giovedì 10 settembre 2026

Donne nell’Odissea V parte Penelope e il ritorno di Odisseo. La diffidenza.


 

 

Ultima parte del percorso su le donne nell’Odissea.

 

Un’ultima sezione riguarda il comportamento di Penelope al ritorno di Odisseo. I due coniugi hanno in comune l’intelligenza, l’accortezza (p. e. perivfrwn Penhlovpeia, Odissea,  I, 329-Penelope accorta).

 Odisseo travestito da  mendicante e non riconosciuto ravvisa in  Penelope le buone qualità del re che fa prosperare la sua terra (XIX, 107-111).

 Lo stesso Antinoo, pur polemizzando con Telemaco, riconosce che Penelope è una donna non comune: “fivlh mhvthr , h{ toi peri; kevrdea oi\den”, (II, 88), la tua cara madre  che sa troppe astuzie.

Atena le ha donato atti bellissimi a sapersi,  pensieri di valore (II , 117) e kevrdea, astuzie quali nemmeno le antiche eroine Tiro, Alcmena e Micene sapevano fare e dire. E’ certamente una lode ambigua, è un elogio pieno di sospetto, non privo di paura.

Infatti Penelope ispirata da Atena pose per i pretendenti-da ammazzare- l’arco e il ferro ejn megavroi"  j Odush`o" ajevqlia kai; fovnou ajrchvn (XXI, 1-4) nel megaron di Odisseo gara e principio della strage.

 

La diffidenza di Odisseo e quella di Penelope

 

Un altro aspetto che associa Penelope a Odisseo è  la diffidenza.

“Essendo la diffidenza un tratto tipico della saggezza omerica, Penelope non crede né a Euriclea, né a Telemaco” [1]. 

In precedenza Odisseo aveva messo in dubbio le intenzioni di Calipso, non certo cattive .

Non si fidava della ninfa che voleva fargli passare mevga lai`tma qalavssh~ (V. 174) , un abisso immenso di mare schdivh/, su una zattera.  Uguale cautela usa Odisseo con Leucotea che gli offre il velo-talismano (krhvdemnon, V, 346) con il quale dovrebbe gettarsi dalla zattera.

Odisseo mermhvrixe (v. 354), ci pensò su, e non si tuffò, ma fu gettato in acqua da un’onda.

 

Quando Odisseo arriva a Itaca, gli si fa incontro Atena simile a un giovinetto pastore di greggi, e il reduce, sebbene non richiesto della identità, non le dice  il vero (oujd j o{ g j ajlhqeva ei\pe (XIII, 254), ma si inventa di essere scappato da Creta dove avrebbe ucciso un figlio di Idomeneo.

 

Un’identità da Cretese è scelta bene: lo afferma proprio il cretese Epimenide, vate delle Erinni nell’Atene di Solone: L’apostolo Paolo ricorda che il  profeta, caratteristico (proprius) dei Cretesi, disse: “Krh`te~ ajei; yeu`stai, kaka; qhriva, gastevre~ ajrgaiv ( Lettera a Tito, I,  12) Cretenses semper mendaces, malae bestiae, ventres pigri.

 

 

Allora rise Atena (meivdhsen, 287), e,  rivelandosi,  accarezzò il suo protetto, poi gli disse: “ sarebbe scaltro (kerdalevo~[2], 291), e astuto ingannatore chi ti superasse in tutti gli inganni, anche se è un dio che ti incontra”.

La dea quindi gli riconobbe una somiglianza con se stessa: “ anche io sono come te: eijdovte~ a[mfw- kevrde j , conosciamo entrambi il modo di trarre profitto: tu sei di gran lunga il migliore di tutti i mortali per consiglio e parola ("boulh'/ kai; muvqoisin", XIII, 298), io fra tutti gli dèi sono famosa per senno e accortezza ("mhvti te klevomai kai; kevrdesin", 299).

Sono entrambi capaci di individuare i nessi. Intelligenza in greco è suvnesi~, da sunivhmi, “metto insieme”.

Odisseo se la cava sempre anche in quanto è sintonizzato con la realtà e suo complice.

 

Ebbene Penelope è simile a suo marito . In fondo l’Odissea è un campo di battaglia dove gli intelligenti (Odisseo, Telemaco[3], Penelope) prevalgono sui cretini (i proci, i marinai di Ulisse, il Ciclope etc.).

Gli stupidi sono pure immorali, smodati, eccessivi nel mangiare e nel bere, violenti.

Penelope ha in comune con il consorte anche  il prendere tempo. 

Odisseo con il Ciclope adotta la strategia dell’attesa, come Penelope con i proci.

Nella diffidenza poi la moglie supera il marito: Penelope è  restia a credere alla vera identità di Odisseo anche dopo la mnesterofonia: a Euriclea che le annuncia il massacro dei proci, la regina replica che i pretendenti sono stati ammazzati da qualche nume ed essi di j ajtasqaliva~ (XXIII, 67), per la loro stupida presunzione sono andati in malora.

Poi Penelope scende dal piano alto.

Successivamente i due sposi siedono uno davanti all’altro ma nessuno dei due parla. Odisseo seduto nel chiarore del fuoco (ejn puro;~ aujgh`/, v. 89)  vicino a un’alta colonna ( v. 90, pro;~ kiovna makrhvn)  aspetta che sua moglie gli dica qualcosa. “Si produce dunque una scena surreale, dove il silenzio esprime la reciproca attesa di due intelligenze che si guardano allo specchio, e viene rotto dall’unico terzo possibile, Telemaco”[4].

 

 Telemaco rimprovera la madre perché non butta le braccia al collo del marito e Penelope gli risponde che il suo qumov~ è attonito (tevqhpen XXIII, 105-qhpevw) nel petto.

Comunque, aggiunge la donna, se l’ospite è davvero Odisseo, loro due si riconosceranno poiché hanno dei segni (shvmaq j) che solo loro conoscono in quanto sono kekrummevna (110), coperti dal segreto.

La gioia di Penelope è trattenuta in quanto “vaccinata dalla minaccia della delusione”[5].

Odisseo a un certo punto si irrita davanti alla diffidenza eccessiva di Penelope e la chiama daimonivh (v. 166) disgraziata, cui  gli dei  fecero un cuore ajtevramnon (167) duro, quindi ordina a Euriclea di preparargli il letto dove può dormire anche da solo.

La moglie lo mette alla prova e ordina alla nutrice di stendere per l’ospite il  letto robusto di Odisseo fuori dalla solida stanza: “ jall j a[ge oiJ J stovreson pukino;n levco~ , Eujruvkleia-  ejkto;~ eu>staqevo~  qalavmou” (XXIII, 176-177).

Odisseo  a questo punto si arrabbia e perde il solito autocontrollo: il suo letto infatti non è spostabile siccome l’ha fatto lui, con le sue mani su un tronco d’olivo grosso come una colonna. Intorno a quello egli costruì la stanza (v. 192).

Così Penelope ha shvmat j e[mpeda (206)  segni sicuri (saldamente fissati al suolo-pevdon).

Quindi c’è il ricongiungimento sessuale: giunsero al diritto del letto antico: “ levktroio palaiou` qesmo;n i[konto” (v. 296). E’ il lieto fine canonico della letteratura occidentale sottolineato dagli alessandrini  Aristofane di Bisanzio e Aristarco, ma il valore erotico dell’incontro è accentuato pochi versi più avanti: i due sposi,  quando ebbero goduto dell’amore gradevole  (Tw; d’ ejpei; ou\n filovthto~ ejtarphvthn ejrateinh`~, v300), godettero nel parlarsi.  terpevsqhn muvqoisi (v. 301).

 Penelope raccontò i suoi martìri o{s j ajnevsceto (v. 302) quanto sopportò  dai proci sfacciati e Odisseo narra le pene (khvdej 306) subite e inflitte. Più intenso per due personaggi siffatti è il valore erotico della parola che il contatto tra i corpi.

 

Odisseo menziona tutte le tappe del suo pellegrinare: i Cìconi, i mangiatori di Loto, il Ciclope, Eolo, i Lestrigoni, Circe, l’incontro con le yucaiv de morti[6]  con Tiresia[7] e con la madre, le Sirene, Scilla e Cariddi, le vacche del Sole, Calipso la quale desiderava che fosse suo sposo lilaiomevnh povsin ei\nai (XXIII, 334) nelle profonde caverne, ma non poteva convincerlo, sebbene gli promettesse che lo avrebbe reso immortale e immune da vecchiezza per sempre (qhvsein ajqavnaton kai; ajghvrwn h[mata paventa, 336).

Ulisse però non dice alla moglie che “la notte dormiva sempre ( V, 154)” con Calipso. E’ pur vero che ci dormiva ajnavgkh/, per forza , almeno negli ultimi tempi.

L’ultima tappa prima del lieto fine nel letto con Penelope è l’isola dei Feaci che lo hanno onorato come un dio (XXIII, 339) e l’hanno riportato a casa.

Ma di Nausicaa nemmeno una parola. Certamente la simpatia reciproca tra Odisseo e la fanciulla in fiore non sarebbe riuscita gradita a Penelope, un fiore di vent’anni prima. Visto, come si è detto, che i due erano tanto simili, non è impossibile che anche Penelope abbia nascosto qualcosa a Odisseo, al figlio, a Laerte, ingannandoli come aveva ingannato i suoi pretendenti con la storia del sudario di Laerte.

 

 Concludo questa lunga chiacchierata sulle donne dell’Odissea con il massacro delle ancelle che non avevano disdegnato i proci come aveva fatto la loro regina

 

Siamo nella parte finale de XXII canto, subito dopo la strage dei proci.

Odisseo ha appena terminato la mnesterofonia, quando Euriclea gli dice che delle cinquanta ancelle, dodici giunsero all’impudenza ( ajnaideivh~ ejpevbhsan, 424), ossia non rispettarono i padroni. Quindi la nutrice emerita vorrebbe portare la buona notizia a Penelope, ma Odisseo le ordina di non svegliarla ancora  ( mhv pw thvnd j ejpevgeire, v. 431): prima Euriclea deve convocare le dodici ancelle sfrontate che erano andate a letto e condiviso la crapula dei proci.

Quindi comanda a Telemaco, al porcaro Eumeo e al bovaro Filezio di far pulire la sala alle ancelle infedeli e di ucciderle.

Le donne entrarono tutte insieme “terribilmente gemendo, versando gran pianto” (v. 447). Portarono fuori i cadaveri degli amanti, e pulirono i seggi e le mense con acqua e con spugne dai molti buchi ( u{dati kai; spovggoisi polutrhvtoisi, XII, v. 453). Poi gettarono fuori lo sporco raschiato dal suolo. Quindi vennero ristrette in breve spazio dal quale non potevano scappare e Telemaco disse che non   avrebbero ucciso con una morte pulita  kaqarw`/ qanavtw/ (v. 462) le donne che avevano versato insulti sul capo di Telemaco e di Penelope e giacevano nel letto  con i pretendenti (para; te mnhsth`rsin  i[auon, v.  464).

Quindi le impiccarono: allora un orrido letto le prese (stugero;~ d j uJpedevxato koi`to~, 470) perché morissero nel modo più miserevole come tordi dalle larghe ali o colombe prese in una rete.

Chiudo la sezione con questo verso

h[spairon de; povdessi mivnunqav per, ou[ ti mavla dhvn (XXII,475), si dibattevano con i piedi, ma per poco, certo non molto a lungo.

 

Pesaro 10 settembre 2026, ore 17, 46 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Guido Paduano La nascita dell’eroe.Achille, Odisseo, Enea: le origini della cultura occidentale, p. 26

 

[2] capace di trarre kevrdo~ profitto

[3] pepnumevno" “assennato”, Odissea I, 367

[4] Guido Padano Op. cit, p. 162

 

[5] Paduano, Op. cit., p. 163.

[6] Ma dice che giunse nella dimora putrescente di Ade, v. 322. Che si sia inventato tutto?

 

 

[7] Senza rivelarne la profezia.


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