fa parte di quella concezione della paideia come gioco elevato espressa da Callicle nel Gorgia. Anche Senofonte vuole combinare equitazione ginnastica e caccia con l'amore per la cultura intellettuale. Pure il Protagora eponimo del dialogo platonico (Protagora, 326c) di Platone fa dipendere la durata dell'istruzione dai mezzi dei genitori.
Per Platone invece tutta l'educazione superiore deve essere cosa di Stato. Isocrate non vuole eliminare le differenze economiche. Il difetto dell'educazione moderna è la mancanza di ogni pubblico controllo, sostiene. Una volta l' ajkosmiva, la condotta disordinata, veniva deferita all'Areopago che cominciava con l'ammonizione, poi passava alla minaccia, quindi alla punizione. Prima c’era lo qewrei'n, l’osservare, poi il nouqetei'n, l’ammonire, quindi l' ajpeilei'n, il minacciare, infine il kolavzein, il punire. L'Areopago insomma katei'ce, teneva a freno i cittadini con sorveglianza e punizioni.
Era catecontico. Allora la gioventù non sciupava il suo tempo a oziare in locali da gioco o con le flautiste. Ogni giovane si atteneva all'attività dove era stato posto e cercava di imitare gli uomini che vi primeggiavano. Nel comportamento con gli anziani i ragazzi osservavano le regole del rispetto e della cortesia. Isocrate ricorda il dittico a contrasto dell'antica e nuova paideia disegnato da Aristofane nelle Nuvole . I giovani non andavano nelle osterie, non facevano i buffoni: quei comici che ora chiamano ingegnosi allora li consideravano dei disgraziati:" ejkei'noi dustucei'" ejnovmizon tou;" skwvptein dunamevnou" ou}" nu'n eujfuei'" prosagoreuvousin"(49). Il concetto di aijdwv" era un retaggio dell'antica etica e della formazione nobiliare.
La pseudo-senofontea Costituzione degli Ateniesi: la democrazia come conseguenza dell’impero marittimo.
Pasolini: il potere (consumistico) ha escluso gli intellettuali liberi. Il dovere etico di dire “no” al potere.
14. L’estetismo e l’eroismo. Il superamento della sapienza silenica attraverso l’arte e il riconoscimento della bellezza. La nascita della tragedia di Nietzsche. La dichiarazione d’amore di Euripide alle Grazie e alle Muse (Eracle). Vivere nella bellezza o nella bellezza morire. La bella morte: Polissena nell’Ecuba di Euripide, L’Aiace di Sofocle, il Gimnosofista di Plutarco, Cleopatra in Orazio, Antigone. Neottolemo del Filottete di Sofocle sceglie la morte con nobiltà piuttosto che il successo nella volgarità. Il successo mistifica tore e fuorviante secondo Pasolini.
Un modello diverso: la vita innanzitutto. Il rovesciamento della sapienza silenica. Achille dell’Odissea e il primo momento di Ifigenia in Aulide.
L’eroismo. Secondo il poeta la vita è giustificata dalla luce della bellezza, secondo l’eroe dal premio della gloria dovuto a chi primeggia. Una laudatio funebris
Metello nella laudatio funebris tenuta nel 221 a. C. in memoria del padre Lucio mette in evidenza le dieci qualità più grandi e più belle del morto; ebbene le prime due ricordate sono che Lucio Metello fu primarium bellatorem e optimum oratorem, combattente di prim'ordine e ottimo oratore. Il testo scritto ci è stato tramandato da Plinio il Vecchio nella Naturalis historia ( VII, 139).
Alcesti, Achille e Codro nel Simposio platonico. Il modello dell’eroe passa dall’epica alla storia, alla tragedia, e pure alla filosofia. La guerra come evento epocale da Omero agli storiografi. Alessandro Magno segue il modello “achillesco”. Di nuovo Ifigenia che offre il suo corpo per l’Ellade e l’Achille dell’Iliade: “non cederò”. Pelope nell’Olimpica I di Pindaro. L’eroismo del “non cedere” viene riconosciuto a Epicuro da Lucrezio.
15. La semplicità. Amiamo il bello con semplicità (Tucidide, :"filokalou'mevn te ga;r met j eujteleiva" kai; filosofou'men a[neu malakiva"" (Storie, II, 40, 1). Pound.
Marco Lodoli: la semplicità è complessità risolta, non facilità. Gončarov: la semplicità significa intelligenza ed è differente dall’astuzia. Ezra Pound e l’America. Plutarco e l’ajpeirokaliva di Creso
"The thought of what America would be like/if the Classics had a wide circulation/troubles my sleep " Cantico del sole da Quia pauper amavi (1919)., il pensiero di come sarebbe l'America, se i Classici circolassero di più, mi turba il sonno. Ci sarebbe, se non altro, meno cattivo gusto.
Plutarco nella Vita di Solone racconta che il saggio legislatore ateniese disprezzava l’ ajpeirokaliva, l'ignoranza del bello di cui abbiamo già detto, e la mikroprevpeia ( 27, 20), la meschinità del re che si era presentato coperto di gioielli e d'oro.
B. Brecht: la semplicità difficile a farsi. Nietzsche.
Plutarco: bellezza e antichità. Semplicità e verità nelle Fenicie di Euripide dove Polinice afferma la parentela della semplicità con la giustizia e con la verità:"aJplou'" oJ mu'qo" th'" ajlhqeiva" e[fu,-kouj poikivlwn dei' ta[ndic' eJrmhneuavtwn" (vv. 469-470), il discorso della verità è semplice e quanto è conforme a giustizia non ha bisogno di interpretazioni ricamate. Invece l' a[diko" lovgo" , il discorso ingiusto, siccome è malato dentro, ha bisogno di artifici scaltri:"nosw'n ejn auJtw'/ farmavkwn dei'tai sofw'n" (v. 472).
La semplicità di Achille e di Chirone[3] nell’Ifigenia in Aulide. Winckelmann, Schopenhauer. Quindi: Lucrezio, Cicerone, Orazio.
La semplicità accentuata e radicalizzata come neglegentia (sprezzatura). Il Petronio di Tacito opus novae simplicitatis. Ippolito e Sofronia. Di nuovo il dandy di Baudelaire. Il seduttore di Emma Bovary. La neglecta coma: Ovidio, Apollonio Rodio, Parini, T. Mann. L’ajmevleia dell’Anonimo Sul sublime.
16. La scuola deve educare attraverso il mu`qo~ e attraverso il lovgo~.
U. Galimberti. Platone. Ottavia di Tacito.
Pesaro 23 febbraio 2026 ore 18, 02 giovanni ghiselli
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[1] Nei Memorabili, Pericle tutore di Alcibiade, rispondendo alle domande urgenti del ragazzo non ancora ventenne, ammette che tutto quanto uno costringe a fare senza prima avere persuaso (mh; peivsa~ ajnakavzei) o con parole scritte o in altro modo è piuttosto violenza che legge: "biva ma'llon h] novmo~ ei\nai" (1, 2, 45). Allora, lo incalza Alcibiade, tutti gli ordini che la massa, la quale ha potere sui ricchi, prescrive senza persuaderli, sarebbe violenza piuttosto che legge? Pericle elude la risposta dicendo all'adolescente che sta facendo sofismi tipicamente giovanili: da ragazzo li faceva anche lui (1, 2, 46).
[2] Isocrate nell’Areopagitico (del 356) ricorda con nostalgia in tempo dei larghi poteri dell’Areopago malamente esautorato dalla riforma di Efialte nel 461. Dai tempi di Solone questo era una sorta di Tribunale Supremo e di Corte Costituzionale che esercitava la nomofulakiva, la custodia delle leggi, garantendo un indirizzo politico stabile. Questo consesso si prendeva cura anche del decoro dei cittadini. La paideiva infatti non deve limitarsi al pai'". Nel passato agli adulti si dedicavano cure più attente che ai ragazzi. L'Areopago vigilava sulla eujkosmiva, il buon contegno della cittadinanza. Potevano entrarvi solo persone di ottima nascita e che avessero dato prova di un carattere irreprensibile. Le buone leggi non bastano se nella polis non ci sono buoni costumi. Il progresso della virtù non nasce dalle leggi ma dalle abitudini giornaliere:" ejk tw'n kaq j eJkavsthn th;n hJmevran ejpithdeumavtwn" (40). A Sparta la condotta dei cittadini era buona e assai modesto il numero delle leggi scritte. Anche Platone pensava che una buona educazione non ha bisogno della costrizione delle leggi (Repubblica, 426e-427a). L'età giovanile è quella della torbidezza spirituale: i ragazzi sono pieni di desideri e devono educarsi prendendo buone abitudini e compiendo fatiche che comportano gioia (43). Attività buone che costino fatica e diano soddisfazione. La paideiva va conformata ai mezzi di cui ciascuno dispone. I più poveri venivano indirizzati all'agricoltura e al commercio:" ejpi; ta;" gewrgiva" kai; ta;" ejmporiva"" (44). Gli abbienti invece si dedicavano alla ginnastica, all’ ippica, alla caccia, e alla filosofia. La cultura dello spirito equiparata alla ginnastica fa parte di quella concezione della paideia come gioco elevato espressa da Callicle nel Gorgia. Anche Senofonte vuole combinare equitazione ginnastica e caccia con l'amore per la cultura intellettuale. Pure il Protagora eponimo del dialogo platonico (326c) di Platone fa dipendere la durata dell'istruzione dai mezzi dei genitori. Per Platone invece tutta l'educazione superiore deve essere cosa di Stato. Isocrate non vuole eliminare le differenze economiche. Il difetto dell'educazione moderna è la mancanza di ogni pubblico controllo, sostiene. Una volta l' ajkosmiva, la condotta disordinata, veniva deferita all'Areopago che cominciava con l'ammonizione, poi passava alla minaccia, quindi alla punizione. Prima c’era lo qewrei'n, l’osservare, poi il nouqetei'n, l’ammonire, quindi l' ajpeilei'n, il minacciare, infine il kolavzein, il punire. L'Areopago insomma katei'ce, teneva a freno i cittadini con sorveglianza e punizioni. Allora la gioventù non sciupava il suo tempo a oziare in locali da gioco o con le flautiste. Ogni giovane si atteneva all'attività dove era stato posto e cercava di imitare gli uomini che vi primeggiavano. Nel comportamento con gli anziani i ragazzi osservavano le regole del rispetto e della cortesia. Isocrate ricorda il dittico a contrasto dell'antica e nuova paideia disegnato da Aristofane nelle Nuvole . I giovani non andavano nelle osterie, non facevano i buffoni: quei comici che ora chiamano ingegnosi allora li consideravano dei disgraziati:" ejkei'noi dustucei'" ejnovmizon tou;" skwvptein dunamevnou" ou}" nu'n eujfuei'" prosagoreuvousin"(49). Il concetto di aijdwv" era un retaggio dell'antica etica e della formazione nobiliare.
[3] Chirone, dikaiovtato" Kentauvrwn, il più giusto dei Centauri, "nodrì Achille" insegnandogli quella naturalezza e semplicità di costumi che è la quintessenza dell'educazione nobile. Il figlio di Peleo nell'Ifigenia in Aulide riconosce tale alta paideia all'uomo piissimo che l'ha allevato insegnandogli ad avere semplici i costumi:"ejgw; d j, ejn ajndro;" eujsebestavtou trafei;"-Ceivrwno", e[maqon tou;" trovpou" aJplou'" e[cein" (vv. 926-927).
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